"Va' Pensiamo". È morto uno dei più grandi uomini che ci raccontava lo sport e i suoi retroscena

"Va' Pensiamo". È morto uno dei più grandi uomini che ci raccontava lo sport e i suoi retroscena

Maggio 14, 2017 - 05:39
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Si è spento all'età di 68 anni, dopo una breve malattia, Oliviero Beha, uno dei grandi del giornalismo sportivo italiano.

Era il 2 maggio quando se ne andava un grande giornalista, Valentino Parlato, cofondatore de "Il Manifesto" e direttore di quest'ultimo per molti anni. Oggi a distanza di 11 giorni, ecco la notizia della morte di Oliviero Beha, uno dei tre grandi giornalisti sportivi italiani degli ultimi 20 anni (assieme ai due Gianni, Minà e Mura). Il denominatore comune fra Minà, Beha e Mura è quello di essere stati giornalisti sportivi che sanno scrivere di calcio e di altri sport, quasi come pretesto per dilettarsi nel raccontare novelle sulla vita e sul mondo. Mura, Minà e Beha sono, se ci consentite il termine, giornalisti "metasportivi".
Oggi il più giovane dei tre, Oliviero Beha, a 68 anni, dopo breve malattia, è deceduto, lasciando un grande vuoto nel giornalismo, non solo sportivo.
 
Per chi come il sottoscritto non è mai stato un patito di sport, la conoscenza con questo personaggio insolito del giornalismo sportivo avviene da adolescente, quando su Raitre, la domenica pomeriggio andava in onda "Va' Pensiero", con la coppia Andrea Barbato e Oliviero Beha e un "debuttante" Piero Chiambretti, che con un divano faceva il giro delle piazze d'Italia, per scimmiottare la moda dei talk. Siamo nella seconda parte degli anni '80, il muro divide ancora Berlino, Craxi è un leader politico più o meno in ascesa e Andreotti ovviamente è inquilino di Palazzo Chigi. Siamo negli anni dell'Italia del "pentapartito", con "TeleKabul" (come aveva definito Craxi Raitre), in mano a un geniaccio come Angelo Guglielmi, affiancato da Bruno Voglino, Stefano Balassone, Giovanni Tantillo.
 
Al di là della definizione craxista di Raitre, è proprio da quell'emittente che viene sperimentata e fatta crescere la nuova televisione italiana. La Raitre di Guglielmi è stata antesignana dei nuovi linguaggi televisivi, sia nell'informazione sia nell'intrattenimento. È dall'emittente minore della Rai che nascono e crescono Michele Santoro, Gad Lerner, Enrico Deaglio, Gianni Riotta e altri per l'informazione; Serena Dandini, Fabio Fazio, Piero Chiambretti, Paolo Rossi, Corrado Guzzanti, Lella Costa, Luciana Littizzetto (che ha debuttato, come Maurizio Crozza, proprio nella "Tv delle Ragazze", programma di Serena Dandini) per l'intrattenimento.
 
In quegli anni alla domenica pomeriggio, l'emittente di Guglielmi aveva creato una strana coppia, un giornalista politico chiaramente di sinistra come Andrea Barbato e un "cane sciolto" come Oliviero Beha. Il tutto "farcito" dalle incursioni di un giovane Piero Chiambretti. In "Va' Pensiero" Beha guardava le partite nel salotto dello studio con degli ospiti e le commentava in diretta. La formula era un po' più artigianale di quella che qualche anno dopo decretò il successo di "Quelli che il calcio" (non a caso anche questo programma è nato su Raitre ed è migrata in seguito su Raidue).
 
Beha era un giornalista sportivo pacato, fuori dalla retorica tipica di quel mondo, interessato a raccontare anche quello che stava dietro allo sport (le sue inchieste sui mega appalti per Italia '90 dovevano diventare un programma televisivo, ma Viale Mazzini non gradì. Qualche anno dopo ci pensò la Magistratura a indagare i rapporti fra grandi opere e corruzione con "Tangentopoli").
 
La carriera di Beha è sempre stata caratterizzata da alti e bassi (di lavoro e visibilità, mai di qualità giornalistica, che è sempre stata molto al di sopra della media), con molte frizioni con editori e direttori di testate. Da alcuni quotidiani, durante i Governi di centrodestra di Berlusconi, Beha veniva dato come possibile direttore della seconda rete Rai, in quota Lega Nord, ma erano probabilmente solo speculazioni giornalistiche.
 
Beha aveva mosso i primi passi in "Tuttosport" e "Paese sera" (quest'ultimo era il quotidiano vicino al Pci che doveva raggiungere quel pubblico più benestante che non si riconosceva ne "L'Unità" ), per poi vivere nel 1976 l'esperienza della nascita di "Repubblica". Dal 2009 era commentatore su "Il Fatto". Beha è uno dei pochi giornalisti ad aver vissuto l'esperienza della nascita di due grandi quotidiani, quello di Eugenio Scalfari e quello di Padellaro&Travaglio.
 
Oggi con la sua scomparsa, ci sarà ancora qualcuno che scrivendo o parlando di sport, ci sappia raccontare tutto quello che sta attorno a questo mondo, richiamando l'attenzione sul lato oscuro e sul malaffare che avviene dietro alle competizioni sportive? Speriamo di sì.
 
D'altronde proprio Oliviero Beha, quando fu annunciata la chiusura della trasmissione "Va' pensiero" (per essere sostituita nella stagione successiva da "Prove tecniche di trasmissione", il primo programma domenicale di Piero Chiambretti che aveva come ospite fisso l'ex allenatore Helenio Herrera), provocatoriamente disse che bisognava cambiare titolo alla trasmissione sua e di Andrea Barbato in "Va' Pensiamo".
 
 
alem