"È uno stile di vita"

"È uno stile di vita"

Settembre 21, 2017 - 20:00

Si è tenuto oggi alla Pretura penale il processo a carico di Lisa Bosia Mirra. La sentenza nei suoi confronti verrà pronunciata il prossimo giovedì. La deputata eletta nelle fila del Ps Ticino è accusata di aver introdotto illegalmente migranti in Svizzera, accuse che peraltro la Bosia Mirra non ha smentito. Il suo punto di vista è chiaro: "non potevo non aiutarli".

Così come è chiaro il punto di vista di un'altra donna che ha fatto dell'aiuto alle persone in fuga dalla guerra e dalla fame il suo "stile si vita".  Nawal Soufi era ospite qualche tempo fa ad una serata organizzata da Amnesty International, moderata dal giornalista Aldo Sofia. In quell'occasione l'avevamo intervistata in merito alla sua esperienza nel soccorrere i profughi nel Mediterraneo...

7 giugno 2017
 
Nawal Soufi, nella conferenza di questa sera (leggi qui) lei ha detto che la sua attività non è un lavoro o attivismo, ma uno stile di vita. Perché ha deciso di scegliere questo stile di vita?
È uno stile di vita che ho iniziato quando avevo 14 anni, e andavo a rubare le magliette o i pantaloni vecchi dei miei fratelli, andavo a comprare le uova e a prendere il pane che mi regalavano i panifici. Poi andavo in stazione a conoscere gente nuova, che magari era appena sbarcata. Mi sedevo con loro e cercavo di conoscere le loro storie. Con il tempo tutto questo è diventato altro. Ho iniziato ad accompagnare i migranti dagli avocati che fanno realmente il gratuito patrocinio e che non chiedono soldi ai migranti. Poi tutto si è evoluto, fino ai soccorsi in mare. È uno stile di vita perché io non riuscirei a non vivere così. Se fosse stata un missione a un certo punto sarebbe arrivata a termine. Se fosse stato un lavoro a un certo punto mi sarei licenziata. È uno stile di vita nel senso che io sento una responsabilità storica sulle mie spalle. Se ci sono persone che stanno affondando mentre noi parliamo è perché tutti noi siamo responsabili. Svegliarsi alla mattina e vedere che il Mediterraneo ha assunto il colore rosso e non più quello blu spinge a fare ancora di più.
 

 
Quali sono stati secondo lei gli errori dei Paesi occidentali nei rapporti con il Medio Oriente, con l'Africa e con i Paesi che oggi generano questi flussi migratori?
Quando si va a portare la democrazia, come se fosse un pacchetto di caramelle, con le bombe, bisogna aspettarsi che prima o poi qualcuno migri attraverso il mare. Bisogna rispettare tutti i trattati internazionali che si sono firmati e quando sono stati firmati non si pensava, forse, che queste persone sarebbero migrate. Ecco, queste persone migrano, e stanno dicendo: “Noi siamo qua e oggi tu ti devi occupare di noi”. L'unica cosa che possono fare i Paesi occidentali oggi è quella di aprire i corridoi umanitari, ma non di 500 o 1000 persone in un anno. È l'unica soluzione.
 
 
Nonostante la forte presenza di Ong che operano nel Mediterraneo le persone che muoiono nel mare sono sempre di più. Ciò è dovuto all'aumento dei flussi migratori o c'è stato anche un cambiamento di modalità con cui si opera nel Mediterraneo?
Basta pensare al numero di guerre che ci sono attualmente in atto e a quanti Paesi stanno vivendo la povertà. Ai migranti non interessa se c'è la guardia costiera, una ong o i militari in mare, interessa unicamente scappare. Poi quando scappano si rendono conto che sono in mezzo al mare e devono chiamare i soccorsi. Poi qui scoprono che c'è una nave dei soccorsi, che magari è una ong.
 
 

Recentemente in Italia ci sono state varie polemiche sulle Ong che operano nel Mediterraneo. Alcune di esse sono state accusate di essere colluse con gli scafisti. Anche lei è finita in nel mirino. Come giudica questa vicenda?
C'è una volontà politica di nascondere quello che sta avvenendo nel Mediterraneo. Avere dei controllori neutri da fastidio a molte persone. Se c'è un ong che ha qualche piccolo problema spetta ad un giudice emanare una sentenza. Io non posso 'sparare' su un giudice che ha lottato contro la mafia e rispetterò le sentenze, perché ho ancora fiducia nello stato di diritto e nelle conquiste che siamo riusciti ad ottenere fino a questo momento. Non credo però nelle sentenze della stampa e di quanto sta portando avanti. La stampa ti mette alla ghigliottina e magari non sai nemmeno perché.
 

 
Oltre alla politica e alla stampa c'è però anche un'opinione pubblica, dall'Europa agli Stati Uniti, che è sempre più critica nei confronti del fenomeno migratorio. Lei non pensa che anche questa parte della popolazione necessiti di risposte e spiegazioni?
L'opinione pubblica ha bisogno di spiegazioni, ma le può avere unicamente entrando in vero contatto con i migranti. Molta gente potrebbe spegnere la televisione e scendere nelle stazioni italiane, o nelle stazioni svizzere. Secondo me riuscirebbe ad avere tutte le spiegazioni di diritto internazionale che vuole, magari dagli occhi di un bambino che ha sette anni.