Che aria tira sulla Scuola che verrà?


Che aria tira sulla Scuola che verrà?

Agosto 16, 2018 - 17:51
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Fra poco più di un mese saremo chiamati a votare sul progetto di riforma della Scuola Media. Abbiamo raccolto il parere di tre giovani esponenti politici.

Fra meno di un mese gli alunni ticinesi torneranno sui banchi di scuola dopo la pausa estiva. L’appuntamento cruciale per il futuro della Scuola Media ticinese è però un po’ più in la, il 23 settembre, quando gli elettori saranno chiamati ad esprimersi sulla sperimentazione del progetto “La Scuola che verrà”,  approvato dal Gran Consiglio (con l’inserimento della variante proposta dal Plr, oltre quella del Decs) e su cui La Destra ha lanciato con successo referendum.
A poco più di un mese dall’appuntamento con le urne abbiamo sentito tre giovani esponenti politici ticinesi un parere sull’argomento.
“La società negli ultimi anni è cambiata molto”, ci dichiara l’esponente socialista Laura Riget (che secondo la nostra anticipazione sarà candidata per il Consiglio di Stato sulla lista del Ps, vedi qui). “Credo sia giunto il momento di cambiare anche la scuola, di rinnovarla e adeguarla. Penso che la sperimentazione de “La Scuola che verrà” sia un importante passo in questa direzione. L'obiettivo è fare una scuola più vicina agli allievi e alle allieve”.
Anche l’esponente liberale radicale Matija Terzic si schiera con la sperimentazione, precisando tuttavia come la riforma della scuola media “deve essere un'evoluzione e non una rivoluzione. È positivo che saranno sperimentati due modelli. È a mio avviso importante sottolineare che la scuola media già oggi funziona molto bene”.
Il presidente di Generazione Giovani Enea Monticelli (che, ci precisa, si esprime a titolo personale, visto che l’oggetto non è stato ancora discusso all’interno del movimento giovanile del Ppd) si schiera convintamente a favore della sperimentazione e della riforma. “Essendo professionalmente attivo nel campo dell’insegnamento”, ci dice, “trovo peccato bocciare a prescindere la sperimentazione, senza aver dato una possibilità a un nuovo modo di fare scuola, più inclusivo e aperto a tutti”.
Una riforma fattibile? “Quello che si andrà a votare”, precisa Monticelli, “è il credito per la sperimentazione. Solo una volta sperimentata potremo sapere se è una riforma fattibile o meno”. “Trovo fondamentale che vi sia questo ‘periodo di rodaggio’”,  dice Monticelli, “anche i docenti e i genitori devono poter dire la loro”.
Anche per l’esponente socialista Riget la decisione definitiva si potrà prendere solo al termine della sperimentazione. “Per tre anni verrà sperimentato il progetto. A quel punto avremo il rapporto degli esperti, nero su bianco, per valutare se il progetto è un miglioramento o meno. La scelta definitiva andrà fatta solo allora”.  
Sperimentazione che secondo Terzic “è opportuna, ma fatta su un "campione" più esteso avrebbe forse potuto fornire più informazioni. Comunque penso potrà dirci quale modello potrebbe funzionare meglio”.