Bang: "in poche ore abbiamo 'piegato' la cassa malati". Ora la palla è a Berna...

Bang: "in poche ore abbiamo 'piegato' la cassa malati". Ora la palla è a Berna...

Agosto 14, 2018 - 16:20
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Venerdì "Quii da la cursa", associazione benefica che raggruppa fra gli altri i granconsiglieri Giorgio Fonio, Henrik Bang, Ivano Lurati, il consigliere comunale di Chiasso Stefano Tonini e il consigliere comunale di Mendrisio Alessio Allio, hanno presentato il risultato della raccolta fondi lanciata per coprire le spese per un anti tumorale la cui copertura era stata negata a un 12enne dalla cassa malati (cassa malati che poi ha deciso di fare marcia indietro, accollandosi tutte le spese). Vedi qui.
Abbiamo intervistato sull'argomento il grancosigliere socialista Henrik Bang...

Henrik Bang, avete presentato i risultati della raccolta fondi che con l'associazione "Quii da la cursa" avete lanciato in solidarietà con la famiglia del bambino a cui la cassa malati non voleva riconoscere la copertura di un farmaco anti tumorale. Siete soddisfatti del risultato?
Sicuramente. Il dottor Pierluigi Brazzola ha lanciato un monito verso un sistema che sta andando un po' alla deriva e abbiamo aderito spontaneamente all'appello. Siamo rimasti molto sorpresi da questa "ondata" di solidarietà ticinese. Vi sono stati versamenti che vanno dai 3,5 euro di una giovane di oltre confine, fino ad arrivare a quello più consistente di 3'000 franchi. Un solidarietà giunta anche da persone in difficoltà. Vi è stato chi ha scritto che aspettava lo stipendio per fare una donazione, chi si scusava perché poteva versare solo 5 o 10 franchi. Vi è chi ha inviato i soldi in una busta, perché nel suo paesino non c'è più l'ufficio postale.

A che cifra siete arrivati?
Abbiamo superato i 40'000 franchi. Abbiamo devoluto 10’000 franchi ad ognuna delle tre associazioni, Lega ticinese contro il cancro, Fondazione Elisa e Associazione Alessia e 3'000 alla famiglia del bambino. Inoltre abbiamo destinato 7'000 franchi ad un fondo in accordo con il dottor Brazzola per delle attività collaterali che si svolgeranno nel reparto oncologia del San Giovanni. Questo fondo probabilmente crescerà ancora di qualche centinaia di franchi visto che sono giunte ancora delle donazioni.

La cassa malati ha fatto marcia indietro e ha accordato la copertura per il farmaco in questione. Per i futuri possibili casi simili, che prospettive vi sono invece?
Il messaggio lanciato è sicuramente positivo. Come riportava un quotidiano romando: "l'ondata popolare ha piegato la cassa malati". Il dottor Brazzola era in lite da più mesi con la cassa malati per il riconoscimento del farmaco e dopo questa pressione mediatica e popolare in poche ore la cassa malati ha deciso di accollarsi tutte le spese del farmaco, compresa la quota 10% a carico del paziente.
D'altro canto a livello cantonale abbiamo fatto un'interrogazione interpartitica per iniziare a comprendere quanti siano i casi in cui dei farmaci "salva vita" non vengono riconosciuti.
Fa anche molto piacere che la consigliera nazionale Marina Carobbio, e anche il consigliere nazionale Marco Chiesa, abbiano portato questo caso all'attenzione della politica federale, dato che in definitiva si tratta di una competenza della Confederazione.
Come ha detto il dottor Brazzola la legge, soprattutto nel settore oncologico, segue troppo lentamente i progressi compiuti nella ricerca. Vi sono farmaci nuovi che per motivi burocratici non vengono riconosciuti, nonostante a livello europeo abbiano dimostrato una certa affidabilità.

Il dottor Franco Cavalli, ha proposto per ovviare a questa problematica il riconoscimento da parte Svizzera delle certificazioni fatte dall'Agenzia europea del farmaco (EMA). Sarebbe una soluzione percorribile a vostro avviso?
Premetto che siamo politici e non esperti del settore oncologico, né tanto meno medico. Marina Carobbio è un medico e ha preso a cuore la problematica. Franco Cavalli è uno dei massimi esperti di oncologia a livello mondiale: se lui indica questa strada presumo possa essere quella giusta.