Blocher a Roveredo: “l’accordo quadro è l’inizio della fine”

Blocher a Roveredo: “l’accordo quadro è l’inizio della fine”

Aprile 05, 2018 - 20:36
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L'ex consigliere federale era oggi ospite dell'Udc di Roveredo.

Christoph Blocher ha da poco lasciato gli incarichi ai vertici del partito nazionale. Non per questo però il “tribuno zurighese” pare abbia intenzione rinunciare a portare avanti e far sapere le sue idee, forse ora, che non ha più ruoli ufficiali, ancor più da "battitore libero". Tanto più che a 25 anni dal “no” della Svizzera allo Spazio economico europeo (SEE), rifiuto che ha dato il via all’attuale “via bilaterale”, all’orizzonte si prospetta giungere la decisione sul cosiddetto “accordo quadro”. Christoph Blocher è arrivato oggi a Roveredo, invitando dalla locale sezione dell’Udc presieduta da Paolo Taddei. Blocher su questo (possibile) accordo è stato chiaro: rappresenterebbe “l’inizio della fine” per la democrazia svizzera.
Oltre a dover sottostare alle normative europee, la Svizzera sarebbe per di più sottoposta nelle controversi con l'Ue, ai "giudici europei". "Dobbiamo essere noi a determinare il nostro futuro", ha detto. L’ex consigliere federale, giunto a Roveredo per sostenere i locali candidati Udc alle elezioni grigionesi del prossimo 10 giugno, (il candidato al consiglio di Stato Walter Schlegel, il candidato al Gran Consiglio di Roveredo Andrea Pellandini), ha a lungo parlato dell’Unione europea e dei rapporti di questa con la Svizzera.
Blocher, pur evidenziando come i  rapporti con tutti Paesi vicini debbano essere buoni e fruttosi, ha ribadito quelli che secondo lui devono essere i due punti irrinunciabili per la Svizzera: vale a dire l’indipendenza e che il popolo abbia sempre l’ultima parola sulle decisioni politiche. Ciò con l’accordo quadro non sarebbe possibile.
L'esponente politico zurighese ha sostenuto come le aziende svizzere, caratterizzate da un'alta specializzazione e qualità del prodotto, possano continuare ad aver successo all'estero anche al di fuori della cornice che l'Unione europea vorrebbe imporgli. La Svizzera, ha detto rispondendo a una domanda dal pubblico sulla globalizzazione, deve avere una visione globale, ma occuparsi del locale. Facendo i propri interessi, come fanno per altro gli altri Paesi.