C'è aria di crisi... anche per gli antibiotici

C'è aria di crisi... anche per gli antibiotici

Giugno 13, 2018 - 23:37
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Questa sera al Monte Verità si paralva di batteri resistenti agli antibiotici.

Batteri contro cui gli antibiotici non funzionano. La problematica sta suscitando molta preoccupazione nella comunità scientifica, tanto che l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha dato il via al “Global Antimicrobical Surveillance system (GLASS)”, un sistema che si prefigge di studiare la problematica e sviluppare misure volte ad arginarla.
A parlarne questa sera al Monte Verità di Ascona era il professor Jean-Claude Piffaretti, fondatore e direttore di Interlifescience, ditta attiva nel campo della consulenza e della promozione in ambito di microbiologia, nella conferenza intitolata “Una crisi che si annuncia: la resistenza dei batteri agli antibiotici. Cause, meccanismi, potenziali rimedi”.
Il problema della resistenza di alcuni ceppi batterici agli antibiotici è noto da tempo, ha spiegato Piffaretti, anche se solo a partire dagli anni 90’ si è iniziato a prendere coscienza del problema al di fuori della ristretta cerchia scientifica. Il dato che forse ha suscitato più clamore mediatico è stato però quello emerso dallo studio dell’economista britannico Jim O’Neill, che in un report commissionato dal governo inglese ha stimato che nel 2050 questa problematica causerà 10 milioni di morti l’anno.
Stando ai dati esposti da Piffaretti la Svizzera può ancora considerarsi fortunata rispetto ad altre realtà vicine a noi, come possono essere l’Italia o la Russia. Tuttavia vedendo l’evoluzione della resistenza agli antibiotici riscontrata anche in Svizzera è solo una questione di tempo prima di giungere a livelli simili ad altre realtà. Ma quali sono le cause? Sicuramente fra di esse vi è l’eccessivo uso di antibiotici, ha detto Piffaretti. Una correlazione che si osserva facilmente a livello statistico: i paesi che in media fanno più uso di antibiotici sono anche quelli con i maggiori casi di batteri resistenti ad essi. L’antibiotico, usato per uccidere una popolazione batterica che ha infettato un uomo (ma non solo, anche nell’allevamento e nell’agricoltura se ne fa ampio uso), funge da “selezionatore” di quei batteri che casualmente hanno sviluppato una resistenza al medicinale. Così i nuovi batteri immuni si moltiplicano e si diffondono. Una delle prime contromisure è dunque quella di ridurre al minimo necessario l’uso di antibiotici. Ma anche qui sorge un problema, questa volta economico. Per le case farmaceutiche sviluppare nuovi antibiotici (per cui i batteri non hanno ancora acquisito una resistenza) costa tempo e soldi. All’incirca 10 anni dall’inizio della ricerca alla commercializzazione e un miliardo di dollari. Visto che in genere il brevetto sul farmaco, che dura 20 anni, viene registrato in una fase abbastanza precoce del periodo di sviluppo, il tempo di “monopolio” garantito al produttore nella vendita del farmaco si assottiglia e con essi si assottigliano i margini. Molte delle grosse case farmaceutiche, ha detto Piffaretti, hanno progressivamente abbandonato lo sviluppo di nuovi antibiotici.