C’è compromesso e compromesso

C’è compromesso e compromesso

Aprile 26, 2018 - 21:29
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Quanta ipocrisia!
Compromesso significa raggiungere un accordo fra le parti facendo entrambi concessioni. Nel caso della Riforma fiscale in votazione il 29 aprile il compromesso l’hanno raggiunto i vertici dei partiti, ma le concessioni le dobbiamo fare noi e solo noi. 52,5 milioni in meno nelle casse pubbliche significano altri tagli e aumenti del moltiplicatore, significa che grandi imprese e milionari avranno notevoli vantaggi e la classe media e le piccole e medie imprese pagheranno per coprire i buchi. E già questo non è un compromesso.
Il fatto poi che il governo si sia accordato con le aziende per far pagare la fattura a noi, rende la definizione ancora meno credibile. I soldi per queste misure sociali verranno prelevati dal fondo destinato agli assegni famigliari per distribuirlo sotto forma di sussidi agli asili nido e sotto forma di bonus bebè di 250 franchi al mese per 1'500 famiglie (secondo le stime del Parlamento). Si usano quindi i soldi della massa salariale senza però migliorare la situazione di tutte le famiglie. Chi ha figli con più di tre anni, chi lavora a tempo parziale per occuparsi dei bambini e chi di figli non ne ha, non otterrà niente, ma dovrà comunque subire le conseguenze di 52,5 milioni di sgravi. Né il cantone né le imprese verseranno un franco in più per queste misure.
Non si capisce come un accordo così sbilanciato possa essere definito un “compromesso”, a meno di non riferirsi all’altra definizione, quella di “messo in pericolo, danneggiato, intaccato”. In questo caso sì: questa Riforma fiscale mette in pericolo le casse pubbliche, le prestazioni che ancora rimangono dopo 50 milioni di tagli ad aiuti e sussidi e la coesione sociale e soprattutto ha gravemente danneggiato la credibilità di quei politici che si ostinano a raccontarci che questa intesa sia a nostro vantaggio.
 

Giancarlo Nava, Ligornetto