Cassa malati: Ticino sempre 'tartassato"?

Cassa malati: Ticino sempre 'tartassato"?

Settembre 24, 2018 - 20:01
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Fra cambi del metodo di calcolo e sconti per i giovani, alla fine, con i premi di cassa malati, c'è "andata bene" o meno? Abbiamo chiesto il parere di Bruno Cereghetti, già capo dell’Ufficio cantonale dell’assicurazione malattia, del presidente dell'Ordine dei medici ticinese Franco Denti e del già consigliere nazionale ed oncologo Franco Cavalli.

Come ogni anno i premi di cassa malati aumentano e il Ticino fra i Cantoni presenta un aumento superiore alla media svizzera, che si situa quest’anno all’1,2%, mentre è del 2,5% per il Canton Ticino.

Il Ticino ancora tartassato?
Una differenza che Franco Denti, granconsigliere e presidente dell’Ordine dei medici, fatica a spiegarsi. “In Ticino abbiamo stipendi mediamente più bassi che nel resto della Svizzera, per cui ancora una volta c'è qualcosa che non quadra per quanto riguarda il Canton Ticino”.
Per di più il dato dell’aumento è compensato dalla notevole diminuzione del premio odio per la fascia di età fra i 18 e i 25 anni, -15,6% a livello nazionale e -16,2% per il Ticino. Su questo non vi è “nessun merito da parte degli assicuratori”, ci dichiara Denti. “È stata un'imposizione secondo me giusta da parte del Legislatore federale”.  Per la fascia di età dai 26 anni in su l’aumento è del 2,4% a livello nazionale e di ben il 4% in Ticino.
“Sicuramente è un aumento pesante per il Ticino, salvo per le famiglie che hanno un piccolo sconto per i figli nella fascia di età dai 18 fino ai 25 anni”, commenta il dato l’oncologo ed ex capogruppo socialista alle Camere federali Franco Cavalli. “I salari non salgono e l’aumento del primo si traduce in un importante diminuzione del salario disponibile”.

Un aumento, quello ticinese, che invece non stupisce Bruno Cereghetti, l’ex capo dell’Ufficio cantonale dell’assicurazione malattia. “Per il Ticino rischierà sempre di essere così. L'età media della popolazione del Canton Ticino è nettamente superiore alla media della popolazione nazionale. Il Ticino è in testa alla graduatoria per popolazione anziana dai 65 anni in su e per tutte le fasce d'età seguenti, anche quelle molto più elevate, che hanno un onere sui costi della sanità decisamente maggiore”. Meno critico dunque il suo giudizio. “Guardando all'aumento complessivo dal 2018 al 2019 è nel quadro di quello che ci si poteva attendere in considerazione dell'età della popolazione”, dice Cereghetti, anche se “non è probabilmente immediato capirlo, perché l'autorità federale ha cambiato sistema di calcolo e di confronto dei premi”. Tutto sommato però secondo Cereghetti poteva andarci peggio. “Facendo una valutazione complessiva di quanto detto dall'autorità federale questa mattina non se ne esce così male. Se è vero che per gli adulti sopra i 26 anni il premio aumenta in maniera sostanziale è altrettanto vero che per la fascia d'età fra i 18 e i 25 anni il premio diminuisce sensibilmente”.

L’aumento dei premi è corretto?
Come noto gli assicuratori malattia ascrivono l’aumento dei costi dei premi all’aumento dei costi. Per quanto riguarda il Ticino per Denti questa è “una mezza verità. Stranamente il Ticino ha sempre dei premi mediani più alti. Fra le cause di questo vi è sempre il problema irrisolto delle riserve che gli assicuratori accumulano in Ticino, che a mio avviso da sempre sono state eccessive. Gli anni scorsi finalmente qualcuno mi ha dato retta e si è arrivati finalmente ad ammettere che vi sono stati degli eccessi di riserve e ci hanno restituito i famosi 5 franchi per un anno. Vedo però che ancora oggi il sistema non è cambiato per nulla. Si continuano a fare delle riserve eccessive per il Canton Ticino e questo contribuisce a tenere i premi di cassa malati più alti della media nazionale”.
Più cauto sulla questione è Bruno Cereghetti. Sull’effettiva corrispondenza “quello che effettivamente emerge è la necessità di sapere se ora i premi sono giusti, visto che negli anni scorsi ci hanno 'tartassato' e quando si è trattato di fare la compensazione dei premi pagati in eccesso ci hanno venduto poche ‘lenticchie’ in confronto a quanto avevamo pagato”, commenta. “Il problema è grosso e serio. La responsabilità è dell'autorità federale, che deve finalmente pubblicare per ogni Cantone i risultati di esercizio LAMal (Legge federale sull'assicurazione malattie). Il tutto si gioca all'interno dei Cantoni, dato che non esiste un sistema sanitario nazionale. Noi oggi purtroppo non conosciamo la reale portata dei risultati di esercizio all'interno dei Cantoni, motivo per cui l'idea che il premio possa anche non essere giusto esiste. Sarebbe facile debellare questo dubbio, soprattutto se i premi fossero effettivamente corretti. L'autorità federale deve solo pubblicare i risultati di esercizio all'interno dei Cantoni. Da diverso tempo però fa una pervicace resistenza a ciò, perché questo dato non lo vuole pubblicare. Purtroppo dunque rimane sempre questo dubbio: saranno giusti i premi applicati?”
“Negli ultimi vent'anni i premi sono sempre aumentati grossomodo del doppio rispetto all'aumento dei costi. Ora con il cambio del metodo di calcolo è un po' più difficile da quantificare”, dice Franco Cavalli. Inoltre “vi è uno spostamento continuo, voluto dalle autorità, di quanto si fa quando il paziente è degente, verso le terapie ambulatoriali, dove paga tutto la cassa malati, mentre quando il paziente è in ospedale lo paga metà il Cantone. Veniamo spinti a fare tutto ambulatorialmente, anche quello che si potrebbe fare quando il paziente è degente. Questo naturalmente fa aumentare i premi maggiormente rispetto all'aumento dei costi”.


Quali correttivi si potrebbero apportare?

“Quello delle riserve è un problema di competenza federale”, dichiara Franco Denti. “Sta quindi al Cantone, attraverso la conferenza nazionale dei direttori della sanità, chiedere un cambiamento del metodo di calcolo delle riserve. Oggi viene calcolato su un principio della capitalizzazione. È lo stesso concetto di un'assicurazione privata, ad esmpio la casco per l'automobile È un sistema che non è assolutamente adeguato alla LAMal”.
Anche Cereghetti vede nelle riserve un tema su cui intervenire. “La tendenza che c'è a livello nazionale è quella di dare troppo margine agli assicuratori. Essi sono famelici e vogliono avere sempre più influenza. È chiaro che non sono attori credibili quando vogliono avere più voce in capitolo. Gli si potrebbe dire di cominciare a guardare in casa propria, con i super-stipendi dei manager, che sono troppo elevati, nonostante il Tribunale federale gli abbia ‘bacchettati’ in più occasioni. Inoltre gli assicuratori hanno troppe riserve, che potrebbero sciogliere, a tutto vantaggio dei premi dei prossimi anni. Sono sempre i primi a parlare dei fornitori di prestazioni che devono diventare più severi e andare verso il risparmio. Se vogliono avere credibilità diano loro il buon esempio in primo luogo”. Troppo potere agli assicuratori è dunque pericoloso. Un altro errore da evitare  per  Cereghetti,  “è quello di mettere dei freni artificiali ai costi. Questo vorrebbe dire che a un certo punto qualcuno ne pagherà le conseguenze. E queste sono sempre i cittadini più demuniti a pagarle: i cittadini anziani e quelli e con meno potere economico”. 

Sul piano cantonale per Denti ”si può intervenire nella pianificazione dell'aiuto domiciliare". Anche nell’applicazione della moratoria federale sugli studi medici vi sono secondo il presidente dell’ordine dei medici margini di manovra. 
“La moratoria limita l'apertura di studi medici sul territorio”, spiega Denti. “In Ticino non è stata applicata ai medici che lavorano negli ospedali. Il 40% del personale medico che lavora presso l'Ente cantonale ospedaliero è straniero. Ciò vuol dire che questi medici se stanno almeno tre anni in ospedale poi possono aprire uno studio medico. Una misura simile poteva essere messa in atto dal Canton Ticino, che ha applicato la moratoria per gli studi medici, ma non per le strutture stazionarie”.
Una altro fattore, peraltro anche individuato recentemente dal Dipartimento federale degli interni, quale ragione dell’aumento di costi, è quello dei farmaci. “L'aumento del costo dei farmaci è sicuramente una delle ragioni principali, se non la principale, dell'aumento dei costi”, dichiara Cavalli. “Finalmente viene riconosciuto, finora era sempre stato un po' nascosto nelle varie contabilità. Una petizione firmata da quasi 40'000 svizzeri lanciata da Pubbliche Eye, dove due dei testimonial eravamo io e l'ex consigliera federale Ruth Dreifuss, chiede che il Consiglio federale prenda in mano la questione e minacci le cosiddette licenze obbligatorie. Queste sono un'arma potentissima: il Governo può dire che se non vengono abbassati i prezzi, anche se il medicamento è sotto patente, dichiarandolo un medicamento essenziale, si ha il diritto di aver accesso al farmaco generico, che costa 10 volte di meno. Bisogna però avere il coraggio di farlo. Lula (l'ex presidente brasiliano) l'ha minacciato diverse volte in Brasile, ed era riuscito ad abbassare in maniera sostanziale il prezzo dei farmaci. Il nostro Governo è sempre stato molto timido su questo, facendo dei piccoli correttivi che non hanno cambiato la situazione”. “I farmaci che fanno aumentare i costi sanitari sono in gran parte prodotti dai grandi monopoli”, dice Franco Cavalli. “Ad esempio i farmaci oncologici, che oggi costano 150'000-160'000 franchi all'anno per paziente. Non è tanto l'aspirina ad incidere. Bisogna intervenire rompendo i monopoli”.