Cassis il nuovo Franscini? Auguriamogli di no!

Cassis il nuovo Franscini? Auguriamogli di no!

Agosto 02, 2017 - 10:24

Auguri a Cassis, sperando che non si ritrovi nella posizione di Franscini...

Io penso che il “nostro” Master of Cards Ignazio Cassis sarà un buon Consigliere Federale. E penso che per la Sinistra sarebbe un colpaccio vederlo nella stanza dei bottoni: l’opposizione sul sistema sanitario potrà essere su ogni livello e su ogni campo.
 
Detto questo, oggi si fa un gran parlare se sia necessario avere nuovamente un Consigliere federale ticinese. La Leuthard (ormai maccagnese di adozione) dice che no, non è necessario. Si sbaglia. Ma ancor più sbagliano i ticinesi che continuano a dire che Cassis sarebbe un novello Franscini. Sono evidentemente ignari della storia del nostro cantone.
 
Il maestro Franscini, vero liberale di inizio Ottocento e allergico all’autoritarismo del Quadri (qua possiamo delineare dei paralleli contemporanei?) già rappresentava il Ticino nei gremi confederali prima di essere ministro. Vicino a Mazzini, era voce di quel bel liberalismo rivoluzionario e anticlericale che ben fece all’Ottocento.
 
Cosa non sa, però, chi augura a Cassis di diventare un novello Franscini? Beh, probabilmente non sa che nel 1854, al momento della rielezione del parlamento, il Ticino decise di non ricandidare il suo Consigliere Federale nelle liste del Consiglio nazionale. A Franscini, ormai odiato dai ticinesi, bisognò offrire un posto in Consiglio nazionale nel piccolissimo canton Sciaffusa (che in totale ne aveva due!), altrimenti il Ticino avrebbe impallinato il “suo” ministro.
 
Cos’era successo? Beh, una cosa abbastanza tipica per il nostro orticello nella seconda metà dell’Ottocento: i cattolici erano incazzati con i liberali. Durante il carnevale del 1853 i mazziniani avevano provato a invadere Milano e si riteneva fossero partiti con le armi dal Ticino. Roma e Vienna (ovvero l’impero austroungarico, roccaforte del cattolicesimo europeo) di pronta risposta chiusero le frontiere. Il Ticino era il luogo più povero d’Europa, i ticinesi erano migranti. Improvvisamente tutti i ticinesi emigrati nel Lombardo-Veneto dovettero tornare a casa (migliaia di anime!) e i frontalieri non potevano più lavorare in Italia (forse non tutti sanno che i maiaramina storicamente sono i ticinesi, non i lombardi).
 
Il “blocco” austroungarico fu devastante, le condizioni economiche e alimentari peggiorarono sensibilmente. Il Ticino non voleva indietreggiare, nemmeno laddove i cattolici chiedevano ad esempio di ripristinare i monasteri dei cappuccini. Il governo federale liberale fu costretto a inviare un commissario. Dopo alcuni mesi la NZZ cominciò addirittura ad organizzare una colletta a cui aderirono privati e cantoni liberali, nonché stranieri, e infine il governo federale aprì una linea di credito illimitata a favore del Ticino.
 
In questa melma economica evidentemente i conservatori cattolici, all’opposizione, aumentarono il loro peso elettorale. Nel frattempo Franscini ebbe un ruolo politico centrale di resistenza all’oppressore cattolico viennese, ma alcune decisioni furono impopolari. Venne quindi quasi buttato giù, siccome talvolta il cantone di origine non riesce a capire con lucidità con quali obiettivi stia lavorando il “suo” consigliere federale.
 
Chiaramente nessuno si chiede come mai i PPDini ogni due per tre citano Luigi Rossi, ma mai fanno ammenda per quel blocco austriaco, così simile ad ataviche alleanze asburgiche. Ma qua vado fuori tema ed entro fin troppo nella polemica.
 
Mi devo quindi fermare ribadendo i miei auguri al “nostro” prossimo Consigliere federale, auspicando non si ritrovi nella posizione di un novello Franscini. Ma pure ricordando che non basta che un Consigliere federale sia “nostro” per valutarne positivamente il giudizio: si tratta di alchimie complesse, sta a noi avere i giusti strumenti di analisi.
 
 
 
di Filippo Contarini