Catherine Deneuve&Co spaccano il fronte anti-molestie

Catherine Deneuve&Co spaccano il fronte anti-molestie

Gennaio 10, 2018 - 09:37

100 firmatarie pubblicano una lettera contro la "caccia alle streghe" emersa in seguito allo scandalo molestie del produttore Harvey Weinstein.

"Difendiamo la libertà di importunarci". Catherine Deneuve figura fra le cento firmatarie di una lettera aperta pubblicata su Le Monde in cui si contesta quello che viene definito il "nuovo puritanesimo" emerso dopo lo scndalo molestie sul produttore Harvey Weinstein. "Lo stupro è un crimine. Ma tentare di sedurre qualcuno, anche in maniera insistente o maldestra, non è un reato, né la galanteria è un'aggressione del maschio", scrivono le donne che condannano quella che definiscono una "caccia alle streghe" che minaccia la libertà sessuale.
Se le firmatarie, fra cui figurano la giornalista Elisabeth Levy, le scrittrici Catherine Millet e Catherine Robbe-Grillet, l'attrice Ingrid Caven (ex moglie del regista Rainer Werner Fassbinder), l'editrice Joelle Losfeld, concordano sul fatto che la campagna #MeToo ha contribuito a creare una "legittima presa di coscienza delle violenze sessuali esercitate sulle donne, in particolare in ambito professionale", denunciano altresì che abbia "comportato, sulla stampa e sui social network, una campagna di delazioni e accuse pubbliche di individui che, senza che si lasci loro la possibilità di rispondere o di difendersi, vengono messi esattamente sullo stesso piano di violentatori. Questa giustizia sbrigativa - proseguono le cofirmatarie - ha già fatto le sue vittime, uomini puniti nell'esercizio del loro lavoro, costretti a dimettersi, avendo avuto come unico torto quello di aver toccato un ginocchio, tentato di strappare un bacio, o aver parlato di cose intime in una cena di lavoro, o aver inviato messaggi a connotazione sessuale a una donna che non era egualmente attirata sessualmente". Le firmatarie invitano a distinguere fra "violenza sessuale", che è un crimine e il "rimorchio" che "non è neppure un reato".
"Noi difendiamo la libertà di importunare, indispensabile alla libertà sessuale",  dichiarano, e si definiscono "abbastanza mature per ammettere che la pulsione sessuale è per sua natura offensiva e selvaggia, ma siamo anche sufficientemente accorte per non confondere il corteggiamento maldestro con l'aggressione sessuale". Le firmatarie non si riconoscono "in questo femminismo che, al di là della denuncia degli abusi di potere, assume il volto dell'odio verso gli uomini e la sessualità".  "La donna, oggi, può vigilare affinché il suo stipendio sia uguale a quello di un uomo, ma non sentirsi traumatizzata per tutta la vita se qualcuno le si struscia contro nella metropolitana", proseguono.
"Questa febbre di inviare i 'maiali' al macello", sostengono, "lungi dall'aiutare le donne a rafforzarsi, serve in realtà gli interessi dei nemici della libertà sessuale, degli estremisti religiosi, dei peggiori reazionari e di quelli che credono che le donne siano esseri umani a parte, bambini con il volto adulto, che pretendono di essere protette".