Come aprire un'ambasciata a Gerusalemme e uccidere 55 palestinesi

Come aprire un'ambasciata a Gerusalemme e uccidere 55 palestinesi

Maggio 15, 2018 - 02:49
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È di 55 morti, tutti palestinesi, il bilancio degli scontri al confine fra Gaza e Israele nel giorno dell'apertura a Gerusalemme dell'ambasciata israeliana.

Si chiude con un bilancio di 55 morti il giorno che ha visto l’apertura dell’ambasciata Usa a Gerusalemme. Oggi è stata ufficialmente inaugurata la nuova sede diplomatica Usa in Israele, trasferitasi da Tel Aviv. La decisione era stata annunciata su Twitter lo scorso 3 dicembre dal presidente Usa Donald Trump, assieme al riconoscimento da parte Usa di Gerusalemme quale capitale di Israele. Una delle decisioni più controverse del presidente a stelle e strisce, che vede contraria grande parte della comunità internazionale.
Mentre alla presenza della figlia di Trump Ivanka, con il marito Jared Kushner, consigliere speciale per il Medio Oriente del presidente, e di alti funzionari Usa, a Gerusalemme veniva “tagliato il nastro” della nuova sede diplomatica, migliaia di palestinesi hanno protestato al confine fra Gaza e Israele. Il bilancio dell’intervento dell’esercito israeliano è di almeno 55 morti e 2’400 feriti. I morti vanno ad aggiungersi alle altre almeno 100 vittime uccise nel corso delle proteste che hanno preceduto l’apertura della sede diplomatica negli scorsi mesi.
Secondo un portavoce dell’esercito israeliano, come riferiscono i media internazionali, “diecimila dimostranti violenti, e altre migliaia sono disposti nelle loro immediate vicinanze, in dieci punti di attrito”. Hamas, prosegue il portavoce israeliano, "sta guidando un'operazione terroristica, mascherata da mobilitazione popolare. Cercherà di compiere attentati e di realizzare infiltrazioni di massa in Israele. L’area limitrofa a Gaza è stata dichiarata “zona militare chiusa”. Degli aerei da combattimento israeliani avrebbero bombardato nel corso della giornata almeno due obiettivi, uno nel Nord della Striscia di Gaza e un altro presso il campo profughi di Jabalya.
Parole di condanna sono giunte dall’Alto commissario per i Diritti umani dell’Onu Zeid Ra’ad, che ha parlato di “scioccante uccisione di dozzine di persone”. Amnesty International ha dichiarato che le violenze sono “un altro orribile esempio dell’eccessivo uso della forza e di munizioni in maniera totalmente deplorevole da parte dell’esercito israeliano”. Anche da Iran e Turchia sono giunte dure parole di condanna.