COME VIVONO? QUALI LAVORI SVOLGONO? COME CONCORRONO AL BENE COMUNE? (Prima parte)

COME VIVONO? QUALI LAVORI SVOLGONO? COME CONCORRONO AL BENE COMUNE? (Prima parte)

Giugno 21, 2018 - 00:41

La prima parte del commento a un articolo pubblicato su Dagospia.it.

Chi prende gli aiuti sociali e chi disturba
Spiega il tagesanzeiger che ci sono quest’anno 25'000 nuovi milionari. Forse non tutti sanno che in Svizzera godono di aiuti sociali in 270'000, mentre i milionari sono 389'200. Come chiederebbe Dagospia del 19 giugno: ma questi milionari “COME VIVONO? QUALI LAVORI SVOLGONO? COME CONCORRONO AL BENE COMUNE?”
Il problema è che invece di chiederselo per i milionari e per le loro varie speculazioni immobiliari o finanziarie, Dagospia se lo chiede per i gitani. In Italia quelli alloggiati nelle baracche (non è che dati non ce ne siano!) sono circa 26'000. Ma il tema è sulla bocca di tutti, me lo ricordo bene come veniva discusso a Roma quando abitavo là tre anni fa: i rom sono lo specchio negativo della società per gli italiani in città, sono il capro espiatorio per tutto.
In Svizzera il tono è identico, ma non tocca i gitani. Siccome qua l’economica tira come una bestia, il riferimento colpevolizzante tocca chi non ha un lavoro, chi percepisce prestazioni sociali – la maggioranza stranieri, usati evidentemente come cuscinetto dalla nostra economia. Ecco allora l’UDC che vorrebbe suddividere chi riceve l’assistenza in due categorie: quelli che nonostante durante la vita hanno pagato tante tasse e che si ritrovano poveri, e gli altri.

Come vivono? Quali lavori svolgono? Come concorrono al bene comune?
In questa domanda sta nascosto il leghismo, il cripto-razzismo, il classismo, la parte negativa e sottomessa della nostra società. Quella domanda la si potrebbe porre a ognuno di noi. Santi in terra non ce ne sono, ricordiamocelo.
Se andassimo a guardare con attenzione come vivono i figli dei milionari, scopriremmo che la maggior parte di loro non produce molto di positivo per la società. Pensano piuttosto alla loro carriera. E noi tutti giù a osannarli: hai visto come è bravo Tizio, come è brava Caia?
Il leghismo è questa roba là: guardare i ricchi e i potenti da sotto a sopra e osannarli. Nel frattempo guardare gli altri che magari nella situazione di difficoltà non ci si sono ficcati da soli, ma umanamente ci si sono trovati senza riuscire a reagire, ed ecco creato il problema. Lotta fra disperati, specchio in cui non vogliamo specchiarci: “COME VIVONO? QUALI LAVORI SVOLGONO? COME CONCORRONO AL BENE COMUNE?”

Il leghismo di Dagospia
Che Dagospia fosse un sito per leghisti 2.0 non è una novità (e d’altronde ben lo sa LiberaTV, che ogni tre per due là si abbevera…). Ma quella Dagonota dell’altro giorno sui migranti e sui nigeriani in particolare ci fa capire meglio cosa sia questo benedetto leghismo di oggi.
Lo straniero lo devi anzitutto creare per stigmatizzarlo. Ogni essere umano ha una sua identità, quindi anzitutto il leghismo deve creare dei gruppi. Il primo: nazione/stranieri. Il secondo: stranieri utili/stranieri inutili. Il terzo: stranieri inutili/incivili. Lascia stare che gli incivili possiamo essere anche noi, al leghista questo non interessa. L’importante è riuscire a mettere più stranieri possibile nella categoria degli incivili, così da non doverci mettere sé stesso – e soprattutto non doverci mettere i propri milionari, guardati rigorosamente dal basso all’alto.
Il messaggio di Dagospia in nuce è questo: solo il 40% dei migranti è sul serio un rifugiato. Tra l’altro i migranti siriani sono persone formate, ingegneri e così via. Gli altri invece, oltre a non venire da Stati in guerra, sono ignoranti, migranti economici (soprattutto nigeriani), che una volta rifiutati diventano delinquenti. Si tratta di 600'000 FANTASMI, “un numero ingestibile per chiunque”. E fanno riti animisti uccidendo ragazzine bionde e mangiandosele.

Il nigeriano, incivile di troppo
La campagna essenzialista a tappeto sui nigeriani responsabili di riti assassini, macabri e cannibalistici con una ragazzina bionda è il massimo: un caso che connotava un continente, nella logica leghista. La connotazione criminale del migrante è centrale. Deve essere rappresentato contemporaneamente vittima e carnefice. Vittima chiaramente di sé stesso, quindi è nigeriana pure la prostituta sfruttata. Non aiuta che le mafie italiane hanno fatto dei patti di non belligeranza con nuclei criminogeni africani che lucrano sull’immigrazione e che hanno nella componente religiosa-tribale un loro fondo identitario. In questo bordello la stampa leghista si butta a pesce!
La proposta politica di D’Agostino è quindi questa: “quando il numero di immigrati schizza oltre ogni proporzione nell'arco di un decennio, ciò ha delle conseguenze concretissime e niente affatto solo ‘percepite’ sulla popolazione locale, magari già impoverita da una lunga recessione”.

Ma chi sono gli incivili?
In tutto questo pippone di D’Agostino manca però un dettaglio: la lettura nella nostra società. Si limita a dire che c’è stata la crisi e quindi gli italiani si sono impoveriti. La lettura economica critica è vietata al leghista, soprattutto se legato a doppio filo ai faccendieri (in questi giorni ne stiamo sentendo di ogni). Il buon leghista motiva il suo attacco verso “i migranti di troppo” con un afflato da auto-conservazione. “C’è la crisi! Non si sono soldi per noi!”.
Se il leghista guardasse dentro vedrebbe il vuoto: tutte le strutture di solidarietà FRA DI NOI sono saltate. Siamo di fronte ad un’atomizzazione feroce basata completamente sul consumo di tutto, dalla giacchetta di Zalando ai nostri stessi sentimenti via whatsapp. L’imprenditoria è solo affarismo, in Italia come in Svizzera, dove i cartelli rubano soldi alla mano pubblica. Affermare l’ingestibilità del nigeriano a causa del nigeriano stesso è il modo migliore per non dire che noi abbiamo un problema con noi.
Forse molti dimenticano che la Lega commerciava in diamanti. Non lo dico per criminalizzarli, ma per ricordare la nostra storia coloniale (vedi il film Blood Diamond). Certo, come spiegava Pasolini sui cinesi in “Le mura di Sana’a”, non è che ci sia solo l’Occidente a investire, fare land grabbing e quant’altro. Ma in quello stesso documentario del 1971 faceva vedere quale devastazione sia stata compiuta sul nostro territorio dalle logiche capitalistiche.
Siamo coloniali con il resto del mondo, ma anche e prima di tutti con noi stessi.

Quell’autocritica odiata al giorno d’oggi
L’autocritica è roba poco adatta per gli insicuri, perché diventa rapidamente autodistruzione. E la Lega gioca su questo problema qui: non fare autocritica, esternalizzare la critica su qualcos’altro. Gli altri vogliono vittimizzarsi. Gli altri sono incivili. Gli altri sono pericolosi.
Infatti la Lega (in Italia e in Svizzera) non ha mai fatto una – dico una – mossa politica per affermare una pretesa democratica sul suo continente. Erige muri, non vede che il problema sta al suo interno. L’aggressività mostra un vuoto interiore. Accetta di farsi comprare con quel che cade a terra dalle briciole degli investimenti finanziari transnazionali. La foto con Trump è sensazionale.
Al netto dell’analisi, il problema è però: che fare? E qui a sinistra siamo messi male, contraddizioni a go-go. Un esempio: si lotta contro l’abbassamento delle tasse ai ricchi, ma contemporaneamente si lotta contro l’Unione Europea. Con il risultato che si lotta per la sovranità fiscale di base (nel senso che non siano i ricchi a stabilire quanto devono pagare di tasse), ma contemporaneamente al grido di “Questa non è l’Europa che vogliamo” sì dà adito al sovranismo stile 9 febbraio di sfondare nel discorso pubblico…
 
Prosegue con la seconda parte...
 
Filippo Contarini