Con la votazione sulla civica mi sale il nazismo - Per una critica agli insegnanti di Storia?

Con la votazione sulla civica mi sale il nazismo - Per una critica agli insegnanti di Storia?

Settembre 25, 2017 - 20:58

Dopo la votazione sulla civica è forse giunto il tempo per un'autocritica degli insegnati di Storia...

Insegnanti di storia: è il momento dell’autocritica?
Che cosa stupisce di più? La batosta degli insegnanti di storia nell’insulsa iniziativa sulla civica (solo 37% di no, tra cui il mio...) o l’avanzata dell’ultradestra in Germania, già teatro dei massimi crimini nazisti?
Lo dico subito in modo forte e chiaro: i docenti di Storia sono in trincea per difendere la nostra struttura sociale e democratica. La destra populista spadroneggia e loro, giustamente, fanno un lavoro di cura della Memoria che è centrale per una società aperta (Popper).
E io li elogio! E da loro imparo.
Ma mi chiedo se non si debba aprire un momento di autocrtitica. Provare ad andare al di là di un delicato “non ci aspettavamo di non essere capiti” (tio.ch) tipico di chi ha allievi andati male all’espe. O di un malinconico “eravamo soli contro tutti [...] ma poi il mondo della scuola ci ha seguito” (ticinonews.ch), palesando difficoltà nelle strategie comunicative verso l’esterno.
Domanda provocatrice: e se invece ci fosse un problema alla base, ovvero che anche la categoria non ha saputo spiegare cosa c’era in gioco?
 
Il sì alla civica ha una matrice culturale di estrema destra
Il sì alla civica è figlio di una novità culturale. È la somma a) di un rimescolamento di simboli e referenti creati dalla società quantificata globale; b) di un paternalismo razzista strisciante e omofobo che vuole che a scuola si insegni ad essere “dei buoni svizzeri” per meglio demarcare l’inferiorità dello straniero e del diverso; e c) della paura della società che i suoi giovani in questo mondo virtuale non abbiano più idea di come orientarsi, cercando allora rifugio nel più bieco tradizionalismo.
E così vi chiedo: pensate veramente che il motivo profondo – alcuni direbbero discorsivo – del sì alla civica sia molto lontano dal motivo profondo che fa votare AfD in Germania? Sono questioni culturali, socioeconomiche, educative e identitarie complesse, di cui l’ultradestra si fa portavoce. Basta guardare bene l’orientamento politico dei membri del comitato del sì alla civica: tutti loro potrebbero sedere nell’AfD tedesca.
Un’ultradestra peraltro coccolata amabilmente da gente potente come Pelli, il nostro Populista maggiore. Gioca con il fuoco dell’inciviltà mentre fa grandi lezioni-polpettone sul liberalismo.
 
 
Problematizziamo il testo del no all’iniziativa
Prendiamo il testo del libretto e vediamo cosa sta scritto in mezzo:
“È inopportuno separare la civica dall’insegnamento della storia […] i diritti democratici di cui possiamo godere oggi [sono] il frutto di processi complessi inseriti in contesti storici e culturali la cui conoscenza è indispensabile […]”.
Bene, tutto giusto! Sennonché due righe dopo scrivono:
“l’educazione alla cittadinanza […] non sarebbe più svolta, come oggi, con il concorso di tutti i docenti e di tutte le materie”.
Sdoppiamento della personalità? Ma ‘sta Civica allora si fa a Storia, o con tutti i docenti assieme? La confusione è massima. Altro esempio, all’inizio del testo:
“l’introduzione di una materia a sé stante […] frammentata tra le scienze umane […] è inutile per la formazione civica degli studenti”.
“Inutile”, una parola forte, che va sostenuta con rigore e argomentazione! E invece cinque righe dopo ci si contraddice e si scrive che nel resto della Svizzera
“l’insegnamento della civica è integrato nelle materie umanistiche”.
Che sembra significare che altrove è frammentata, o comunque non nella lezione di Storia. I non-detti e le contraddizioni sono qui dei macigni, evidentemente si ignora l’importanza di creare una visione unitaria nel dibattito politico. Si sottovaluta probabilmente che la stampa usa questi testi come base di discussione. Eppure si sa che il cittadino cerca argomenti forti e non-contraddittori per andare oltre ai suoi pregiudizi.
Purtroppo si sono aperte le porte all’idea che gli insegnanti di Storia in Ticino non volevano leggere la Civica come un prodotto interdisciplinare. È passato il messaggio: “la Civica deve essere un dominio della lezione di Storia”. Invece di difendere l’interdisciplinarietà e spiegare che mettere Civica con Storia è frutto di un compromesso, è passato un messaggio del tipo: “non vogliamo che ci pensino anche i geografi”.
Il comitato non voleva dire questo? Fa niente: il messaggio è autonomo rispetto al mittente. In politica “non hai una seconda chance per dare la prima impressione”.
 
In giugno già ci interrogavamo
Quando ci si approccia alla politica bisogna uscire dalla propria comfort zone e aprirsi al mondo di chi non sa. Un esempio per dimostrare che questo non è avvenuto: il richiamo nel libretto di votazione di uno studio della SUPSI sulla bontà dell’insegnamento della civica come è ora. Ma non se ne è mostrato il contenuto, si è usato il cosiddetto “argomento di autorità”, senza pensare che l’elettorato ne ha tendenzialmente l’allergia.
Tutto questo era palese da subito. Lo scorso giugno, assieme ad un gruppo di cui sono membro, il comitato del no alla civica ci chiedeva se volevamo aderire alla loro battaglia. Abbiamo accettato, ma prendendo subito posizione per spiegare che il testo degli insegnanti di Storia era autoreferenziale.
Ho redatto tre punti, dove sostenevo che dovevano ridurre decisamente la difesa della lezione di Storia, altrimenti l’opposizione sarebbe stata vista come difesa corporativa. Facevo poi notare che nell’argomentario era sommersa l’arma di difesa fondamentale: il fatto che l’educazione alla cittadinanza già si faceva. Perchè non spiegare subito cosa si faceva, invece di dire dove? Avrebbe permesso di attaccare il comitato d’iniziativa, spiegando che era retrogrado nei contenuti, non nella forma (cosa che invece è stata trasmessa). Infine mi sono permesso di notare che oggi non va questionata la Civica, ma la banalizzazione delle relazioni umane e la relativizzazione di tragedie storiche, ad esempio il nazismo.
Non affermo certo che le mie parole erano giuste a prescindere. Ma, condivise peraltro dal gruppo di cui faccio parte, comunque non hanno potuto avere effetto, siccome il testo del libretto era già stato chiuso per la pubblicazione.
 
La società è spinta verso la paura – e dimentica la Memoria
Mi scriveva in maggio (quando su ticinotoday parlavo provocatoriamente del problema del giovane filonazista di famiglia liberale) un compagno docente di storia, cui voglio bene, arrabbiato perché avevo scritto che i giovani ticinesi non sanno niente di nazismo. Mi criticava con parole cariche di speranza: “Ti posso assicurare che gli allievi di 4a media studiano eccome questo periodo [il nazismo]. Parecchie classi, comprese le mie, hanno visitato Dachau”. E io per questo, sul serio, lo ringrazio.
Rimane però il problema di cosa succeda a tutto questo sapere trasmesso dai docenti di Storia. Io ricevo all’università i maturati liceali e penso sinceramente che la nostra futura “élite culturale” manifesta ignoranza e disinteresse nei confronti del Male che ha devastato il nostro continente e non solo. Le Medie e il Liceo li preparano, ma si perdono nella banalizzazione creata ad arte dalla società che sta loro attorno. Esempio: una mia amica, peraltro in gamba, invece di dire “sono arrabbiata con tizio” usa la formula “con tizio mi sale il nazismo”. Pare sia un modo di dire sdoganato e molto usato fra gli adolescenti, universitari compresi.
Ma cosa è stato il nazismo? “Fottesega!”.
Su whatsapp girano fotografie, meme e battute nazifasciste da far paura, anche fra i più insospettabili. Chi ne parla? Chi gestisce il problema? Manca un’interiorizzazione delle lezioni sulla Memoria. Tutto spazzato via con poche battutacce. Sta nascendo una società nascosta fra le maglie della comunicazione virtuale di cui dobbiamo sinceramente aver paura.
E proprio qua pongo la mia critica al fronte del no: si è pensato al destinatario del messaggio, alla società a cui si parlava? Si è pensato al contenuto, invece di cercare di abbattere la forma (“un modello di formazione superato”)?
 
Cambiare il rapporto fra scuola e Storia?
Come detto all’inizio, i docenti di Storia in Ticino sono al fronte. E dobbiamo sostenerli senza se e senza ma. Contemporaneamente dobbiamo chiederci cosa si può cambiare nell’autocomprensione che i docenti hanno di sé stessi. Il problema è, secondo me, anzitutto strutturale. Ad esempio il contenuto del messaggio che è stato portato avanti in questa campagna va problematizzato.
Gli storici, nel difendere la civica nel corso di Storia, han presentato un concetto di continuità storica e di legame necessario fra Storia e insegnamento della Civica. Han presentato la lezione di Storia come una lezione di Storia e cultura che, a mio modo di vedere, non rende giustizia al ruolo della Storia nella società. Presentando sé stessi come player centrali della Civica han deciso di dire che la Storia impronta il contemporaneo, pensando probabilmente che questo potesse ricreare un clima di fiducia e di razionalità. Motivi “forti” per abbattere un’iniziativa “debole” (e allucinata, basta guardare il comitato di zotici che ha lanciato l’iniziativa).
Purtroppo in fase di conta dei voti i forti e i deboli si sono invertiti. E forse è meglio non lasciarsi andare alla classica invettiva del “popolo bue”.
Forse si può partire dall’autocritica: e se cambiassimo la Storia? O meglio: se decidessimo che le modifiche epistemiche che vive la nostra società nei confronti del sapere necessitano di una nuova dimensione storica, storiografica e didattica? Se decidessimo ad esempio che non il sapere, ma l’accesso al sapere deve diventare oggetto della didattica?
 
La Storia, il luogo dei problemi
La Storia non è il luogo in cui ritrovare noi stessi, la Storia è il luogo in cui problematizzarsi. Non è il luogo causale necessario, ma è il luogo delle rotture, dei conflitti, delle ipotesi dimenticate (Caroni). La Storia è una narrazione (Serres) che è necessariamente ideologica, parziale e costruita. La Storia lavora con le menzogne (Ginzburg). La Storia siamo noi, perché noi non siamo un tutt’uno, ma siamo un contesto di contraddizioni, di frenate ed accelerate, di stratificazione. Noi non abbiamo radici (Moro), siamo mobili per definizione. La Storia racconta della mobilità del simbolo nei confronti del suo referente (Eco).
Mentre la Civica parla Dell’oggi, la Storia parla Nell’oggi senza avere la pretesa di essere l’oggi. E proprio per questo è nelle condizioni di farci sorridere sull’assurdità dell’oggi. La Storia non ci dice come parlare, ma ci dice che la frase “mi fai salire il nazismo” è una cagata pazzesca.
Non continuità, ma distacco. Non insegnamento, ma decostruzione. Non vi piace Derrida? Fatevene una ragione: il postmoderno sta spazzando via le vostre certezze, e l’iniziativa conservatrice sulla civica è là a segnalarlo.
 
La votazione sulla civica: la scoppola per una presa di coscienza
Vi sembrano argomenti assurdi? Bastava guardarsi in giro e capire che un sacco di persone si chiedevano, nella loro ingenuità non cattedratica, perché mai la Civica vada insegnata dagli storici. E, sinceramente, me lo chiedo anche io.
Se da un lato era evidente che questa iniziativa era un parassita che attaccava la lezione di storia solo perché essa si trovava in mezzo, dall’altro troppo poco peso si è posto sul perché proprio storia – e non matematica, o geografia, o lavoro pratico ad esempio. Storici, raccontateci una storia per spiegarci! Avevam bisogno di voi per combattere questa iniziativa, e invece vi siete trincerati – passando inevitabilmente il messaggio della difesa corporativa. Difendendosi invece di attaccare, secondo me, la categoria ha negato sé stessa.
Se vogliamo lottare contro la deriva fascista che stiamo vivendo nella nostra società iperconnessa dobbiamo ripartire da noi stessi. Problematizzare anzitutto le élite culturali, che volens nolens vivono nella società come tutti: nella società di Wikipedia e del razzismo su whatsapp i docenti che ruolo giocano? Il sistema educativo classico ha ancora senso?
Io nel mio piccolo ci lavoro, fuori dal Ticino, chiedendo aiuto anche a chi non fa il mio mestiere. È difficile, e pure io spesso sono autoreferenziale. Ma che questo campanello d’allarme del 24 settembre 2017 possa aiutarci tutti nell’analisi del nostro ruolo nella società?
 
 
Filippo Contarini, dottorando e assistente universitario in Storia del diritto