Da vincitore a leader delle sconfitte: il centrosinistra deve lasciare Matteo e affidarsi a Giuliano

Da vincitore a leader delle sconfitte: il centrosinistra deve lasciare Matteo e affidarsi a Giuliano

Giugno 26, 2017 - 22:58
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L'ex sindaco di Milano potrebbe essere l'unica speranza per il centro.sinistra per non consegnare l'Italia alla destra.

Dal 2013, dopo le elezioni politiche, tutti gli osservatori politici, hanno scritto e riscritto, che la corsa per governare il Paese è fra il Pd, partito democratico di Matteo Renzi e il M5S, movimento 5 stelle di Beppe Grillo, confinando il centrodestra ad avere un ruolo del tutto marginale.
Anzi, dopo le elezioni politiche del 2013, proprio per la mancata vittoria piena del Pd, in molti nel centrosinistra si sono messi a sostenere il "Fonzie di Firenze", pensando che con lui, a differenza degli altri leader, il centrosinistra potesse non solo vincere, ma essere egemone.
Alle elezioni europee della primavera 2014, stravinte da Renzi, che da 6 mesi guidava il partito e da meno di 5 mesi guidava il Governo, lasciavano pensare che il "lupetto" dell'Azione cattolica potesse essere veramente l'uomo che facesse (sempre) vincere il centrosinistra. Dopo anni di diarchie (lo scontro continuo fra D'Alema e Veltroni), improbabili leader (ovvero quando il segretario reggente era Franceschini), "smacchiatori di giaguari" che non sono mai riusciti ad avere la presa sul partito, la "scalata" di Renzi al primo partito italiano, il Pd, sembrava a molti come l'arrivo di qualcuno in grado di cambiare il passo e l'orizzonte ad un partito che non è mai decollato. Il Sindaco di Firenze si è presentato alla base e ai quadri del partito come colui che finalmente li poteva portare alla vittoria.
Il primo banco di prova, le elezioni europee del 2014, andavano in questa direzione. Beppe Grillo sotto il 25%, Berlusconi ai minimi storici e un Pd "maggioritario" sopra il 40% dei voti. 
Poi arriva il referendum sulla riforma della Costituzione e la prima grave sconfitta per il "Fonzie fiorentino". Seguono le scissioni di D'Alema e Pierluigi Bersani. Si intensificano gli scandali sulla Banca Etruria del papà della fedelissima Boschi. Infine l'altro fedelissimo, Lotti e il proprio babbo nel ciclone delle indagine da parte della Procura. 
Oggi, Matteo Renzi si ritrova un partito ad immagine e somiglianza che ha rottamato un'intera classe dirigente vecchia e litigiosa, sostituita da una nuova ligia e perdente (ma anche un po' troppo "disinvolta" eticamente).
Da uomo che doveva far vincere il centrosinistra in tutta Italia, da sud a nord, Renzi è diventato il leader che riesce a farsi "espellere"nelle roccaforti rosse come Sesto San Giovanni, la Stalingrado d'Italia e Genova (che da tangentopoli del 1992 ad oggi aveva sempre avuto un sindaco espressione della sinistra erede del Pci).
Renzi non verrà rottamato per la semplice ragione che ha messo alla porta chiunque potesse sfidarlo per la leadership (ad esempio Pippo Civati da un po' di tempo non milita più nel Pd!). Disponendo di un "greggio" di "yesmen" fatto di Boschi, Del Rio e Lotti, la sua guida del partito non verrà messa in discussione. Ma il problema è che il Pd si sta dissolvendo lentamente. I voti sono in picchiata e il capolavoro del rottamatore è quello di aver resuscitato il "Re di Arcore", che da queste amministrative esce notevolmente rafforzato (leggi qui).
Si è dato per finito Berlusconi, non rendendosi conto che il vecchio "biscione" si stava riorganizzando. Mentre Renzi metteva alla porta tutti quelli che non mostravano totale sudditanza, Berlusconi ragionava di rilanciare le coalizioni e le alleanze, anche con gli amici/nemici della Lega Nord.
Se Renzi vuole avere qualche chances di far vincere le elezioni politiche dell'anno prossimo al centrosinistra deve fare una coalizione con tutti i fuoriusciti come Civati, Bersani, D'Alema, Cofferati, ecc, aprirsi alla vecchia Sel di Nichi Vendola e dare la guida della coalizione ad un "nuovo Prodi", alias l'ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia.
In caso contrario consegnerà nuovamente l'Italia a Berlusconi, La Russa, Gasparri, Salvini e Santaché.