Danilo Baratti: "un'esperienza unica di solidarietà"

Danilo Baratti: "un'esperienza unica di solidarietà"

Febbraio 13, 2018 - 15:54
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La storia dell'accoglienza in Ticino dei rifugiati cileni dopo il colpo di Stato del '73 e dall'attività del pastore valdese Guido Rivoir e dell'Azione Posti Liberi è stata recentemente al centro di una conferenza alla Biblioteca di Lugano (vedi qui), promossa dalla Fondazione Federica Spitzer e dalla Città di Lugano, che vedeva fra i relatori anche lo storico Danilo Baratti, cocuratore del volume Guido Rivoir. Le memorie di un valdese, che abbiamo intervistato in quell'occasione.

Qual è stata l'importanza per il Ticino della figura di Guido Rivoir?
È stato un momento quasi unico di solidarietà diffusa. Ovviamente non ha coinvolto tutta la popolazione ticinese, ma di fronte al tragico evento del colpo di Stato cileno e alla mobilitazione dell'Azione Posti Liberi affinché comuni, parrocchie e cittadini mettessero a disposizione dei luoghi d'accoglienza per i profughi dal Cile, vi è stata una reazione collettiva Una reazione quasi insperata direi, che ha coinvolto naturalmente la sinistra che già solidarizzava con il il Cile di Salvator Allende rovesciato militarmente, ma anche da tantissimi sinceri democratici, anche esponenti di partiti di destra.

Come si è avvenuto ciò?
Hanno partecipato a raccolte di fondi, dichiarando pubblicamente la propria solidarietà e addirittura con l'episodio del dibattito in Gran Consiglio, dove quasi all'unanimità il Parlamento ha sostenuto un atteggiamento più aperto verso i profughi cileni, in un momento in cui il Dipartimento federale di Giustizia e Polizia cercava in tutti i modi di frenare questo flusso.
È stato un momento di solidarietà, premettendo che è un po' vano confrontare epoche storiche così diverse fra loro, che oggi non si riesce neanche ad immaginare.

Nella quotidianità queste persone, che partecipavano all'accoglienza dei profughi, ma anche più in generale che solidarizzavano con questa causa, come vivevano questo momento?
Si è assistito alla mobilitazione di numerose persone, che in forma più sporadica e chi con la propria militanza nell’associazione Azione Posti Liberi. Erano persone che erano perfettamente coscienti che si stava attuando un'azione di solidarietà che aveva il carattere dell'illegalità, visto che era stato deciso che eran necessario un visto ai cileni per entrare in Svizzera.
Qualcuno accompagnava sul treno questi rifugiati, altri li portavano in automobile, o addirittura in barca. C'è chi ha ospitato questi profughi a proprie spese per svariati mesi, permettendogli di attendere l'accoglimento della richiesta d'asilo politico e lentamente integrarsi in Ticino.

Oggi cosa rimane di questa esperienza?
Sul piano umano rimane in Ticino la presenza della comunità cilena in Ticino. Qualcuno è tornato in Cile dopo la fine del regime di Pinochet. Molti però hanno messo radici nel nostro Cantone. È un'esperienza che ci ha lasciato una bella storia di solidarietà e di radicamento di una comunità partita da molto lontano in situazioni drammatiche.