Di scopatori africani e di puttanelle a Hollywood: scopri il maschione che c’è in te!

Di scopatori africani e di puttanelle a Hollywood: scopri il maschione che c’è in te!

Ottobre 23, 2017 - 10:00

Mandingo e Weinstein, cosa li unisce e cosa “inaspettatamente” scopriamo della nostra in(civilità) latina. 

Il potere – della donna?
Diceva Oscar Wilde: “tutto è sesso, tranne il sesso: il sesso è potere”. E diceva Berlusconi pochi giorni fa: “Sono andato nei centri di accoglienza e non ho visto bidet. Ho cercato di dire che erano necessari e ho pensato: voglio insegnare a questi scopatori africani che anche i preliminari sono importanti”. Gli scopatori africani… “i piselloni che si vengono a prendere le nostre donne”, questo sembra dire Berlusconi.
Notate il dettaglio: ma che ruolo gioca la donna nella narrazione berlusconiana? Nessuna.
Le storie su Weinstein e Berlusconi sono ormai già vecchie di una settimana. “Il Contarini oggi non è solo in ritardo, ma è pure qua a rompere le balle con le cazzate femministe”. Lo so che molti di voi in questo momento lo stanno pensando, anche a sinistra. Ohibò, correrò il rischio allora di andare controcorrente e fare il vecchio brontolone.
 
Weinstein, il porcone. Asia, la puttana.
La storiaccia del potente democrat di Hollywood, ammirato sebbene tutti dietro le quinte sapevano che era un sacré porcone, non mi interessa molto. Troppe ce ne sono di storie così: ogni giorno sul posto di lavoro. Quante avvocatesse ho sentito raccontare della loro insicurezza perché gli studi d’avvocati ricchi e potenti sono tendenzialmente maschilisti e machisti?
“È normale”, “così va il mondo”, “che ci vuoi fare, è il pisello che comanda nella testa di un uomo”. Sono solo alcune delle frasi da rincoglioniti che ho sentito dire ragionando su questi temi con i maschi, dove la famosa classe dei “ricchi&acculturati” è in genere ancora più preistorica e incivile.
Frasi che entrano nel discorso, finiscono nell’imbuto della banalizzazione, permettono di trovare giustificazioni. E terminano con la dichiarazione sociale finale: guardate che non è lui il porco, è lei che è una puttana.
 
E se fosse stato un uomo?
Quando si vuole scovare il sessismo bisogna fare questo ragionamento: “e se fosse stato un uomo?”. Pensateci, cari maschioni, avete mai ragionato sulle qualità lavorative di un uomo aggiungendo frasi del tipo: “eh però dai pantaloni si vede che c’ha un cazzone così”, “mamma mia, ha un culo che canta”, “non sai cosa gli farei!”. No, non lo fate (e se lo fate, siete parte di una minoranza talmente piccola che non rientra nelle corde del discorso sociale). Mentre con la donna ci si permette sempre e comunque di fare anche il giudizio sessuale. È automatico, fa parte del nostro orizzonte sociale.
Mentre la sessualità non è in generale parte del discorso (del potere) quando esso si compie dall’uomo sull’uomo, quando in gioco c’è una donna, ci si permette di aggiungere (aggiungere!) al ragionamento qualitativo-professionale-caratteriale il ragionamento sessuale. E si badi bene: l’unico motivo per cui la donna subisce le avances è che è donna, che “lei ce l’ha”. Il potente fa parte di questa società qui, e sa che la sua posizione rende tutto più facile.
 
Sul sesso: attacco e difesa
Anche alcune donne hanno reagito stizzite al caso Weinstein: “io al posto di Asia non l’avrei data, è una puttana”. Ok, è vero: di donne e forti e resistenti, che non stanno al gioco del sessismo, ce ne sono. Ma si può con questo solo argomento annacquare il problema della gestione sessuomane del potere maschile?
Possiamo definire le milioni di donne che subiscono questa lettura sessuale della loro esistenza semplicemente delle donne deboli? Possiamo così scaricare le colpe di una società sessista sulla mancanza di coraggio delle donne? No, non possiamo. Ed è un discorso che vale in genere: se un popolo non si riesce ad emancipare, il problema è solo di quel popolo? Oppure anche il potere deve mettersi in discussione?
Altro argomento che si sente in giro: “molte donne sanno che hanno in mano la chiave del potere (sessuale) e la usano”. Argomento sbagliato: quello non è uno strumento di potere, ma una tecnica di autodifesa in un mondo machista e sessualizzato, dove si sa che il potere reagisce (anche) alla logica sessuale. Il problema è infatti che non si tiene l’uomo sessuomane “in scacco” con questo contropotere, siccome non è messa in discussione l’oggettificazione del corpo della donna. Come nemmeno è messa in discussione la posizione gerarchica maschile superiore. Si tratta di un’accettazione dello status quo che non permette alcuna parità fra uomo e donna.
 
La galanteria e quella leggera vena religiosa
Per fortuna le ricerche sociologiche esistono. E non è un caso che laddove le società danno un ruolo di potere più grande al corpo della donna, laddove ad esempio gli uomini devono essere più “galanti”, più “cavalieri”, più “maschi” (aprire la porta, offrire la cena, difendere la donna di fronte agli altri uomini, santificare la mamma, essere dei “tori” a letto ecc.), ci sono più violenze sulle donne, le donne guadagnano meno e raggiungono meno facilmente posti dirigenziali. È scienza (qua se vi interessa un testo di Glick da Harvard). Quindi a tutti i galanti del mondo, sappiatelo: il problema non sono solo Weinstein e Berlusconi, fatevi un esamino di coscienza sulla vostra gentilezza ipocrita.
È chiaro: la religiosità ha un ruolo in tutto questo: la cosa interessante di vivere al nord con l’accesso a tutti i media di su è che sembra di vivere in mondi (sessuali) paralleli, confrontando i media ticinesi e italiani! Il confine delle Alpi non blocca solo le polveri fini, ma pure quell’idea di società opprimente e paternalista che si vive dal Ticino sin giù giù fino a Santa Maria Leuca. E così quando si scopre che il più importante produttore di Hollywood è un porcone, al nord gli si dà del porcone. A sud (Ticino compreso) sì dà della puttana alla tizia a cui lui faceva delle avances. “Perchè il maschio è maschio, fa parte di lui, si sa che è così”.
 
Quale emancipazione della donna?
C’è poco da fare: nella mentalità impregnata di ruolizzazione religiosa maschio-femmina, dove la femmina ha il ruolo di procreare e occuparsi dei fornelli, sembra proprio inevitabile il pensiero che il corpo della donna va bene come merce di scambio e oggetto a disposizione del maschio. E quindi “la figa è figa”, a Weinstein gli prude, e se Weinstein ci prova al massimo è la donna a doversi negare.
Il discorso della donna che sa dire di no è un discorso falsamente emancipatorio. Di nuovo, il motivo è (fin troppo) facile da capire: l’uomo che cerca lavoro non è posto di fronte a questo dilemma di strumentalizzazione sessuale del suo corpo. Siamo all’interno di una costellazione di potere, non possiamo dimenticarcelo: nella gerarchia il boss sessuomane sta sopra, la persona che cerca lavoro sta sotto. È evidente che questa gerarchia provoca momenti di sottomissione. Ma se la donna e l’uomo sottostanno nello stesso modo agli strumenti di sottomissione ordinari (ad esempio: hai urgentemente bisogno di soldi, quindi accetti qualsiasi lavoro anche se fa schifo), nella società maschilista solo la donna (a parte eccezioni marginali) deve sottostare all’avances sessuale.
 
Il problema è intersezionale: il potere E il sesso
Il problema Weinstein è quindi duplice. Da un lato è un problema di potere. Dall’altro è un problema di sessismo. Le due cose sono unite in un solo atto (l’esercizio del potere sessista), ma per analizzare i commenti latini, completamenti deragliati rispetto al resto d’Europa del nord, bisogna scindere strettamente i due aspetti del problema e capire che agiscono contemporaneamente, rendendo la donna un soggetto doppiamente discriminato.
Mi direte: “sì, ma Asia Argento è milionaria, mica è discriminata per questioni di soldi”. Verissimo. Ma anzitutto rimane la punta di un iceberg, un importante segnale della nostra società del silenzio ipocrita: se nemmeno le donne d’alto borgo riescono a uscirne, pensate chi non ha i soldi di Asia Argento. Inoltre come notavo già qualche tempo fa sul caso Polanski, Weinstein godeva di una certa difesa di potere corporativo. Protetto per decenni perché unanimemente considerato uno che “ci capisce di cinema”, ben sappiamo che il potere non è solo soldi. E questo, aggiunto ad una società bacchettona e bigotta, ergo sessista, lo mette in posizioni di dominio anche su donne già potenti di per sé come Asia Argento.
Questa è la nuova dimensione dell’analisi della discriminazione: capire che si ha a che fare con un problema intersezionale. Solo così si può riuscire ad uscire dalle frasi vomitevoli che danno della puttana a Asia Argento. E che giustamente la hanno fatta fuggire a Berlino, facendole dire giustamente che “Anni di visione berlusconiana hanno portato all'umiliazione della donna”. Io aggiungerei che i secoli di dominio religioso certo non hanno aiutato.
 
Uomini: un po’ di autocritica!
So bene che con i miei articoli di critica al sessismo racimolo molti risolini fra varie frange di lettori. “Ma Contarini ora è una donna”?
Eccola, un’altra reazione del sessismo: il divieto per i maschi d’abbandonare il loro ruolo di dominio. A me non interessa, non ho nessun problema ad essere visto come una donna, siccome non trovo ci siano differenze fra donne e uomini. La parità passa anche dal mettersi in discussione nel proprio ruolo di dominio. E passa nel cercare anche qui i dettagli della quotidianità, quel sessismo implicito e latente che tocca ognuno di noi maschi, che ci autorizza a fare commenti inadeguati, ad oggettificare la donna.
Senza una presa di coscienza di noi stessi l’emancipazione non è possibile: o in realtà siamo per la parità solo a parole?
 
Filippo Contarini