Dopo Mendrisio il Ppd salverà il seggio in Governo?

Dopo Mendrisio il Ppd salverà il seggio in Governo?

Giugno 04, 2018 - 06:04
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Il Ppd riuscirà a salvare il seggio? Con quali nomi?

Il risultato di domenica 27 maggio a Mendrisio, il Ppd cantonale ha voluto rimuoverlo in fretta e furia, ma è chiaro a tutti che la sconfitta di Marco Romano, che non è riuscito ad aggiudicarsi la poltrona di sindaco del "Magnifico Borgo" è più di un semplice campanello d'allarme. Anzi potrebbe essere il segnale chiaro che il seggio in Governo è a rischio (a favore di un plrt che invece sembra essere in netta ripresa).
L'entourage Ppd, due anni or sono, quando in comitato cantonale ha optato per un Fiorenzo Dadò alla presidenza cantonale, ha creduto che il granconsigliere valmaggese fosse il "giusto" leader per risalire la china. Infatti a differenza della linea di Filippo Lombardi (l'altro "big" che aveva conteso la poltrona di presidente dopo un lungo "interim"), più improntata ad una linea per certi versi "liberale", Dadò veniva visto come un leader in grado di rosicchiare voti alla Lega, con la sua linea politica che di fatto è molto simile a quella di via monte Boglia (tanto che all'inizio del suo mandato presidenziale sulle pagine del Mattino della Domenica si poteva percepire un certo nervosismo).
Pochi mesi dopo, i risultati elettorali delle elezioni della nuova Bellinzona mostravano un Ppd in discesa (soprattutto nella "vecchia" Bellinzona, dove il partito di Dadò era arretrato ulteriormente). L'anno prima, nel 2016, le elezioni comunali in grandi centri come Locarno e Lugano avevano mostrato il partito cristiano in affanno: sul Ceresio sono riusciti a riconfermare il seggio in Municipio per pochi resti, mentre sul Verbano sono riusciti a riconfermare i due seggi nell'esecutivo, pur avendo meno schede del Ps, grazie ai voti preferenziali rastrellati da Cotti e Caroni e soprattutto grazie alla debolezza della lista socialista, i cui candidati non sono riusciti a raccogliere molti voti esterni ( non riuscendo a riconquistare il secondo seggio).
Ora con la sconfitta nel loro feudo storico di Mendrisio per gli azzurri gli scenari in vista delle elezioni cantonali 2019 non sono rosei.
La linea di Dadò di "scimiottare" la Lega, proponendo un Ppd in versione "Lega light", non sembra stia portando i frutti sperati. Certo lo scandalo Argo1 e cene in Valtellina non aiutano.
Se a Mendrisio il Plrt ha "aiutato e supportato" il suo candidato Cavadini, non si può proprio dire che il Ppd cantonale si sia molto mobilitato per sostenere Romano.
Il gruppo dirigente cantonale degli azzurri non convince. I vari Fiorenzo Dadò, Noccolò Parente, Giorgio Fonio e Marco Passalia, con il capogruppo Maurizio Agustoni, almeno finora, non si è dimostrato un "dream team". E manca meno di un anno alle elezioni cantonali!
A quell'appuntamento il Ppd ci arriverà con un mensile e non più un settimanale, infatti il già quotidiano Popolo e Libertà è stato trasformato da settimanale in mensile. È possibile che anche il quotidiano cattolico Il Giornale del Popolo non torni così presto nelle bucalettere dei suoi abbonati, anzi potrebbe non tornare più in cadenza quotidiana.
Dunque sarà obbligatorio fare una lista di battaglia. Data per scontata la ricandidatura di Paolo Beltraminelli, i ben informati parlano di un possibile Bruschetti, sindaco di Massagno come sfidante. Bruschetti è da sempre molto in "sintonia" con il senatore Filippo Lombardi. Ma battere Beltraminelli, per quanto "ammaccato" da Argo1 è improbabile.
Nel Locarnese i ben informati dicono che c'è chi vede bene una ricandidatura dell'ex presidente cantonale Fabio Bacchetta Cattori, ma noi crediamo che a rappresentare la regione toccherà uno dei due municipali di Locarno, Caroni o Cotti (e noi diamo più probabile quest'ultimo, nonostante nel 2015 per il Gran Consiglio non fece una votazione eccezionale).
Nel bellinzonese e valli i rumors parlano di un Noccolò Parente in pole position, ma noi crediamo che un Raffaele De Rosa prenderebbe molti più voti (soprattutto da fuori, che poi sono i voti che servono molto al Ppd oggi, se vuole mantenere il seggio in Governo). Altro nome che potrebbe emergere è quello del medico Simone Ghisla, che sicuramente potrebbe contare sui consigli dell'attuale presidente della Corsi, l'ex consigliere di Stato Luigi Pedrazzini. Mentre per il Mendrisiotto escludiamo una candidatura del consigliere nazionale Marco Romano. Dopo la batosta di domenica scorsa, probabilmente passerà un giro, ibn attesa dell'autunno 2019, quando dovrà (a fatica, il Ppd ha il secondo seggio al Consiglio nazionale per il rotto della cuffia...) cercare di essere riconfermato a Berna.
C'è chi parla di una ricandidatura di Giorgio Fonio per il Consiglio di Stato (ma chi glielo fa fare....), o del capogruppo Maurizio Agustoni. Ma se il Ppd vuole fare una lista di battaglia veramente, l'unico nome che potrebbe giocarsi è quello di Carlo Croci (il problema è convincerlo!). Magari per il Mendrisiotto potrebbero giocarsi un Gianluca Padlina, figlio d'arte, nonché vicepresidente dell'ordine degli avvocati.
E  le donne? Bè, il Ppd non ha più quel gruppo di donne molto forti come ai tempi di Mimì Bonetti Lepori, Chiara Simoneschi Cortesi, Francesca Lepori Colombo e Monica Duca Wiedmer.
Adesso le donne più forti sono Sabrina Gendotti (che ha l'handicap di essere già stata candidata nel 2015), Sara Beretta Piccoli (che sicuramente accetterebbe la sfida), la presidente delle Donne Ppd, la dottoressa Cinzia Marini e la manager del Chocolat Stella Alberti.
Diciamo che con una lista con il municipale Cotti (o Caroni), una Cinzia Marini, un Raffaele De Rosa (o Simone Ghisla) e un Carlo Croci, i popolari demmocratici potrebbero avere ancora chances per salvare il seggio di Paolo Beltraminelli. Poi forse diverrà il seggio di un Croci, ma il Ppd sarebbe salvo.