Ecco come si difende la presidente delle FFS sull'"Angola-Connection"

Ecco come si difende la presidente delle FFS sull'"Angola-Connection"

Novembre 07, 2017 - 07:29
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La presidente delle FFS Monika Ribar spiega la sua partecipazione al progetto del porto angolano citato nei Paradise Papers.

Alla notizia sui giornali d'oltralpe è stato dato ampio risalto. La presidente del CdA della FFS Monika Ribar figura fra i nomi emersi fra i documenti recentemente rivelati dall'International Consortium of Investigative Journalist denominati "Paradise Papers". Questi documenti in genere riguardano società e persone che hanno gestito o sono stati titolari di conti off-shore sottratti al fisco dei rispettivi Paesi dal 1950 al 2016.
Per quanto riguarda Ribar la sua presenza nella lista non riguarda dei suoi conti, ma un compenso di 100'000 dollari che avrebbe ricevuto nel 2015 (allora era vicepresidente delle FFS) dalla Capoinvest Limited, società con sede alle Isole Vergini dell'imprenditore svizzero-angolano Jean-Claude Bastos, per una consulenza riguardante un progetto di porto in Angola. Bastos nel 2011 è stato condannato dal Tribunale penale del Canton Zugo per contratti d'affari irregolari. La sua società gestisce il Fondo sovrano dell'Angola ed è considerato molto vicino al Governo angolano.
Ribar, che ha pure fatto parte del Cda di Capoinvest Limited prima di assumere la presidenza delle FFS, si è difesa sulle pagine del Blick sostenendo che ha valutato "attentamente" la sua partecipazione al progetto, che ha considerato "logisticamente molto interessante". Come parte del suo mandato, ha contribuito a creare il progetto portuale, basandosi sulla sua "grande esperienza nella logistica globale, nella gestione e in Africa".
In merito al compenso ricevuto esso sarebbe stato in linea con quello di "altri mandati di questo genere comparabili".