Egea Zufolo: "la Bainvegni Fugitivs Marsch, un'esperienza che va vissuta e sentita"

Egea Zufolo: "la Bainvegni Fugitivs Marsch, un'esperienza che va vissuta e sentita"

Dicembre 11, 2017 - 16:00
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Ieri a Bellinzona si è conclusa la Bainvegni Fugitivs Marsch di Lisa Bosia Mirra (vedi qui), che ha percorso tutta la Svizzera per chiedere una politica migratoria più umana. Fra le persone che hanno accompagnato la granconsigliera del Ps nella sua lunga marcia attraverso la Svizzera c'era anche la giovane esponente della Gioventù socialista (Giso) Egea Zufolo. Noi gli abbiamo chiesto di spiegarci i motivi che l'hanno spinta ad intraprendere questa esperienza.

Egea Zufolo, lei ha seguito Lisa Bosia Mirra nella marcia che ha compiuto attraversando alla Svizzera. Per quale ragione ha deciso di aderire a questa iniziativa?
Ho deciso di aderirvi perché purtroppo il Ticino e la Svizzera che vedo sono chiusi, inospitali e xenofobi. Non è quello che voglio. Bisogna discutere e anche lottare, perché non si può andare avanti così.
 
Qual è stato il momento più difficile di questa marcia?
Forse il momento più difficile è oggi. È stata un'esperienza meravigliosa, indescrivibile, e che forse non si può capire fino in fondo se non la si è vissuta. Tornare a casa è bello, ma ciò significa che un'esperienza meravigliosa è finita.
 
Nella vostra marcia vi siete passati nel luogo in cui era in corso il congresso dell'Udc. Come è stato questo episodio non programato della vostra marcia?
È stato "divertente". Inizialmente non ci eravamo resi conto che si trattasse del congresso dell'Udc.
Quando siamo arrivati abbiamo iniziato a distribuire i volantini della nostra marcia e abbiamo avuto modo di confrontarci con esponenti dell'Udc. Personalmente ho constatato che di argomentazioni valide da parte loro non ne sono giunte molte.
 
Elly Schlein oggi ha spiegato che gli accordi di Dublino sono stati modificati e ciò comporta che non varrà più la più la possibilità di rimpatriare i richiedenti l'asilo nel primo Paese dell'Unione europea in cui i profughi sono arrivati. Questo comporterà una maggior redistribuzione interna dei richiedenti l'asilo fra tutti i Paesi firmatari degli accordi di Dublino (e la Svizzera una quindicina di anni or sono ratificò questi accordi, ndr). Se la Svizzera approvasse i nuovi accordi di Dublino inevitabilmente significherà un aumento della quota di richiedenti l'asilo. Lei crede che vi sia un consenso sociale per accettare un aumento di richiedenti l'asilo?
Attualmente non vedo un grande consenso. Nel corso della marcia ho però visto come molti svizzeri che erano convinti che i richiedenti l'asilo fossero gli stranieri che vengono "a rubarci il lavoro e a violentarci le donne". Conoscendoli veramente però molti capiscono che sono persone normalissime. Questo mi dà speranza.
 
Qual è l'esperienza che l'ha toccata di più umanamente durante questa marcia?
È impossibile fare una classifica. Ogni giorno c'erano piccole o grandi cose che ci toccavano. È un'esperienza che va vissuta e sentita.