Facebook ha a cuore la nostra privacy... e quella dei killer

Facebook ha a cuore la nostra privacy... e quella dei killer

Maggio 21, 2018 - 11:33

Facebook nega agli inquirenti italiani l'accesso alle chat di un condannato per assassino.

Per Facebook la privacy conta di più, perfino delle richieste di Procura e Tribunali.
La procura di Ivrea ha infatti chiesto l’accesso alla chat di Facebook di Gabriele Defilippi, accusato dell’omicidio di Gloria Rosboch e condannato a 30 anni di carcere. Da Facebook hanno risposto che "le informazioni richieste non hanno pertinenza con il reato commesso”. Ciò nonostante un giudice federale della California abbia disposto che l’azienda fornica i dati richiesti alla procura di Ivrea. Agli inquirenti italiani interessa in particolare approfondire il ruolo della madre, sospettata di essere complice dell’uomo. Ma il social media di Zuckerberg non cede, nonostante la vicenda Analitica che ha visto i dati dei profili di milioni di utenti finire nelle mani della società di datamining britannica, sospettata di aver influenzato  le elezioni presidenziali Usa, abbia ridimensionato l’immagini di “paladini” della prevacy del social media.