Facebook non è finita, ma gli oppositori crescono

Facebook non è finita, ma gli oppositori crescono

Aprile 06, 2018 - 13:29
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Non c'è solo lo scandalo Analytica a pesare su Facebook. E gli investitori iniziano a sentire "puzza di bruciato".

Lo scandalo Cabridge Analytica segna l’inizio del declino per Facebook? In questi giorni in molti si chiedono quale possa essere la portata per il social media fondato da Mark Zuckerberg della recente vicenda riguardante i dati di 50 milioni di utenti finiti nelle mani della società di data minig Cambridge Analytica.
Tanto più che la recente vicenda giunge dopo un periodo di forti mutazioni per Facebook. Ad affrontare la tematica è un articolo di Jim Edwards pubblicato su Business Insider Italia, che evidenzia come il social media ad inizio anno abbia deciso di privilegiare nell’algoritmo che determina cosa vediamo sulla bacheca non più i contenuti di organizzazioni giornalistiche, ma bensì quelli di amici e parenti. Ciò secondo l’autore ha reso Facebook “noioso”. “Questa non è l’esperienza vivace, eccitante, sorprendente – spesso che ti fa infuriare – di Facebook, quando le notizie e le reazioni delle persone alle notizie erano ciò che dominava la bacheca”, osserva, mentre quello che ora si può vedere con più facilità ora è, ad esempio, è il post di un’amica che cerca “un buon osteopata”.
Lo stesso Zuckerberg in una recente riunione avrebbe dichiarato che un calo dell’utenza in seguito alla modifica dell’algoritmo era stato previsto. “Mi aspetto che il tempo che la gente passa su Facebook e in certa misura il loro coinvolgimento, diminuiscano di conseguenza”, riporta Business Insider Italia citando le parole del ceo di Facebook. “Stimiamo che questi aggiornamenti riducano il tempo trascorso su Facebook di circa il 5% nel quarto trimestre”. Era il 31 gennaio e le sue parole si sono fatte sentire sul titolo in borsa, che ha ceduto il 14%.
A ciò si aggiunge ora l’”affaire” Analytica. Il peggio per Facebook potrebbe non essere ancora arrivato, osserva Edwards. La maggior parte degli utenti non sapeva fino ad ora la quantità di dati su di noi di cui dispone il social. Anche sul fronte degli investitori iniziano a sorgere preoccupazioni. Scott Stringer, a capo del fondo pensioni della Città di New York (che detiene un miliardo di dollari in azioni Facebook) si è spinto fino a chiedere le dimissioni di Zuckerberg dalla presidenza del Cda (vedi qui). “Quello che gli utenti hanno scelto di condividere con Facebook è solo una piccola parte di ciò che l’azienda sa dei suoi utenti. La società aggrega tonnellate di dati, da broker di parti terze e aziende di tecnologia pubblicitaria (ad esempio Liveramp), per mettere insieme un un’immagine sorprendentemente dettagliata degli utenti “, afferma Lloyd Walmsley e il suo team di Deutsche Bank, citato da Business Insider. “È improbabile che molti utenti comprendano appieno la grandezza dei dati personali che Facebook e altri hanno aggregato”. Ciò potrebbe dare il via anche negli Usa a una campagna di implementazione di regolamentazioni più restrittive sulla gestione dei dati, sulla scia di quanto sta facendo l’Unione europea. Facebook rimane saldamente in testa ai socia media più utilizzati, e probabilmente, in mancanza di un degno concorrente (uno di essi, Instagram, che poteva esserlo, è stato acquistato dalla stessa Facebook sborsando un miliardo), lo rimarrà anche in futuro. Sicuramente però su Menlo Park si prospettano cieli meno sereni che in passato.