"Fake-porno" con l'intelligenza artificiale. Poi toccherà alla politica?

"Fake-porno" con l'intelligenza artificiale. Poi toccherà alla politica?

Gennaio 28, 2018 - 06:00

La nuova frontiera delle fake-news, passa dall'intelligenza artificiale, che promette di trasformare i sogni in realtà. E la realtà in un incubo.

La prima notizia di Dagospia.it la sera del 25 gennaio 2018 titolava: “Ecco il film porno della protagonista di ‘star wars’: ma non è la vera Daisy Ridley, bensì un ‘deep fake’, un falso perfetto creato grazie all’intelligenza artificiale” (qua il link alla notizia). E sembra una notizia vera, non una fake-news.
Ripresa da un articolo in inglese di Cole per vice.com, la novità non è che c’è un porno con la povera Daisy Ridley, che forse non ha mai nemmeno avuto intenzione di apparire in scene di sesso esplicito. La notizia è che internet oltre ad averci dato le stampanti 3D e il traduttore automatico universale (sia esso dallo scritto, come per deepl.com, sia esso dal parlato come su skype), ora ci dà la possibilità di rendere i sogni realtà. Ovvero di far diventare immagini che non esistono, ma che vorremmo esistano, in immagini reali. Non si tratta di attori, qui abbiamo la riproduzione e la rappresentazione vera di scene false. E, si faccia bene attenzione, non è come nell’ultimo Star Wars dove facevano, con costi altissimi, recitare i morti attraverso sofisticare ricostruzioni computerizzate. Si tratta qui invece di banali programmini per personal computer.
Il porno, da che mondo è mondo, nella società dello spettacolo è precursore di tantissime evoluzioni sociali. La dimensione del sogno – o della perversione – ovvero la dimensione dell’inesistente che vorremmo esistente, trova nel porno un’espressione fortissima, figlia di pulsioni primordiali. Per dire un esempio banale: le VHS furono il modello di videocassetta scelto dall’industria del porno, e da lì conquistarono il mondo. 
Come ben sappiamo c’è un legame tra il porno e la politica: entrambi ti vendono sogni. Ma se nel porno l’immagine si deve doppiare all’immaginazione dell’utente (e rimanere nella sua testa, in un percorso unidirezionale), in politica è la fiducia che copre la funzione di doppiaggio dell’immagine: c’è un complesso sistema di transfer dove il cittadino-elettore-utente decide di fare una contro-comunicazione verso il politico, ovvero lo vota.
Nel rapporto di fiducia fra candidato ed elettore ci sono due componenti che permettono il ritorno del voto: l’immagine e la promessa. Entrambi sono momenti centrali dell’azione politica. Il candidato quindi non solo scrive, prendendo posizione e immaginando un altro futuro. Egli deve anche farsi vedere per incarnare il momento di elargizione dei sogni, per dar loro una fisicità, un essenza, per farsi portatore del simbolo, suo referente. Non è un caso che l’unico modo per vincere sul serio le elezioni è andare in televisione (e quindi avere un complesso – e talvolta “corrotto”, nel senso di intrasparente – rapporto di potere e di scambio con i giornalisti), oppure essere demiurghi della piazza (come Beppe Grillo nel 2013).
Negli ultimi anni gli smartphone hanno conquistato le nostre tasche. Meglio: negli ultimi anni la velocità della rete di scambio dati sviluppata dai vari provider e operatori mobili ha permesso all’ipercomunicazione di entrare nelle nostre tasche, e con essa i video e il web 2.0. Il politico è ora in grado di comunicare senza intermediazioni particolari, di scrivere e farsi vedere attraverso il suo avatar virtuale e attraverso i video on-line. Una evoluzione che permetteva l’incarnazione del simbolo bypassando la televisione: la piattaforma virtuale come nuovo luogo della creazione di fiducia! I Twitter di Trump sono un elemento che vale ormai come mantra e che spesso è usato per spiegare questa uova forma di im-mediatizzazione.
Capite da soli che se puoi creare dei video porno iperrealistici, allora puoi creare anche video iperrealistici di un politico che dice che cose che in realtà non pensa. C’è un potenziale di creazione di confusione parallela enorme. Virtualmente puoi ricreare una scenografia esattamente identica a quella della Casa Bianca, con portaparola esattamente verosimili, un Donald Trump identico all’originale, che però dice cose che quello attuale (nonostante la sua imprevedibilità) non direbbe. Non è come l’ISIS che crea scenografie e le fa girare: qua puoi creare decine e decide di copie parallele contraddittorie che viaggiano in contemporanea. 
Questa innovazione è distruttiva per la creazione di fiducia. Se il fake-porno mette in difficoltà “solo” la povera Daisy Ridley, il fake-politico può mettere in difficoltà un sistema intero. 
Io penso che come reazione ci sarà una corsa alla creazione di sistemi di sostegno della fiducia, che si baseranno, probabilmente, sull’autorevolezza della fonte informativa. Pensavamo che internet avrebbe “flessibilizzato” la società, e invece improvvisamente i giornalisti avranno un potere ancora più devastante di quello che hanno adesso, così come le strutture di autorità, che saranno ascoltate ancora con più attenzione per evitare caos cacofonici. 
Alla politica che ha a cuore la democrazia l’elaborazione di soluzioni alternative per arginare l’irrigidimento sociale che sta per arrivare. Io da parte dico da un po’ di tempo che bisogna fare due cose: da un lato aprire un partito pirata di sinistra. Dall’altro ricreare società di mutuo soccorso, ripartire dai rapporti solidali, evitando come la peste le politiche top-down tipiche dei partiti attuali. Che sia il porno a dare infine gli spunti più incisivi per ritrovarsi in questa società che ci sta letteralmente cambiando sotto gli occhi?
 
Filippo Contarini