Gabriella Bonino: la Via della Seta e la Cina odierna

Gabriella Bonino: la Via della Seta e la Cina odierna

Marzo 10, 2016 - 10:00
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Ticinotoday intervista Gabriella Bonino, sinologa italiana che vive e  lavora in Cina, autrice del libro "Alla scoperta della Via della Seta, ospitata mercoledì 2 marzo dell'Associazione Ticino Cina per una conferenza con Alfonso Tuor.

Lei, Gabriella Bonino, ha recentemente pubblicato un libro intitolato "Alla scoperta della via della seta". Ci spieghi quale argomento tratta questo libro?
Parla della nascita e del perché della Via della Seta terrestre. Mi sono limitata agli itinerari terrestri, esiste anche una Via della Seta marittima che è nata dopo, nella metà del settimo secolo dopo Cristo, in seguito ai cambiamenti dinastici e dei disordini nella Cina continentale. Ho scritto i motivi della sua nascita, duemila anni fa, dell'evoluzione, dei diversi ritenerai, del commercio. La via della seta è un percorso straordinario, perché lungo di essa sono passati mercanti, soldati, monaci, avventurieri, ci sono stati scambi culturali straordinari, l'arrivo di religioni, come il buddismo e il nestorianesimo, l'arrivo in occidente della seta e della carta. Implica quindi un insieme di elementi che sono estremamente interessanti, che vale la pena di studiare in modo approfondito.
 
Rispetto al presente, e all'attuale progetto della "Silk Road" cinese, che si propone di creare un'integrazione economica a livello euroasiatico, quali sono le opportunità per l'Europa?
L'Italia ha aderito anni fa alla Banca di investimenti per le infrastrutture in Asia, che è stata promossa dalla Cina. Aderendo a questa banca l'Italia può partecipare e investire in molti progetti, soprattutto in infrastrutture stradali e ferroviarie, che implicano naturalmente commercio e sviluppi economici lungo tutta la via della seta terrestre e lungo la nuova via della seta marittima. Quindi i collegamenti ferroviari, dalla Cina, dal Xingjang, attraverso il Kazakistan, il sud della Russia e poi l'Europa orientale, la Germania, la Francia e la Spagna. L'Italia dovrà cercare di attirare dei centri portuali o di altro tipo per goderne direttamente.
 
Rispetto a questo scenario pensa che l'attuale situazione economica della Cina, con le turbolenze sui mercati finanziari e il calo della produzione industriale, sia una problematica passeggera o indice di una crisi più strutturale?
'economia cinese è cresciuta più del 10% per molti anni e non è pensabile che una velocità di questo tipo possa continuare nel tempo. La Cina ha già raggiunto un surplus di produzione e questo nuovo progetto della “Silk Road” serve chiaramente a smaltire anche questi eccessi di produzione. Serve anche a creare nuove occasioni di occupazione, perché un problema fondamentale per la Cina è dare lavoro a più di un miliardo di persone. Quindi questa opportunità della nuova cintura economica, che non copre solo i tratti coperti fin'ora, ma interessa anche l'Africa e non solo, come ad esempio il Kenia, il Pakistan, offrirà dei grossi sbocchi per la Cina, ma anche per gli altri Paesi interessati. Soprattutto la Cina spera attraverso questo sviluppo economico e di nuove vie di trasporto di portare un miglioramento delle situazioni di conflitto religioso o etnico presenti in numerosi paesi dell'Asia.
 
La Cina è un paese molto diversificato dal punto di vista etnico e culturale. Lei ha ad esempio visitato la regione dove prevale l'etnia degli Uiguri. La Cina punta sullo sviluppo economico interno anche per evitare il sorgere di conflitti? Questi conflitti sono presenti? Sono sotto controllo?
La cultura Uigur è impregnata della cultura musulmana, molto differente da quella Han. Queste due culture convivono fra alti e bassi da secoli, perché lo Xinjang è una provincia che fa parte dell'impero cinese dalla metà del '700. È diventato una provincia della dinastia Cin alla fine dell'800 e diventa una regione autonoma nel 1955. La Cina si è data come priorità lo sviluppo economico, che ha coinvolto le coste della parte orientale e nord-orientale, ma la parte occidentale era rimasta da parte. Questa è una grande occasione di sviluppare l'occidente cinese, quindi lo Xingjang e anche il Tibet, lo Yunan e il Sechuan, che hanno avuto fino ad oggi un ruolo poco importante nei piani di sviluppo cinese. La parte Est è "troppo sviluppata", per così dire, quindi c'è il bisogno di rivolgersi a queste zone. Io ho visitato queste zone per la prima volta nel 1987, allora i negozi erano vuoti, come nel resto della Cina. C'è stato un cambiamento colossale, con un grande sviluppo di nuove imprese e nuove fabbriche, che danno lavoro anche agli Uigur. Ad esempio le donne uigur possono uscire di casa e andare a lavorare nelle industrie tessili. L'intento del Governo cinese e quello di migliorare le loro condizioni economiche, perché la vita nel deserto è sempre stata una vita povera. Io non ho mai visto povertà durante il mio viaggio. Ho visto gente vestita dignitosamente e pure smartphone ovunque, addirittura presso i nomadi.
 
Lei è stata oggi ospite dell'Associazione Ticino- Cina. In occidente forse la realtà cinese non è sempre pienamente compresa. Secondo lei è importante promuovere la conoscenza di questo Paese?
Certo. È estremamente importante. La Cina è ancora spesso vista con gli occhi del suo passato rivoluzionario che adesso ha lasciato il posto alle necessità concrete. La Cina sta ad esempio compiendo un enorme lavoro per la lotta alla povertà. Centinaia di milioni di cinesi erano poveri fino a trent'anni fa. Ora ci sono strategie nuove "one to one", villaggio per villaggio e famiglia per famiglia per sradicare completamente la povertà. Ci sono zone che non dovrebbero essere abitate dall'uomo, eppure ci sono ancora milioni di persone che vivono in condizioni pessime, senz'acqua. Ho un amico cinese che fa il volontario in un villaggio tibetano, in cui non c'era l'elettricità, dove bisognava prendere l'acqua dal torrente, con condizioni igieniche scarse e malattie e i bambini che non andavano a scuola. È li da due anni e ha cercato dei fondi per mandare i bambini a scuola e curare i malati e i tibetani sono estremamente commossi. Lui è un volontario e lavora assieme a una scrittrice tibetana che è originaria di quel villaggio. Attraverso questo ragazzo cinese, uno dei tanti, questa scrittrice è tornata al suo villaggio per migliorare le questa situazione. Quindi ci sono delle realtà molto vivaci e molto belle. Oltre ai progetti formativi colossali c'è anche una realtà di solidarietà, di sensibilità su la povertà. Con lo sviluppo del turismo poi oggi i cinesi viaggiano ovunque e quindi conoscono le esigenze di quello che si deve fare per migliorare una certa situazione. Mandano quindi denaro e vanno a lavorare per dare supporto tecnico, per costruire pozzi, ospedali. I grandi ospedali e le scuole distaccano medici e insegnanti in zone remote e quindi c'è un supporto che in precedenza non esisteva e che crea una realtà che in precedenza non si conosceva.