Gender studies e gay pride: la cultura dell’orgoglio queer

Gender studies e gay pride: la cultura dell’orgoglio queer

Maggio 30, 2018 - 18:54

Dal discorso di Sojourner Truth ai gender studies nelle facoltà universitarie. Buona festa al Gay Pride!

In questi giorni di preparazione al gay pride vorrei portare il mio saluto e sostegno in qualità di teorico del diritto a tutt* coloro che parteciperanno alle manifestazioni!
Anche noi all’università ci stiamo occupando di discriminazione e di questioni di genere: oggi sono studiate dalla nuova branca dei gender, crip e postcolonial studies, attualmente la più in espansione nelle università svizzere, in un’ottica interdisciplinare.
Addirittura la professoressa Monika Jakobs, decana di teologia cattolica a Lucerna, spiegava nel 2011 che i gender studies non si possono più ignorare nemmeno fra i religiosi. Nelle facoltà di diritto ci stiamo armando con cura, proponendo sempre più lezioni di teoria del diritto femminista, storia del diritto razzista coloniale e studi sulle tecniche giuridiche dell’esclusione attraverso la lingua. L’istituto svizzero per scienze giuridiche femministe e gender law (www.genderlaw.ch) ha una posizione di avanguardia proprio in questi temi.
Si tratta di studi che questionano strutture sociali, non atteggiamenti individuali. Che possono ad esempio anche dare risposte a quei maschi che pensano di essere discriminati dalle donne e che sono invece vittime delle stesse strutture maschiliste patriarcali. Judith Butler e il suo richiamo a Foucault ha permesso di aprire spazi enormi nella linguistica e nell’antropologia su questi temi, ovvero analizzando con metodo scientifico la nostra vita quotidiana.
Molti non lo sanno, ma come ha sottolineato Marco Coppola nella bella intervista a ticinotoday, le lotte per i diritti degli omosessuali, femminismo e opposizione al razzismo vanno a braccetto. Si tratta di opporsi a un patriarcato coloniale che inquina ancora la società del Duemila.
Si tratta di storie antiche. Si pensi al memorabile discorso del 1851 della signora Sojourner Truth, schiava a New York fino al 1827: “A quell’uomo che sostiene che le donne vanno aiutate a salire sulla carrozza e che va dato loro il posto migliore, io dico: nessuno mi aiuta a salire sulla carrozza, né mi lascia il posto. Ma quindi: io non sono una donna? Guardatemi! Guardate il mio braccio! (mostrando poderosi muscoli). Ho arato, piantato e raccolto nei granai, senza i comandi di un uomo. E quindi: non sono una donna? Potrei lavorare e mangiare tanto quanto un uomo - quando ho potuto farlo - e sopportare pure le frustate! E quindi: non sono una donna? Ho partorito tredici figli, tutti venduti in schiavitù […] E quindi: non sono una donna?”
Nella grande questione sul genere e sul razzismo oggi sono stati sì fatti passi da gigante. Eppure con il vento reazionario che soffia sull’Occidente sembra che quelle conquiste siano sempre più messe in discussione. Per questo è importante dare anche una scientificità agli studi di genere.
Al netto del sostegno alla causa omosessuale, i gender studies questionano quindi tutte le discriminazioni. Si va dalla creazione di nomi che descrivano atteggiamenti conosciuti, ma tabuizzati (ad esempio il concetto di mansplaining, si veda qui una vignetta di Zerocalcare che lo condanna) all’individuazione di strutture subdole come il sessismo benevolo (“le tengo aperta la porta, signorina”). Forse alcuni saranno stupiti, ma le ricerche empiriche dimostrano che dove gli uomini sono più gentili formalmente con le donne, là c’è anche più violenza sulle donne. Infine si cercando vie scientifiche per opporsi alla chiarezza del razzismo sovranista (ad esempio quello delle parole del nuovo governatore lombardo Fontana, che nelle recenti elezioni italiane dichiarava: “la razza bianca è a rischio”).
Sono studi complessi, su temi che spesso si intersecano (intersectionality): ad esempio quando razzismo e sessismo si mischiano. Si pensi alla donna schiava: i benpensanti liberali non la vedono come una donna. Ma allora secondo che criteri e logiche studiare quella discriminazione?
A Baden c’è un bellissimo bar-teatro gestito da Stella Luna Palino: la cultura transgender mostra ogni giorno e ogni sera come contrastare quella società che ha paura. Alla paura si deve opporre la cultura. E guardate che bel programma culturale trovate al Gay Pride! Buona festa!

Filippo Contarini, teorico del diritto