#germandeathcamps, la Polonia e Christoph Blocher

#germandeathcamps, la Polonia e Christoph Blocher

Febbraio 12, 2018 - 11:53

I "miliardari" fanno la Storia su youtube. Così la Polonia vuol rifarsi la "verginità".

Avete visto su youtube le pubblicità sui campi di concentramento? Quelle che terminano con l’hashtag #germandeathcamps.
Uno si direbbe: “varda! Youtube fa video-scuola sulla shoah, finalmente un po’ di impegno civile”. Roba necessaria, anche da noi: i neonazisti spuntano come funghi (amanite falloidi, invero) anche nel piccolo Ticino e a Zurigo hanno cominciato a schedare i bambini direttamente alle scuole.
Purtroppo no, non sono video civici. I video, girati professionalmente, sono un’azione di propaganda dalla Polonia. Sostengono che i polacchi nulla avevano a che fare col genocidio nazista. Dicono che solo i tedeschi erano responsabili e su questo cercando di costruire un’immagine positiva della storia nazionale.
Purtroppo raccontare la Storia così, senza nemmeno coltivare qualche dubbio, non rende giustizia anzitutto nemmeno ai polacchi.  Sappiamo bene che il campo di concentramento di Auschwitz era nella Polonia occupata, pronto ad essere usato perfino contro di loro, nessuno lo nega (per qualche info di base: la pagina Wiki). Troppo facile però pretendere di essere stati vittime e basta, addirittura il governo vuol far punire per legge chi dice che i polacchi hanno avuto un ruolo nel nazismo.
La Storia fatta a spanne è proprio ciò che permette di creare nuove vittime. La coltivazione della Memoria, quella che non dà troppo facilmente degli eroi ai vittoriosi e dei carnefici agli sconfitti, quella che cerca di capire chi ha fatto cosa e perché, ha il ruolo di sistema immunitario. #never_again, verrebbe da dire.
In Polona l’invasione tedesca è ora uno strumento di propaganda nazionalista. Descrivere i polacchi come i buoni, questa è la missione. E chissenefrega se il fumetto Art Spiegelmann, il più tradotto al mondo, che ha disegnato le storie degli ebrei di Polonia finiti ad Auschwitz, rappresentava alcuni polacchi come maiali a causa del collaborazionismo. Cosa vogliamo fare, censurare il celebre “Maus”?
La Storia è cosa complessa. Io, per dire, non conosco la Storia polacca. E non mi permetto certo di raccontarla qua. Ma quando la propaganda puzza da lontano bisogna fare un cenno. Altrimenti il conservatore polacco potrà sempre facilmente dire “tu che ne sai?” e invece di coltivare il seme del dubbio, centrale per lo studio della Storia, ricamarci sopra propaganda politica.
La Storia non serve a dire “i polacchi sono stati tutti vittime” o “i polacchi sono stati tutti carnefici”. Quella è anti-Storia per eccellenza! Ma bisogna raccontare anche le parti scomode, altrimenti è nient’altro che lifting. Non a caso a Berlino dal centro per le ricerche sull’antisemitismo mettono in guarda ricordando che sì, il collaborazionismo c’è stato anche in Polonia (vedi qui).
Ma ai conservatori, che da sempre legittimano la loro politica attraverso la manipolazione della Storia, dà fastidio avere un passato scomodo. E, se permettete, vorrei notare un parallelismo svizzero.
Anche miliardario dell’UDC Christoph Blocher, tanto amato dalle sue cheer-leaders nostrane come Gobbi e compagnia bella, continua a voler raccontare una Storia a spanne. Ultimo esempio è il presuntuoso pippone storico sparato a Wetzikon per il suo discorso di inizio anno (qui un breve rapporto del tagesanzeiger). Sono anni che l’UDC cerca di relativizzare il ruolo svizzero durante il nazismo, nonostante le porcherie ben descritte dal “rapporto Bergier” in poi. Di pochi giorni fa è la cancellazione degli atti sulla P26 (sulle cui nefandezze Werner Carobbio fece luce in una commissione parlamentare).
Cancellare la Storia con il tipp-Ex è il metodo preferito di fare Storia a Destra. D’altronde i suoi ricchi miliardari  possono pure permettersi di comprarsi spazi sui media per questo scopo (la pubblicità polacca è peggio della gramigna, la ho trovata persino sul sito liberaTV).
Noi dobbiamo esserne coscienti e ascoltare chi la Storia la questiona per professione, al riparo dagli influssi dei capitalisti. Ad esempio il bravissimo storico Thomas Meissen, che da alcuni anni lotta come un leone contro le fake-news sparate quotidianamente da Blocher sui temi storici.
I miliardari di destra che si comprano youtube vogliono cittadini che credono ciecamente nella loro nazione, senza brutte esperienze, senza colpe, senza macchie. Bisogna regalare coscienze ripulite a nuovo!
D’altronde Blocher quando era ministro della giustizia è riuscito persino ad andare in Turchia a dire che bisognava eliminare gli articoli del codice penale svizzero sul negazionismo. Mai discorso piacque di più a Erdogan, che ha ben bisogno di qualcuno che faccia un po’ di revisionismo storico, ora che deve attaccare i curdi senza nessuno che gli ricordi cosa hanno già fatto con gli Armeni.
Cari lettori, tenete all’erta le vostre antenne. Questa è la stessa gente che ci ha fatto votare sulla Civica a scuola. E noi come società dobbiamo cominciare a prepararci a lotte dure e faticosi, perché l’unica cosa che funziona contro i miliardari è la nostra coesione e la certezza che no, non potranno manipolare anche la nostra Storia e la nostra Memoria.
 

Filippo Contarini