Gianni Frizzo: "la politica si è messa nelle mani delle FFS"

Gianni Frizzo: "la politica si è messa nelle mani delle FFS"

Maggio 01, 2018 - 20:00
Posted in:

Il 7 marzo del 2008 in risposta all’annuncio dei piani delle FFS di smantellamento dello stabilimento delle Officine FFS di Bellinzona le maestranze entravano in sciopero. Per 33 giorni, con una grande partecipazione della popolazione, e anche della politica canton-ticinese, in quel mese prese vita la storica mobilitazione sindacale. Da quella mobilitazione le Officine sembravano uscire addirittura rafforzate, con la promessa dell’istituzione di un Centro di competenze in ambito ferroviario.
A dieci anni di distanza sul tavolo c’è ora la dichiarazione di intenti fra FFS, Cantone e Città di Bellinzona, che prevedrebbe la creazione di una nuova Officina nel Bellinzonese (con circa 200 posti di lavoro), un parco tecnologico nel sedime attuale, per un investimento di 360 milioni, di cui 120 a carico di Cantone e Città di Bellinzona.
Oggi abbiamo intervistato lo storico leader di quello sciopero, Gianni Frizzo, presente al corteo del Primo maggio a Locarno.
 

Gianni Frizzo, a 10 anni dallo storico sciopero delle Officine di Bellinzona, quale bilancio si può trarre?
A dieci anni di distanza stiamo ancora lottando per le Officine, ma le Officine esistono ancora e offrono un reddito a centinaia di lavoratori, oltre a una prospettiva per il loro futuro. Questo è un primo bilancio che si può trarre. Con grande fatica siamo riusciti a stabilire i presupposti affinché le FFS non potessero fare ciò che volevano con questo bene comune. Abbiamo sottoscritto, e soprattutto fatto sottoscrivere, degli impegni, sia con le stesse FFS, che sul piano politico, che hanno garantito la sopravvivenza di questo indispensabile stabilimento.

Quanti di questi impegni sono stati mantenuti ad oggi?
Qui arriva il punto dolente. Siamo in una fase in cui tutto quanto è stato fatto in questi anni corre un grosso pericolo. Ciò è dovuto al fatto che vi è stata una disattenzione politica e non si sono tenute a freno le strategie delle FFS. La politica si è completamente messa nelle mani dell'ex regia federale. Oggi rischiamo di perdere quanto in dieci anni siamo riusciti a mantenere e costruire. Credo che nessuno voglia questo. Noi ci stiamo battendo per fare in modo che gli accordi sottoscritti vengano rispettati. La politica non deve unicamente proclamarsi al fianco dei lavoratori, ma deve dimostrarlo con i fatti. Lo dimostri non sottoscrivendo dichiarazioni di intenti che di fatto segnerebbero la fine di questa realtà industriale.

Per quanto riguarda il Centro di competenze delle Officine sono stati fatti progressi?
Nell'aprile del 2008 abbiamo consegnato l'iniziativa sottoscritta da 15'000 persone per la creazione di un Polo tecnologico incentrato sulle Officine di Bellinzona. Quella del Centro di competenze è stata la controproposta del Governo. Nel messaggio del Consiglio di Stato del gennaio del 2014 si affermava che gli scopi dell'iniziativa erano raggiunti e addirittura si invitava gli iniziativisi a ritirare l'iniziativa. Con il progetto di Centro di competenze si tracciava la via per uno sviluppo industriale delle Officine di Bellinzona, non più solo con le attività delle FFS, ma diversificando l'attività anche in altri settori. Oggi di tutto ciò non è rimasto nulla. Quello che rimane è una convenzione che le FFS non rispettano e nessuno oltre alle maestranze che le richiami affinché diano seguito agli accordi presi.

Nell'ultimo anno è emersa l'intenzione delle FFS di trasferire le Officine fuori da Bellinzona. Quali sono le vostre perplessità su questo progetto?
Non si darà uno sviluppo futuro alle Officine sottoponendoci una dichiarazione di intenti che non contiene nulla di quanto appena detto: nessun rispetto degli accordi e si parla addirittura di un dimezzamento degli odierni posti di lavoro. Lo scetticismo non è dettato da una sfiducia di principio, ma dal fatto che non abbiamo nessun elemento che ci dimostri che si voglia andare nella direzione di mantenere fede ai progetti pensati per le Officine in questi anni.

Non è il trasferimento di ubicazione in sé che vi preoccupa dunque?
Innanzitutto il fatto che la sede delle Officine fosse dove attualmente è ubicata e che dovesse essere un bene inalienabile è sempre stato dichiarato sia da parte delle FFS, che da parte della politica, in primis dal sindaco di Bellinzona. Poi d'un tratto è subentrata questa "necessità", basata su dei pretesti non veri, e senza che vi sia un dibattito pubblico su questo argomento, dibattito di vitale importanza visti gli attuali 400 posti di lavoro delle Officine. Se dobbiamo accettare il fatto che le Officine vengano trasferite si presentino con argomenti validi, che possano convincerci che questa operazione è effettivamente necessaria. Vi sono motivi oggettivi, tecnici, o dettati dai volumi di lavoro, per cui la sede di Bellinzona non può essere tenuta in considerazione? Su questo si può entrare in materia e discutere. Oggi però non c'è nulla di questo e ci viene chiesto semplicemente di accettare il principio che le Officine devono essere spostate. Sappiamo anche che vi sono dei terreni che "fanno gola” dal punto di vista immobiliare. A noi però quello che interessa è la salvaguardia dei posti di lavoro.

Oggi si parla di automazione, di robot e di intelligenza artificiale. Come cambierà a suo avviso in futuro la modalità di lavoro delle Officine? Si riuscirà a stare al passo con i tempi?
Noi già nel 2008, con quanto proposto nell'iniziativa, vedevamo per il futuro delle Officine un Polo tecnologico che tenesse in considerazione questi temi. Eravamo consapevoli delle evoluzioni tecnologiche in atto e della possibilità che queste potessero portare a conseguenze sul piano occupazionale. Avevamo previsto uno sviluppo della formazione degli operai. Anche la diversificazione della produzione andava verso nuovi sbocchi lavorativi che potessero compensare queste perdite occupazionali. Dal 2008 abbiamo deciso di essere protagonisti anche noi della costruzione del nostro futuro, non solo salendo sulle barricate per difenderci dagli attacchi, ma anche essendo propositivi, a favore di queste trasformazioni, ma pensando anche a come affrontarle nel modo più indolore possibile.

Oggi Consiglio di Stato e Città di Bellinzona sono allineate sulla proposta delle FFS. Qualora non si proceda nella direzione da voi auspicata è ipotizzabile il ripetersi di una mobilitazione come quella avvenuta nel 2008?
Siamo da poco reduci da un incontro, nell’ambito della Piattaforma moderata da Franz Steinegger, con le FFS e la delegazione del Consiglio di Stato (composta da Cristian Vitta e Claudio Zali). Qui, su mandato delle maestranze, abbiamo rimarcato chiaramente che siamo stati "bypassati" nella fase di elaborazione della dichiarazione di intenti. Abbiamo chiesto formalmente di entrare a far parte della stesura degli accordi definitivi, che vogliamo poi sottoporre all'assemblea dei lavoratori. Franz Steinegger ha invitato la controparte a tenere conto della nostra richiesta e a coinvolgerci nell'elaborazione. Se questo invito venisse ignorato ci confronteremo con l'assemblea dei lavoratori per decidere se difenderci con tutte le nostre forze o inchinarci alle decisione di altri.

Qual è il sentimento fra i lavoratori delle Officine? Ci sono ancora la tenacia e il fervore dimostrati dieci anni fa?
Sicuramente ci sono ancora. C’è anche però una certa incertezza portata dalle rassicurazioni provenienti dal Municipio di Bellinzona e dal Consiglio di Stato. I lavoratori sono consapevoli del fatto che ci troviamo davanti a una situazione difficile, ma c'è ancora un filo di speranza che si possa ottenere un risultato positivo. Bisognerà presto però prendere atto se questo è possibile o meno. Le speranze non contano più molto, o si interviene o si subiranno le conseguenze.