Gina La Mantia: "costi della sanità, fare meno per fare meglio"

Gina La Mantia: "costi della sanità, fare meno per fare meglio"

Novembre 10, 2017 - 21:41
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La Commissione sanitaria del Gran Consiglio ha approvato ieri l'iniziativa parlamentare "Per un ospedale cantonale universitario di riferimento", dei deputati Simone Ghisla (Ppd), Maristella Polli (Plr), Franco Denti (Verdi) e cofirmatari, che chiedeva la concentrazione degli interventi di medicina altamente specializzata (MAS) in un'unica struttura cantonale di riferimento. Contro all'iniziativa all'interno della commissione si sono schierate le granconsigliere Ps Milena Garobbio e Gina La Mantia. Quest'ultima ci ha spiegato i motivi di questa scelta. 

 

Gina La Mantia, lei nella Commissione sanitaria del Gran Consiglio è stata relatrice del rapporto di minoranza sull'iniziativa parlamentare "Per un ospedale cantonale universitario di riferimento". Con questo rapporto si è opposta, assieme alla sua collega socialista Milena Garobbio alla maggioranza della Commissione, che ha deciso di approvare l'iniziativa. Perché voi vi siete opposte?

Siamo concordi sul fatto che la medicina altamente specializzata e la medicina complessa debbano essere centralizzate. Ciò si impone per motivi di qualità e di sicurezza, come pure di massa critica di pazienti. Questo però di fatto già oggi avviene. La medicina altamente specializzata viene quasi tutta centralizzata all'Ospedale Civico di Lugano, a parte la medicina bariatrica, che viene effettuata presso la Clinica Luganese, e l'oncologia pediatrica, all'Ospedale San Giovanni di Bellinzona. Su questo non abbiamo nulla in contrario. 

 

 

Dunque perché opporsi?

Noi vorremo che fosse mantenuto e sviluppato anche il modello del multisito, che secondo noi con la creazione di un ospedale di riferimento con sede unica viene messo in difficoltà, anche se i promotori dell'iniziativa sostengono il contrario e si dicono anche loro a favore dello sviluppo del modello multisito. Noi riteniamo che anche gli ospedali regionali, come il San Giovanni, La Carità di Locarno o l'Ospedale Beata Vergine di Mendrisio, abbiano bisogno di mantenere alcune specialità per continuare la loro attività. La sola medicina di base, come previsto negli ospedali di Faido e Acquarossa, per un ospedale regionale è troppo poco. Il nostro timore è con questo polo di eccellenza che si vuole creare venga trascurata la medicina di prossimità e di qualità, che sarà sempre più necessaria con l'invecchiamento della popolazione. 

 

 

La massa critica per il mantenimento di queste specialità sul territorio è sufficiente?

Non si tratta di medicina altamente specializzata, la massa critica c'è, come pure la qualità. Gli ospedali di dimensioni ridotte lavorano bene, lo dimostrano chiaramente anche degli studi: le infezioni sono meno frequenti e il grado di soddisfazione dei pazienti è maggiore. Vale la pena dunque sviluppare anche questi ospedali con il multisito. I centri d'eccellenza vanno bene, ma non dobbiamo perdere di vista la medicina di base e le specialità intermedie. 

 

 

Da ormai numerosi anni, specialmente in Ticino, assistiamo a un costante e ingente aumento dei premi di cassa malati. Fra i principali imputati di questi aumenti vi sono anche i costi della sanità, anch'essi in continuo aumento. Il Ps è contrario ad un contenimento dei costi che vada a scapito del servizio sul territorio e si è opposto ad esempio alla chiusura degli ospedali nelle Valli. Come si riducono i costi dunque?

Va detto che gli ospedali di valle lavorano in modo molto economico. Sono vicini ai pazienti e non hanno la strumentazione diagnostica avanzata degli altri ospedali. Fanno una medicina più mirata. La giornata di cura per paziente negli ospedali di Faido o Acquarossa costa attorno agli 800 franchi al giorno, mentre al San Giovanni va già oltre ai 1'000.

Per ridurre i costi credo che si debba andare nella direzione del cosiddetto "choosing wisely" (scegliere saggiamente, ndr). Oggi si ha la tendenza ad utilizzare, magari anche quando non serve, strumenti diagnostici come la tac. Il medico in questa scelta ha un grande peso, visto che il paziente si affida a lui. Il numero di queste apparecchiature costose che possono essere presenti sul territorio per la verità è già regolamentato, ma evidentemente ciò non è sufficiente. 

A volte poi fare meno corrisponde a fare meglio. Un esempio lampante è il ricorso eccessivo al taglio cesareo, che ha delle conseguenze negative sullo sviluppo del bambino e per la salute della madre. Quando è necessario ovviamente è opportuno farlo, ma non ha senso ricorrervi, ad esempio, per "programmare" la data della nascita.