Giovanni Barella: "Papa Francesco: belle parole, ma..."

Giovanni Barella: "Papa Francesco: belle parole, ma..."

Febbraio 15, 2018 - 13:30
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Il 12 febbraio 1882 nasceva Charles Darwin, il padre della teoria dell'evoluzione. Il 12 febbraio, e nella settmana e nel mese in corso, un po' in tutto il mondo, si tengono i "Darwin Days", conferenze, simposi e altri eventi volti a ricordare l'importanza della figura del naturalista britannico e della sua opera. Noi abbiamo chiesto a Giovanni Barella, presidente dell'Associazione dei Liberi Pensatori della Svizzera Italiana, di spiegarci perché è importante ricordare Charles Darwin.

Giovanni Barella, qual è l'importanza del Darwin Day e del ricordare la figura di Charles Darwin?
Per noi e per tutte le persone che non si riconoscono in una fede religiosa che si interessano all'andamento della vita sulla Terra, ricordare Darwin è un'occasione per difendere lo spirito e la ricerca scientifica, attraverso i valori del razionalismo e della laicità.
 
 
Papa Francesco nel 2014 ha detto che la teoria dell'evoluzione (e quella del Big Bang che ha generato l'universo) non sono incompatibili con la presenza di un creatore. La fede è ancora una "avversario" per i razionalisti?
Papa Francesco dice sicuramente delle belle parole. È capace di parlare al cuore di molte persone, soprattutto coloro che non hanno tempo per approfondire alcune tematiche. Però in concreto alcuni dogmi non sono stati abbandonati: penso all'aborto o all'autodeterminazione della vita e della morte.
La Chiesa già da prima di Papa Francesco, quando ha capito che non poteva più puntare sul principio del creazionismo, ha inventato quello che viene definito disegno intelligente. Quando la scienza è riuscita a dimostrare che il mondo non è stato creato 4'000 anni fa, come dice il Vecchio Testamento, ecco che la Chiesa ha integrato queste conoscenze, non potendo più confutarle, fermo restando che tutto ciò che esiste sarebbe comunque merito di un unico creatore.
 
Oggi la scienza non è messa in discussione solo dalla fede. Sulla teoria del cambiamento climatico, ad esempio, riconosciuta valida dalla stra grande maggioranza degli scienziati, vi è chi (come il presidente Usa Donald Trump) la definisce una menzogna. Ma un discorso simile potrebbe essere fatto per il grande dibattito che c'è sui vaccini. Al di là dei casi specifici, va fatta una battaglia per riportare la scienza "al centro del villaggio"?
Non credo debba essere fatta una battaglia a difesa della scienza. La scienza è qualcosa di inconfutabile, che scopre nuove cose. Non deve però essere un dogma. Deve sempre lasciare il beneficio del dubbio. Ogni scoperta deve essere un punto di partenza per scoprire qualcosa di nuovo.
 
Come ha celebrato l'associazione Liberi Pensatori i Darwin Days?
I Liberi Pensatori non hanno persone da venerare, ma da ricordare per il loro impegno nella comprensione delle incognite della vita. E Darwin è uno di loro. Per noi è l'occasione di ritrovarci, per trascorrere del tempo in compagnia prendendo conoscenza di aspetti scientifici.
 
 
Veniamo all'attualità cantonale. Recentemente voi avete scritto al consigliere di Stato Manuele Bertoli in merito all'accordo raggiunto fra Stato e Chiesa sull'insegnamento di Storia delle religioni. Cosa vi preoccupa di questo accordo?
Siamo vigili, anche alla luce di quanto successo nella precedente sperimentazione nelle scuole medie, dove nella Commissione di controllo cantonale c'era anche un membro della nostra associazione. Quella che è passata come una vittoria dello Stato, per ora definito abusivamente laico, sulle esigenze della religione e della fede cattolica, ci ha fatto sorgere dei sospetti. Come mai il vescovo ha acconsentito a perdere un'ora di religione tradizionale per lasciare spazio apparentemente a qualcosa di laico? La Chiesa non ha mai rinunciato alle prerogative che aveva. In merito all'introduzione dell'ora di Storia delle religioni in quarta media a partire dal prossimo 20 settembre vi è ancora da chiarire quale sarà il programma. Nella precedente sperimentazione la Storia delle religioni era solo un bel titolo, ma in pratica più dei due terzi del programma erano una conoscenza e un'esegesi della religione cattolica, e il rimanente terzo era destinato alla religione evangelica ed ad altre religioni, senza nessuno spazio alla non religione. Ricordo che anche in Ticino il 20% della popolazione non si riconosce in nessuna fede. Anche quali saranno gli insegnati di questa materia è un punto cruciale. Si sa che dall'Istituto di teologia di Lugano sono uscite molte persone, molto ben preparate sul tema della religione, ma anche purtroppo molto credenti.
Il nostro sospetto è che l'ora di catechismo, di cui è stata abbandonata l'obbligatorietà anche grazie all'impegno delle persone non credenti nel 1990, ora rischia di rientrare dalla finestra.