Giovanni Merlini: "ho cercato di dare un senso alla malattia con l'introspezione"

Giovanni Merlini: "ho cercato di dare un senso alla malattia con l'introspezione"

Ottobre 14, 2017 - 10:50
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Mercoledì sera a Locarno il consigliere nazionale Plr Giovanni Merlini, assieme al fratello Fabio, filosofo e direttore dell'Istituto Universitario Federale per la Formazione Professionale, ha raccontato la sua esperienza nell'affrontare la malattia (vedi qui). Al termine della conferenza, organizzata dal Servizio trasfusionale della Croce Rosa della Svizzera Italiana, abbiamo intervistato Giovanni Merlini.

Giovanni Merlini, circa 20 anni fa, nel 1996, lei ha scoperto di avere una malattia. Quale è stato il suo approccio?
La prima fase, che ho definito della rimozione, è stata una fase all'insegna dell'incoscienza. Ho accantonato il problema, dato che la malattia era ancora del tutto asintomatica e non mi precludeva nessun tipo di attività. Gli stessi medici mi avevano detto di continuare a vivere la mia vita. Non vi era la necessità di particolari interventi. Per un paio di anni è stato così. 
Dal 2010 ho dovuto affrontare la fase della presa di coscienza, fino in fondo. Mi è stato detto che nel frattempo era intervenuta una mutazione genetica e la mia malattia iniziale si era trasformata in qualcosa di molto più pericoloso: l'ostiomielofibrosi. Da qui è subentrata la seconda fase, ovvero la presa di coscienza del fatto che avrei dovuto affrontare un'importante battaglia.
 
 
L'impatto più forte con la malattia, ha spiegato questa sera, è stato durante la campagna elettorale per le elezioni federali, nel 2015, un momento già di per sé piuttosto stressante per un candidato. Come è stato in un periodo di così alta tensione dover vivere un momento di crollo fisico?
Ci sono stati cinque segnali. Sono avvenuti uno dopo l'altro e sono stati degli "acciacchi" abbastanza importanti. Era proprio nella fase in cui dovevo poter contare su tutte le mie forze, visto che ci trovavamo in campagna elettorale. Mi è diventata chiarissima l'urgenza di dover affrontare il trapianto. In caso contrario la situazione rischiava di degenerare e avrei rischiato di compromettere anche le possibilità di futura guarigione.
 
 
Ha mai pensato in questa fase di lasciare completamente la politica?
In quella fase non ci ho pensato. Ero totalmente assorbito dalla nuova sfida che mi si era posta di fronte. La mia priorità era quella di vincere la malattia. In quella fase la politica è passata in secondo piano.
Ho dovuto affrontare però (qualche mese dopo la conclusione della campagna elettorale) la comunicazione al pubblico della mia condizione. Per un po' ho cercato di tenere la malattia all'interno della cerchia più stretta. Poi mi sono reso conto che come persona pubblica era, in un certo senso, un mio dovere essere trasparente. 
 
 
Lei ha utilizzato Facebook per comunicare pubblicamente il suo stato di salute. Come è stato rendere pubblico un fatto così personale?
Ho dovuto superare la soglia del pudore e della riservatezza, che nel mio caso erano molto alte. Io, come credo un po' tutti, sono molto geloso della mia privacy. Non è stato facile.
Soppesando gli interessi in gioco ho scelto però di comunicare il mio stato di salute. Dovevo comunque giustificare le mie assenze dal Consiglio nazionale e il fatto che la gente non mi vedeva più in televisione o mi sentiva in radio. Anche nei confronti dei miei elettori, con cui ho una forma di debito, ho ritenuto giusto dire come stavano le cose, come pure fargli sapere che avevo intenzione di combattere.
 
 
Suo fratello, Fabio Merlini, ha parlato della difficoltà di dare un senso alla malattia. Lei come è riuscito a dare un senso a questa esperienza, così difficile e faticosa, e che crea una grande insicurezza?
Non sono sicuro di esserci riuscito. Ho fatto però un lungo lavoro introspettivo. Le lunghe giornate passate all'ospedale obbligano a riflettere: sul passato, sulle scelte fatte, su cosa è stata la propria vita fino ad oggi. Ho cercato di dare un senso alla malattia con questo lavoro di introspezione personale. 
 
 
Suo fratello nella conferenza ha affrontato il tema del dono (in riferimento alla donazione di cellule staminali), citando il discorso sulla retorica dl dono del filosofo Jacques Derrida. Al di la delle riflessioni sulla tematica del dono da parte del "padre del decostruttivismo", ci si sente responsabili per il dono ricevuto?

Ci si sente responsabili perché è un dono preziosissimo. Di fatto si tratta del dono della vita. Oltre alla riconoscenza, dunque, c'è il senso di responsabilità verso chi ti ha aiutato.