Glaubenberg: la follia tra mito e realtà

Glaubenberg: la follia tra mito e realtà

Agosto 06, 2018 - 14:30

Locarno Festival. Concorso internazionale 2018. Ispirato a una storia vera e al mito di Biblide e Cauno delle Metamorfosi di Ovidio, il film svizzero Glaubenberg porta in scena come in una tragedia greca il tema dell’incesto, dell’amore proibito tra fratello e sorella.

Si gioca su piani differenti questa pellicola di Thomas Imbach, già a Locarno nel 2001 con Happiness Is a Warm Gun
Nel film la dimensione reale e quella onirica della protagonista Lena, segretamente innamorata del fratello Noah, si intersecano, si sovrappongono fino a confondersi e a confondere lo spettatore. La pazzia sempre più evidente della protagonista la costringe ad atti sempre più istintivi e irrazionali fino ad avventurarsi in un viaggio in Turchia alla ricerca dell’oggetto del suo desiderio.
 

Peccato che a differenza di ciò che succede nei capolavori di Sofocle, Euripide ed Eschilo, qui il film non suscita alcuna partecipazione, alcuna emozione né tantomeno riflessione, bensì si assiste nel buio della sala durante i 115 minuti di proiezione a un effetto di straniamento che nulla ha a che fare con quanto teorizzato da Bertold Brecht.
 
La storia non convince e in effetti la domanda posta in conferenza stampa e che probabilmente molti in sala si sono fatti è “Perché la ragazza non viene accompagnata da uno psicologo?” E la risposta del regista “Perché i genitori sono molto liberali e Lena riesce a imporsi e a convincerli di non averne bisogno. Anzi si cura da sé, intraprendendo il viaggio in Turchia”. Mah...
 

Insomma in bilico tra mito e realtà, Glaubenberg finisce per rimanere impigliato nella trama di un gioco folle che però non travalica il perimetro dello schermo.