Gli algoritmi dei social creano discriminazioni sociali?

Gli algoritmi dei social creano discriminazioni sociali?

Luglio 11, 2018 - 08:05

Ne ha parlato nella sua relaziona annuale Antonello Soro, presidente del Garante della privacy italiano.

"I governi, in ogni angolo del pianeta, hanno sottostimato gli effetti e i rischi di un regime privo di regolamentazione, nel quale i grandi gestori delle piattaforme del web hanno scritto le regole, promuovendo un processo inarrestabile di acquisizioni e concentrazioni, dando vita all'attuale sistema di oligopoli. Questi hanno acquisito il potere di orientare i comportamenti di diversi miliardi di persone”. A dirlo è Antonello Soro, presidente dell’autorità del Garante della privacy italiano (da non confondere con Renato Soru, fondatore di Tiscali), nel corso dell’annuale relazione davanti al parlamento italiano.
Durante la sua relazione Soro ha evidenziato come solo in Italia gli attacchi informatici abbiano toccato picchi di 140 al giorno e abbiano coinvolto 330’000 persone. Le segnalazioni all’autorità sono aumentate del 500%.
Ma il presidente del Garante della privacy ha dedicato particolare attenzione alle piattaforme web. I loro algoritmi, ha detto, “"non sono neutri sillogismi di calcolo,  ma opinioni umane strutturate in forma matematica che, come tali, riflettono, in misura più o meno rilevante, le precomprensioni di chi li progetta, rischiando di volgere la discriminazione algoritmica in discriminazione sociale. Rispetto a questi rischi, risultano importanti le garanzie sancite dal nuovo quadro giuridico in ordine ai processi decisionali automatizzati, assicurandone la contestabilità e la trasparenza della logica, ed esigendo, almeno in ultima istanza, il filtro dell'uomo, per contrastare la delega incondizionata al cieco determinismo della tecnologia”.
Secondo Soru però "le regole di protezione dati e inscritte negli algoritmi assieme ai principi di precauzione, tutela della dignità umana, 'by design', possono ispirare 'l'intelligenza' nella direzione di un nuovo umanesimo digitale”.