Gli ebrei svizzeri sono preoccupati

Gli ebrei svizzeri sono preoccupati

Maggio 15, 2018 - 16:39
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Una lettera aperta sottoscritta da oltre un centinaio di espoenti della comunità ebraica svizzera esprime preoccupazione per la situazione in Israele e chiede l'appicazione della soluzione dei due Stati.

Gli ebrei svizzeri sono preoccupati. In una lettera aperta, ripresa dal quotidiano romando “Le Temps”, oltre un centinaio di personalità esprimono la loro preoccupazione in occasione del 70esimo anniversario dalla nascita di Israele.
“Le città sono cresciute, il deserto del Negev si è trasformato in campi coltivabili e giardini fioriti, l'acqua di mare è stata trasformata in acqua potabile! Eppure, siamo preoccupati”, scrivono.
“Le industrie sono emerse, la ricerca medica e la tecnologia avanzata collocano il paese tra i primi al mondo. Il miracolo israeliano è qui. Eppure, siamo preoccupati”.
“Noi ebrei svizzeri”, si legge, “indissolubilmente legati all'esistenza dello Stato di Israele, la cui legittimità viene talvolta messa in discussione, siamo preoccupati per il suo futuro perché:

-Uno Stato in guerra con alcuni dei suoi vicini, senza confini riconosciuti a livello internazionale e con una società civile profondamente divisa, è uno Stato che limita le prospettive di un futuro pacifico per i suoi figli.
   
- Uno Stato che occupa i territori palestinesi, si afferma su di essi e nega i loro diritti è uno Stato che instaura una situazione profondamente ingiusta, poco rispettosa dei diritti umani, in contraddizione con gli ideali della nostra Tradizione. «Il 29 novembre 1947, l'ONU votò la risoluzione 181 per la divisione della Palestina in due Stati.» Oggi, uno Stato di Israele e uno Stato di Palestina fianco a fianco rimangono la soluzione per stabilire la pace.”

“Fu perché David Ben-Gurion accettò il principio della condivisione che fu in grado di proclamare l'indipendenza di Israele”, prosegue lo scritto. “Ricordiamo i termini della Dichiarazione d'Indipendenza: «Lo Stato d’Israele (…) assicurerà lo sviluppo del Paese a beneficio di tutti i suoi abitanti; sarà fondato sui principi di libertà, giustizia e pace come concepiti dai profeti d'Israele; assicurerà la completa uguaglianza sociale e politica a tutti i suoi cittadini, senza distinzione di religione, razza o sesso…».”

“A 70 anni dalla loro proclamazione, queste parole rappresentano la nostra speranza e la nostra visione per il futuro dello Stato di Israele. Per questo ci associamo alle parole di Ronald Lauder, presidente del Congresso ebraico mondiale: «Il comportamento intransigente e provocatorio dei palestinesi è distruttivo. Ma lo stesso vale per i piani di annessione, spinti da elementi di destra, e per la costruzione di insediamenti ebraici estesi al di là della linea di demarcazione. Negli ultimi anni, gli insediamenti in Cisgiordania, su terreni che potrebbero essere oggetto di un negoziato per uno Stato palestinese, hanno continuato a crescere e ad espandersi. Queste politiche israeliane, segnate dalla cecità, creano una realtà irreversibile, quella di un solo Stato».”

“Chiediamo ai leader delle parti interessate di garantire che una politica proattiva ponga fine all'attuale situazione di stallo e che lo Stato di Israele risponda alle aspettative degli israeliani e della stragrande maggioranza degli ebrei del mondo impegnandosi”, conclude lo scritto, “con parole e fatti, in una pace giusta e duratura negoziata con i palestinesi”.

L’elenco dei firmatari della lettera è visibile qui.