Il Caffè: "al Cardiocentro perdite per 23 milioni"

Il Caffè: "al Cardiocentro perdite per 23 milioni"

Maggio 13, 2018 - 13:40
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Il Caffè affronta oggi in un articolo la situazione finanziaria del Cardiocentro.

La situazione finanziaria del Cardiocentro è oggi al centro di un articolo de Il Caffè ("In cinque anni... 23 milioni di perdite") a firma di Lillo Alaimo, che indica come,  stando ai conti pubblicati dall’Ufficio federale della sanità, dal 2012 al 2016, il totale dei risultati di esercizio negativi sfiora i 23 milioni. Un cifra che per di più non tiene in considerazione la rivalutazione per circa 13.5 milioni di franchi dello stabile Cardiocentro avvenuta nel 2016. Nonostante ciò la scorsa estate in risposta ad un’interrogazione secondo il Governo "i conti in possesso del Cantone non evidenziano criticità finanziarie particolari”. Il Cardiocentro, in un comunicato in risposta ad un articolo del domenicale, parlava invece di "risultati operativi lordi sostanzialmente in pareggio”.
Particolarmente attento ai conti del Cardiocentro è ora l’Ente cantonale ospedaliero, spiega il Caffè: “Alla fine del 2020 la Fondazione che gestisce dal 1995 il Cardiocentro dovrà essere sciolta”, si legge. “E tutto, tutto il suo patrimonio passare all’Ente ospedaliero. È stato questo, nero su bianco in due articoli dell’atto di fondazione, il volere del dottor Eduard Zwick, un medico germanico, di origine rumena, che donò 30 milioni di franchi”. Ora il Cardiocentro ha chiesto di prorogare di 15 anni questa scadenza, con una lettera all’indirizzo del Governo che stando al Caffè reca “la firma del presidente della Fondazione, Giorgio Giudici, e del vice direttore sanitario, Tiziano Cassina. Non figura quella del direttore sanitario e vero promotore del Cardiocentro, Tiziano Moccetti”.
Sul fronte dei conti, riferisce il Caffè, a destare preoccupazione è anche “l’impegno per 10 milioni di franchi nell’operazione Mizar, uno stabile a Lugano dove si vorrebbero concentrare alcune attività di ricerca. Dieci milioni (su un totale di 48 che impegna anche la Città di Lugano) che ancora non si sa con esattezza come il Cardiocentro pagherà. Un impegno finanziario che tra l’altro va oltre la vita naturale, per così dire, della Fondazione. Quei dieci milioni sono infatti da pagare 5 subito e i restanti tra il 2021 e il 2026”. Inoltre, scrive il Caffè, “a preoccupare oggi Dipartimento, governo ed Ente ospedaliero - forse soprattutto quest’ultimo che da mesi tesse la tela del "passaggio" clinico e amministrativo - sono anche alcuni versamenti (così spiega chi quella situazione finanziaria ormai conosce) a favore di fondazioni private, "arruolate" o per meglio dire ingaggiate in progetti di ricerca”.