Il Caffè: legge sulla polizia, avvocati contro. Ora tocca alla politica

Il Caffè: legge sulla polizia, avvocati contro. Ora tocca alla politica

Maggio 13, 2018 - 03:58
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Il Caffè oggi ritorna sulla revisione della Legge sulla polizia attualmente al vaglio della Commissione della legislazione.
 

Il Caffè oggi ritorna a parlare della revisione della Legge sulla polizia, il cui primo pacchetto è stato presentato a febbraio dal consigliere di Stato a capo del Dipartimento istituzioni (DI) Norman Gobbi (Lega). Una revisione che, per usare un eufemismo, non fa l’unanimità all’interno del mondo giudiziario. Fra gli altri il Caffè aveva già sentito il parere dell’avvocato Paolo Bernasconi, del ex procuratore pubblico e giudice al Tribunale distrettuale di Zurigo Marco Mona, dell’ex procuratore generale Bruno Balestra, dell’avvocato penalista Marco Broggini, tutti quantomeno scettici sul novo disegno di legge (vedi qui).
Ora la revisione è sotto la lente della Commissione della legislazione. Il Caffè, fra gli altri, nell’odierno articolo di Mauro Spignesi, sente il parere del presidente dell’Ordine degli avvocati (Oati) Renato Cabrini, sentito dalla suddetta commissione in merito alla Legge sulla polizia. Uno dei punti critici già emersi è la facoltà prevista dalla revisione di dare la possibilità alla polizia di svolgere indagini preventive senza l’autorizzazione di un magistrato. “È molto meglio, spiega Cabrini, “e lo abbiamo ribadito alla commissione legislazione, alla quale invieremo una relazione scritta con le nostre osservazioni, chiedere sin dall’inizio l’autorizzazione del magistrato. Così facendo si evitano rischi e soprattutto si evita che poi prove raccolte nelle indagini preventive non possano servire in futuro”.
Per il presidente del Plrt (Partito liberale radicale) Bixio Caprara "in altri cantoni queste norme esistono, con precise basi legali, dunque noi non stiamo facendo nulla di diverso. L’aspetto sensibile è sempre quello delle indagini senza il via libera del magistrato. Però la polizia ha spesso bisogno di intervenire rapidamente e dunque in casi eccezionali, per reati come la pedopornografia, per fare un esempio, bisogna darle questa possibilità. Ma occorre anche fare appello al buon senso e alla responsabilità, tenuto conto delle circostanze che non possono essere stabilite a priori nella normativa”.
Per il granconisgliere socialista Carlo Lepori, membro della Commissione della legislazione "i punti controversi sono due. E cioè la custodia di polizia (“una misura coercitiva della durata massima di 24 ore che comporta la privazione temporanea della libertà alle persone che costituiscono un imminente pericolo per l’integrità fisica o psichica propria o di terzi”, come spiegato dal ministro Gobbi, ndr), che è una misura coercitiva delicata da analizzare attentamente, poi l’osservazione e l’inchiesta mascherata senza l’autorizzazione della magistratura”.
"Questa proposta, in linea di principio, carica di troppo potere e grosse responsabilità la polizia”, dichiara al Caffè l’avvocato Gabriele Banfi, membro della Commissione penale dell’Oati. “E quando manca un equilibrio tra poteri, senza adeguati contrappesi, ho sempre un po’ di paura. Non metto in dubbio la bontà del lavoro che potrebbe fare la polizia. Dico solo che serve l’autorizzazione del magistrato. E regole precise”.
"Di principio sono sempre poco entusiasta quando si allargano i poteri di istituti che ne hanno già tanti”, dichiara al domenicale l’avvocato penalista Ignazio Maria Clemente, ”perché questo potrebbe essere il primo passo, un modo per allentare i diritti sacrosanti dei cittadini”.