Il Festival e i sindaci: "non nel cda non servono. Si guardi al futuro"

Il Festival e i sindaci: "non nel cda non servono. Si guardi al futuro"

Marzo 16, 2018 - 18:20
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Lo scorso 9 marzo a Locarno si è tenuta l'assemblea del Festiva del Film di Locarno (Locarno Festival). In quell'occasione dall'assemblea sono stati approvati tre avvicendamenti in Consiglio di amministrazione: ad entrare sono stati i sindaci di Muralto, Minusio e Ascona (vedi qui). A lasciare l'organo, dopo quasi 20 anni di presenza, fra gli altri anche Tiziana Mona, che abbiamo intervistato per stilare un bilancio di questi anni, e per affrontare la “questione sindaci”, su cui lei stessa aveva avuto modo di esprimere le sue perplessità in assemblea.

Tiziana Mona, lei è approdata al Festival del Film in un anno piuttosto turbolento. Cosa accadde quell’anno?
Nel 1999 l'allora consigliere di Stato Giuseppe Buffi, che aveva ereditato la presidenza dallo storico presidente Raimondo Rezzonico, mi ha chiesto di entrare nel Consiglio direttivo del Festival. Si tratta dell’organo direttivo composto da cinque membri, scelti fra i membri del Consiglio di amministrazione che ne conta 28. Si occupa di vari compiti: discutere i conti, i preventivi, discutere con il direttore artistico, pur tenendo in considerazione l’assoluta autonomia di quest’ultimo.
In quel momento lavoravo presso la direzione generale della SSR. Fra le altre cose mi occupavo in maniera abbastanza intensa di cinema: di rapporti con la produzione indipendente, di accordi internazionali di coproduzione, ero membro della Commissione federale del cinema, frequentavo regolarmente i festival in tutta Europa e anche oltre Oceano. I miei contatti professionali erano tutti a livello nazionale e internazionali. Accettai volentieri la proposta di Buffi. Allora nel Consiglio direttivo c’erano già Federico Jolli e Marco Cameroni (ancora oggi presenti nell’organo), oltre a Buffi e all’allora consigliere di Stato Luigi Pedrazzini.
Nel giugno del 2000, otto mesi dopo la sua nomina a presidente, Giuseppe Buffi muore. In quel momento ci siamo trovati in quattro a dover gestire l’edizione di quell’anno del Festival, compito che credo abbiamo cercato di svolgere al meglio, lavorando molto in gruppo.
Ovviamente il programma era stato realizzato da Marco Müller, bravissimo direttore di Festival. Proprio pochi giorni prima dell’inizio della kermesse Müller ci ha però annunciato che intendeva dare le dimissioni dalla direzione artistica. Fortunatamente siamo riusciti a convincerlo a non rendere pubblica immediatamente la sua decisione Il timore era che si sarebbe parlato solo di quello, e non dei film e dell’eccellente programma che aveva preparato. Riuscimmo a tenere segrete le sue dimissioni per tutto il periodo del Festival, dimissioni che poi annunciò al termine della serata di premiazione dei vincitori di quell’anno. Da qui iniziò dapprima la ricerca  di un nuovo presidente, e la scelta cadde su Marco Solari. Con lui si passò poi alla ricerca di un nuovo direttore che sarebbe stata Irene Bignardi.
 
Quale bilancio trae di questi 18 anni di guida del Festival da parte di Marco Solari?
Marco Solari è stato ed è a mio avviso un presidente eccezionale. È bravissimo a mantenere i contatti e a mediare nei piccoli o grandi conflitti che inevitabilmente sorgono. Ha fatto crescere questo Festival in maniera molto importante. I direttori artistici sicuramente contano molto, ma se poi non c'è l'operatività e il sostegno finanziario i limiti sono evidenti. Marco Solari ha fatto un eccellente lavoro e il Festival ha un riconoscimento a livello internazionale che, nonostante il prestigio di cui ha sempre goduto, non aveva mai raggiunto prima.
I direttori artistici che si sono susseguiti sono vari, chi è restato per una breve stagione e chi no. Attualmente Carlo Chatrian sta facendo un ottimo lavoro. È particolarmente presente sul territorio, parla di cinema alla nostra radio, partecipa alla presentazione di film durante tutto l’anno. Questo è molto importante: il Festival non deve limitarsi ai 10 giorni di agosto.
 
Durante l’ultima assemblea del Festival lei ha fatto osservazioni  critiche sulla scelta dei nuovi membri del Consiglio di amministrazione, entrati in sostituzione sua, di Saverio Snider e di Fabio Pedrazzini. Nel Consiglio d’amministrazione hanno fatto il loro ingrasso i sindaci di Muralto, Minusio e Ascona, ovvero Stefano Gilardi, Felice Dafond e Luca Pissoglio. Cosa non la convince di queste nomine?
Credo si debba guardare al futuro. Detto in modo molto diretto, sappiamo tutti quanti anni ha Marco Solari, e va benissimo che lui resti ancora per alcuni anni, ma credo però che nelle strutture del Festival, sia nel Consiglio direttivo, sia nel Consiglio d'amministrazione, dovrebbero entrare volti e profili nuovi, più giovani e donne. Le persone che potranno portare avanti il Festival per molti anni ancora.
Nell’ultima assemblea sono uscite dal consiglio d’amministrazione tre persone. Una di esse, ovvero la sottoscritta, aveva un chiaro profilo legato al mondo del cinema e alla realtà nazionale e internazionale e Saverio Snider veniva dal mondo del giornalismo culturale. Al loro posto sono entrati tre sindaci dei Comuni limitrofi a Locarno. Niente per carità contro le tre persone in questione, che sono sicuramente validissime nei loro ambiti di attività politiche e professionali ma, mi permetto di dire, senza competenze specifiche per quanto riguarda il cinema, l’audiovisivo, i festival e contatti al di fuori del Ticino.  
 
È una scelta che indica che il Locarno Festival avrà sempre più bisogno in futuro del sostegno (anche finanziario) dei Comuni della regione?
Per sostenere il Festival basta che il Consiglio comunale di qualsiasi Comune decida di farlo. Non bisogna avere il sindaco nel Consiglio di amministrazione.
Per di più oggi in Ticino, e di questo bisogna ringraziare Marco Solari, non credo che ci sia qualcuno a livello politico e istituzionale che metta in dubbio il valore e le ricadute positive del Festival di Locarno: dal Consiglio di Stato, al Gran Consiglio, fino ai Comuni. Il sostegno al Festival secondo me riguarda un altro piano di discussione. Per quanto riguarda il Consiglio di amministrazione il discorso che va fatto a mio avviso è su quali competenze e conoscenze si vogliano all’interno di esso. Anche Roland Benedickt, che con il suo Leopard Club raccoglie importanti fondi per il Festival, durante l’assemblea, ha invitato a fare attenzione a non diventare troppo provinciali a guardare ai contatti a livello nazionale.
 
Con lei dal Consiglio d’amministrazione esce anche una sensibilità di sinistra. Quanto conta questo?
Questo non è mai stato un tema e non è rilevante. Giuseppe Buffi non era di certo del mio partito. Semmai il discorso che si dovrebbe fare è che esce una donna .
Ad esempio quando è uscito dal Consiglio d’amministrazione Marco Blaser, è stato sostituito da Roberta Pantani. Una scelta che ho perfettamente condiviso. Roberta Pantani, indipendentemente dall’appartenenza partitica (Lega dei Ticinesi, ndr), ha un peso al di fuori del Ticino: è consigliera nazionale e quando il Consiglio d'amministrazione una volta all'anno fa una seduta a Berna è sempre presente e molto ben informata.
Pochissime le donne attualmente presenti nel Consiglio d’amministrazione ed escluse Roberta Pantani e Carla Speziali, sono d’oltre San Gottardo, tutti gli altri  ticinesi sono uomini. Guardando al futuro, trovo siamo messi un po’ male.
 
Durante l’assemblea del Festival è stato evidenziato come dopo questi anni di espansione ci si dovrà ora occupare del contenimento dei costi. È stato evidenziato, sia dal presidente Solari sia dal direttore operativo Raphael Brünschwig, come il cinema deve restare il fulcro del Festival, mentre tutte le iniziative collaterali, saranno oggetto di valutazione. Secondo lei il Festival in questi anni si è espanso troppo al di fuori del suo “core-business”?
La Rotonda, fatta come lo scorso anno, va benissimo. Un Festival del cinema non è solo fatto dalle sale e dalla Piazza Grande. Ci devono essere anche dei luoghi di ritrovo per i frequentatori. Pure il Festival di Venezia in questi anni ha accresciuto gli spazi di questo genere.
Quello che è diventato troppo grande, ma è un parere molto personale, è a mio avviso il “fattore evento”: ogni sera sulla Piazza Grande c’è un premio diverso assegnato dai vari sponsor. Se è vero che ciò porta un’attenzione mediatica sul Festival, non credo apporti molto alla qualità intrinseca di un una rassegna cinematografica.