Il natel rubato a Firenze

Il natel rubato a Firenze

Giugno 20, 2017 - 02:00

Quando un furto di un natel fa riflettere sullo “Stato di sicurezza”, che ha ormai soppiantato lo “Stato di diritto”. 

Il natel rubato
A una mia cara amica a Firenze è stato di recente rubato il natel. Quel che succede dopo ha dell'incredibile.
Il nuovo possessore mette la sua cartina sim nel natel e prova a entrare in iMessage. Alla mia amica arriva un messaggio che le dice quel che sta succedendo e lei deve scegliere se dare l'accesso o no. Chiaramente lo dà e riceve il numero di telefono del nuovo possessore. Lo mette subito in whatsapp e scopre che si tratta di una giovincella.
Visto che Facebook controlla la rubrica dei nostri natel, come niente le viene indicato fra le "persone che potresti conoscere" una ragazza con la foto identica a quella di Whatsapp. La mia amica riesce così a scoprire che si tratta di una lavoratrice di un ristorante fiorentino, che verosimilmente ha comprato il suo nuovo iphone a pochi soldi da un ladruncolo. L’ignara ha pure commesso l’errore di entrare in facebook con l’account della mia amica, per cui ha scoperto che la giovinotta faceva avanti e indietro da Prato a Firenze.
Pronta a partire per un novello Sacco di Prato, l’amica ha poi deciso semplicemente di contattare la polizia (che già sul luogo si era rivelata veramente molto disponibile). Questa con un mandato è andata al ristorante a recuperare il maltolto. Tutto è bene quel che finisce bene, fortunati i pratesi.
Certo, è finito bene? Non possiamo che chiederci (nello spirito di questa rubrica) se questa non sia una nuova espressione di quello che Agamben ha definito lo “Stato di sicurezza”, che ha ormai soppiantato lo “Stato di diritto” (leggi qui il suo contributo).
Lo Stato di diritto era intimamente legato al concetto di libertà. Anche il ladro godeva, teoricamente, della sua libertà. O meglio: non era preventivabile che ognuno di noi, a un certo punto, potesse essere un ladro o un suo complice. Sta invece succedendo una cosa che i penalisti chiamano “anticipazione del momento penale”, che significa che ognuno di noi è ormai potenzialmente un criminale. E quindi ognuno di noi va messo nelle condizioni di essere controllato.
Il risultato è là da vedere, la mia amica ha ritrovato il natel, che era pur stato comprato con il frutto del lavoro suo e della sua famiglia. Ma dobbiamo chiederci oggi seriamente sempre di più: la nostra serenità materiale è veramente conciliabile con la nuova impossibilità di “scomparire”?
Esempi per derive causate dalla società del controllo, a chi interessa, sono sicuramente il film “The Net” del 1995 e la seconda puntata della prima serie di “Black mirror” del 2016. Buona visione!
 
 
Filippo Contarini