"Il Palazzo del Cinema è una bella scatola, cosa ci mettiamo dentro?"

"Il Palazzo del Cinema è una bella scatola, cosa ci mettiamo dentro?"

Agosto 12, 2017 - 20:30
Posted in:

Come ogni anno, a conclusione del Festival, abbiamo intervistato il giornalista e critico cinematografico Mariano Morace, attento osservatore della kermesse Locarnese. Morace, ci ha detto, giudica positivamente questa edizione del Festival, anche se non condivide le scelte della giuria in merito al Concorso Internazionale, la sezione del Festival che ha seguito assieme alla Piazza Grande. Un po' più di problemi Morace li vede per quanto riguarda le infrastrutture del Festival...

Mariano Morace, qual è il tuo bilancio di questa 70esima edizione del Locarno Festival?

Premetto che ho seguito unicamente il Concorso Internazionale e la Piazza Grande. Il Festival è gigantesco. Una volta criticavo quest'ampiezza, oggi invece no. Ogni spettatore si fa un suo percorso: chi segue la Retrospettiva, chi i Pardi di Domani o i Cineasti del Presente. È positivo che ci siano tanti Festival di Locarno.

Per quanto riguarda il Concorso Internazionale gli do un giudizio positivo. Dissento totalmente dai premi della giuria ma questo non è un problema. Un Festival si giudica dai film e noi dai premi. I giurati sono persone che hanno dei gusti personali e premiano i film che a loro piacciono. Io ho degli altri gusti.

Ho visto però dei film molto belli. Lucky, Wajib, Did You Wonder Who Fired the Gun?, una storia molto bella di un giovane che vuole scoprire la storia di suo nonno, che ha sparato a un nero negli Stati Uniti del Sud. Un bel lavoro di ricerca, ben fatto. 

Un altro film molto interessante è stato Qing Ting zhi yan, Gli occhi della farfalla, che attraverso le immagini delle migliaia di videocamere presenti in una città come Shangai, riesce a costruire una storia, partendo da immagini reali.

Non mi è piaciuto per niente il film premiato con il Leopardo d'Oro, ma, ripeto, non ne faccio un problema.

 

Secondo te Lucky una menzione la meritava

Assolutamente. E Wajib, il film palestinese, ancora di più. Lo ho ritrovato solo fra i premiati della Giuria Ecumenica e nella Giuria dei Giovani.

 

Dunque meglio la Giuria dei Giovani che quella ufficiale?

Sembrerebbe di sì, ma ribadisco, non dobbiamo giudicare un Festival dalla sua giuria.

 

Dopo qualche anno di polemiche e grandi batage sui media per alcune scelte della direzione artistica, da due anni a questa parte il Festival non suscita grandi polemiche. Questo è secondo te positivo, indice di un importante consenso intorno al Locarno Festival, o rischia di appiattire il dibattito attorno alla kermesse?

 

Direi entrambe le cose. Che ci sia un consenso attorno al Festival è sicuro. Io dico sempre che il Pardo d'Oro andrebbe dato al pubblico, che segue con passione, curiosità e pazienza tutte le Sezioni del Festival. Stando alle cifre riportate il pubblico dovrebbe essere ancora aumentato rispetto agli anni precedenti. Questo consenso è sicuramente meritato. 

La critica, come ha detto anche il presidente del Festival Marco Solari, è qualcosa di positivo, quando non si critica per distruggere, ma per migliorare. Qualche critica in più, anche da parte dei media, farebbe bene al Festival.

Per quanto riguarda la scelta dei film c'è un direttore artistico, con grande esperienza, che io ammiro. Non concordo sempre con le sue scelte, ma questo è un giudizio personale. 

 

Non credi che dopo le grandi polemiche ci sia anche una certa paura, per non dire autocensura, nel fare scelte più azzardate?

Le scelte dei film dipendono anche dalle offerte di film. Non possiamo sapere se al direttore artistico sono stati offerti dei film che lui ha giudicato interessanti, ma scandalosi, e li ha rifiutati. Io non credo. 

Sono un po' meno convinto del programma della Piazza Grande. Ho visto in Piazza alcuni film che avrei visto al massimo in un Concorso. Va anche detto che la programmazione della Piazza è difficilissima. Bisogna tenere conto di un pubblico maggiore e meno cinefilo. Bisogna però soprattutto tenere conto di quello che viene offerto. Non sempre si riesce ad avere il grande film, spettacolare e di qualità, accompagnato dai suoi attori e dai suoi registi.

 

Cosa ti ha invece sorpreso positivamente della Piazza Grande?

Sparring, il film di Samuel Jouy. Mi è piaciuto anche Atomic Blonde, un film di un genere totalmente diverso, ma che è comunque un cinema che non possiamo dimenticare. È quello che porta più gente nelle sale. È un film molto ben fatto che era giusto far vedere in Piazza.

 

 

Siamo arrivati alla 70esima edizione. Quest'anno non solo è stato il 70esimo anniversario, ma anche l'anno che ha visto l'apertura della Casa del Cinema e la ristrutturazione dell'ex Rex. Sono state realizzate le strutture che il Festival da anni auspicava. Secondo te, che in passato hai anche collaborato con il Festival, quale è ora il futuro del Pardo? Su che cosa dovrebbe concentrarsi ora, che è giunto a una certa solidità per quanto riguarda le infrastrutture?

La realizzazione del Palazzo del Cinema è sicuramente positiva, ma non va dimenticato che non risolve i problemi del Festival, che sono le "non sale". Sia quelle del Palazzo del Cinema che quelle del Gran Rex sono sale, per così dire, piccole, di 400-500 posti. Il FEVI, che ha 3'000 posti, non è una sala cinematografica. È un capannone trasformato in sala, seppur con un attrezzatura di tutto rispetto. Chi è in fondo alla sala vede un "francobollo", l'aria condizionata funziona sì e no, c'è poca pendenza per cui non si vede bene, e così via. Lo stesso discorso vale per La Sala e L'Altra Sala, due spazi scolastici trasformati in sale. Il Palazzo del Cinema soddisfa dunque una piccola parte delle esigenze del Festival.

Un secondo appunto sul Palazzo del Cinema: è una scatola. Molto bella, sono molto belle le sale, che dal punto di vista dell'audio e del video sono perfette. Però è una scatola con al suo interno solo degli inquilini per il momento: il CISA, Conservatorio Internazionale di Scienze Audiovisive, la Ticino Film Commission, l'archivio del Festival, l'antenna della Cinémathèque suisse. Ma nei 354 giorni all'anno in cui non c'è il Festival cosa succede? È dieci anni che si parla di questo progetto e qualche anno fa era stata costituita una commissione capeggiata da Marco Müller (già direttore del Festival, ndr) per ideare dei progetti che non si sa dove siano finiti. Voci dicono che costavano talmente tanto che sono stati messi in un cassetto. So che due giorni fa c'è stata la riunione di un gruppo che deve elaborare delle proposte per far si che la "scatola" abbia anche dei contenuti. Ci si poteva pensare un po' prima però. 

 

Secondo te dunque la Casa del Cinema dovrebbe diventare un luogo di animazione e di incontro per gli amanti del cinema tutto l'anno?

Ora abbiamo tre sale al PalaCinema e il Grand Rex ristrutturato. Si dice, ma non so se sia vero, che chi ha vinto il concorso per lo sfruttamento delle sale del PalaCinema vogliano riaprire anche il Rialto, che ha tre sale. Con il Kursaal arriviamo a otto sale cinematografiche, in una città che purtroppo al di fuori del Festival risponde molto poco al cinema. Cosa succederà in queste sale?

Si parlava di "Locarno Città del Cinema", e non può esserlo solo per undici giorni all'anno. Non basta la Primavera Locarnese, la rassegna primaverile del Festival. Bisogna aggiungere qualcosa. Io non ho le ricette, ma magari discutendone si trovano.

 

Per la 71esima edizione, in cui sicuramente tu ci sarai, cosa ti aspetti?

Io vengo a Locarno per vedere dei film interessanti. Sero che continui questa buona "caccia" da parte del direttore artistico e spero che a poco a poco vengano risolti gli altri problemi del Festival. 

Ho visto con piacere quest'anno, e parzialmente anche l'anno scorso, che i politici vengono al Festival. Magari arrivano per vedere i film o magari per farsi vedere in Piazza, ma va benissimo così. Non fanno più polemiche assurde su film non visti.