"Il re è nudo"

"Il re è nudo"

Agosto 25, 2017 - 08:50
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Lo scorso giugno il consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri con un'interpellanza al Consiglio federale chiedeva lumi sulla decisione dell’ufficio federale dei trasporti di non rinnovare le licenze delle linee di bus che collegano il Ticino con l'aeroporto di Malpensa, in vista dell'apertura della nuova tratta ferroviaria tra Stabio e Arcisate. Una decisione su cui il parlamentare ticinese era critico. Ieri il Consiglio federale ha risposto "picche" a Quadri, confermando la sua decisione di non rinnovo delle concessioni, motivandola con la necessità di "valorizzare" i milioni investiti dal Ticino e dalla Confederazione nella linea ferroviaria. Abbiamo chiesto all'esponente leghista il suo commento sulla risposta del Governo, approfittandone per trattare anche altre notizie salienti della giornata di ieri.

Lorenzo Quadri, come valuta la risposta del Consiglio federale alla sua interpellanza?

Non è sorprendente. Il Consiglio federale conferma la sua decisione. Mi pare però inappropriato che in Svizzera si dica che i privati non possono lavorare perché devono lavorare le FFS. Mi sembra un approccio un po' stalinista. Mi pare anche poco realistico sostenere che se i bus continuano le loro corse, il collegamento ferroviario con Malpensa non funzionerà. 

C'è inoltre un problema di tempistiche. Stando alle promesse italiane il collegamento diretto Lugano-Malpensa ci sarà ad inizio 2018. Il problema è che doveva già esserci da inizio 2014. Sulla scadenza di inizio 2018 non metterei dunque la mano sul fuoco. La situazione attuale è che il collegamento risulta macchinoso, con diversi cambi, e con periodi di buco fra un treno e l'altro. 

L'utenza non ha la possibilità di scegliere se andare in treno o in bus, in un Paese dove dovrebbe essere in vigore la libertà di commercio. Dire in sostanza "lavorano solo le FFS", non rinnovando le concessioni, dopo averle moltiplicate, passando da una a quattro in pochi anni, mi pare un atteggiamento discutibile e anche contraddittorio. 

 

 

Dal punto di vista ecologico non ha più senso favorire il treno che non il trasporto su strada?

Non si tratta di favorire i bus ma semplicemente di permettergli di continuare a fare quello che hanno fatto fino ad ora. Se si tolgono i bus inoltre il rischio è che il traffico si sposti sulle automobili. Non tutti scelgono necessariamente il treno. Penso che un bus con a bordo 50 persone sia comunque più ecologico di 50 autoveicoli. 

 

 

Rimaniamo in tema di trasporti. Che sia in treno o in bus, i ticinesi che scelgono Malpensa come aeroporto sono molti. In questo contesto, con l'aeroporto in questione così vicino, qual è il senso dello scalo di Lugano-Agno?

Malpensa c'è da molti anni, ma l'affidabilità dello scalo è in discesa. Il tipo di utenza è poi differente. In poche decine di minuti lo scalo di Agno è raggiungibile, mentre per Malpensa, magari spostandosi in treno e dovendo sottostare ai suoi orari, i tempi si allungano. Per una tipologia di clientela business è più interessante raggiungere il Ticino via Agno, a patto naturalmente che gli aerei effettivamente decollino. Il guadagno in termini di tempo è evidente. Difficilmente un congressista che arriva, ad esempio dagli Stati Uniti, atterrerà a Malpensa per poi prendere il treno fino a Lugano. La forza di Lugano Airport è proprio quella di essere un aeroporto di prossimità. 

 

Ieri il Municipio di Lugano ha annunciato che non si candiderà per ospitare la tappa finale del Tour de Suisse 2018. Lei in passato ha guidato il dicastero turismo della Città. Dal punto di vista della promozione turistica secondo lei si è persa un opportunità?

Detto in maniera un po' brutale, con il Tour de Suisse ci si promuove, come dice il nome, in Svizzera. Sicuramente può essere interessante, ma si può relativizzare. 

Il motivo alla base della rinuncia è però la concomitanza con altri eventi, ma anche problemi di tempistica. Organizzare la tappa all'ultimo momento, come scelta di ripiego perché San Gallo non riesce a farlo, diventa difficile. Da agosto 2017 a giugno 2018 il tempo non è molto. Sarebbe stato interessante poter organizzare la tappa in tempo, in modo da gestire l'organizzazione adeguatamente. Anche i costi sarebbero stati importanti, si parla di cifre a cinque zeri. Facendo la somma di questi elementi il Municipio è arrivato alla conclusione che che in questo momento non vale la pena. Ciò non toglie che in futuro si possa ritornare sulla questione. 

 

 

Sempre ieri è stata data notizia di uno studio condotto da Publicom su mandato dell’ Ufficio federale delle comunicazioni. In questo studio emerge che la Lega verrebbe "snobbata" dall'informazione radiofonica della RSI. È così?

È quello che diciamo da tempo e ci hanno sempre detto che sono tutte "panzane". Per la RSI non penso sia particolarmente soddisfacente ricevere il "certificato di faziosità" da uno studio, realizzato su commissione dell'Ufficio federale delle comunicazione, e non della Lega. Ora la posizione della RSI, che ha sempre negato le nostre critiche, è quella di dire che lo studio è "farlocco". Sicuramente per la RSI non è una bella figura. "Il Re è nudo", si potrebbe dire. L'orientamento politico della RSI non è un mistero, noi l'abbiamo evidenziato più volte. Ora questo viene certificato da un'istanza indipendente. 

In vista dell'iniziativa "No Billag" sicuramente l'Ufficio federale delle comunicazioni non ha fatto un regalo alla RSI, che però se l'è andata a cercare. La Lega è pure uscita dalla Corsi, proprio per la parzialità e la partigianeria della RSI. Invece di correggere il tiro la RSI ha adottato la politica del negare ad oltranza.