Il sesso con i robot è già realtà. E gli scienziati si interrogano

Il sesso con i robot è già realtà. E gli scienziati si interrogano

Luglio 01, 2018 - 18:30

Alcuni prevedono che entro il 2050 gli esseri umani avranno più rapporti con i robot che con gli altri umani. La scienza si interroga sulle conseguenze.

I robot oggi svolgono già molte funzioni considerate prerogativa degli esseri umani: guidano automobili, effettuano operazioni chirurgiche, rispondo al telefono, scrivono articoli e ora fanno anche l’amore.
Secondo il “futurologo” britannico Ian Pearson entro il 2050 gli esseri umani avranno più rapporti sessuali con i robot che fra di loro (addirittura per le donne questo avverrebbe già nel 2025).
Già oggi i robot per il sesso sono realtà. In Francia e in Inghilterra sono stati aperti i primi bordelli che offrono i servigi di bambole robotiche. Uno dei modelli più avanzati è quello prodotto dalla Abyss Creations di Matt McMullen. Le sue RealDoll, lanciate sul mercato lo scorso dicembre, sono dotate di intelligenza artificiale, capacità di movimento e avrebbero pure una personalità. La pelle della macchia è riscaldata, per imitare quella umana, ed è dotata di sensori che inviano segnali al cervello artificiale, permettendo alla “bambola” di raggiungere l’orgasmo. Ha diverse personalità intercambiabili e addirittura può lamentarsi se troppo trascurata dal proprietario.
Le implicazioni etiche ovviamente sono enormi, come quelle relativa alla salute umana. Anche la scienza ha voluto recentemente occuparsene. Uno studio della St. George’s University Hospitals e del King’s Kollege London ha riunito i risultati della letteratura sul tema, che ovviamente non sono molti. Più che risposte per ora si sollevano interrogativi. «Non esistono dati primari sui sex robot. Consigliamo quindi che tali robot non siano usati nella pratica medica», hanno spiegato gli autori al Washington Post. «Almeno non prima che si accumulino sufficienti dati, raccolti in modo robusto ed etico».
Sul piano etico ad esprimersi sul tema è stato un report della Responsabile Robotics: “Il nostro futuro sessuale con i robot”, citato da un articolo pubblicato su wired.it. Gianmarco Veruggio, ingegnere robotico sperimentale, direttore di ricerca al Cnr di Genova e ideatore della “roboetica”, spiega su Wired che «difficilmente ci troveremo mai davanti a scenari alla Blade Runner, una specie di schiavitù sessuale in cui i robot saranno le vittime: con la tecnologia attuale sarebbe impossibile. Il problema non è se il robot prova sofferenza, ma quello che proviamo noi. Se ci abituiamo, per esempio, a picchiare un androide, lui non sente dolore, ma è lecito immaginare che prima o poi noi saremo soggetti a una desensibilizzazione anche in altri ambiti. E questo non è mai un bene».
Ma anche dal punto di vista della privacy vi sono non pochi aspetti critici. «I sex robot», spiega sempre Varuggio, «avranno bisogno di essere regolarmente collegati alla rete per aggiornamenti, cosa che li espone a virus, hackeraggio, furto di dati sensibili. Per poter interagire, queste bambole sono sicuramente dotate di microfoni e telecamere: come, e dove, vengono archiviati i file audio e video? Chi ne ha accesso, chi li possiede legalmente? Che uso verrà fatto della mappatura delle preferenze degli utenti?».