Keynes voterebbe il reddito di base incondizionato?

Keynes voterebbe il reddito di base incondizionato?

Aprile 23, 2016 - 14:38

L'iniziativa popolare federale "Per un reddito di base incondizionato" andrà presto in votazione. Considerando la complessità della tematica, abbiamo pensato di porre qualche domanda a due economisti: l'una già affermata, l'altro in erba. I nuovi ospiti del Gioco della Torre sono Amalia Mirante ed Evaristo Roncelli.

 

Cognome:

 

Roncelli

 

Mirante

Nome:

 

Evaristo

 

Amalia

 

Data di nascita:

 

31 luglio 1989

 

18.05.1978 (mi aspetto gli auguri a breve…)

 

Comune in cui si vive (e frazione):

 

Quartiere San Giovanni, Bellinzona

 

Taverne

 

Attività/professione:

 

Scrittore a tempo pieno di una tesi di master, in economia politica.

 

Economista, docente di economia politica ed etica economica

 

Film preferito:

 

Fra i top c’è sicuramente “Il Grande Lebowski”.

 

Thelma e Louise

Musica/cantante preferito:

 

 

Al momento Gregory Porter.

 

Vasco Rossi

 

Il libro che hai amato di più:

 

La traiettoria della neve. Di Jens Lapidus.

 

Il Piccolo Principe

 

Cibo/pietanza preferita:

 

Melanzane alla parmigiana

 

La scelta è difficilissima: sono una buona forchetta (e un pochino si vede…)! Diciamo che spazio dagli scampi crudi alla pizza, dalla tartare di manzo alla pasta in tutte le sue varietà… rigorosamente senz’aglio e cipolla!

Segno zodiacale:

 

 

Leone

 

Toro

 

Il prossimo 5 giugno voteremo sull'iniziativa popolare "Per un reddito di base incondizionato". Sulla tua scheda ci sarà un SI o un NO?

 

Sì.

 

Anche se il voto dovrebbe essere segreto, è molto probabile che ci sarà un no.

 

  Quali sono le motivazioni che ti porteranno a votare favorevolmente o sfavorevolmente rispetto all'oggetto in consultazione?

 

Ogni essere umano ha dei diritti fondamentali, il reddito di cittadinanza è uno degli strumenti per permetterne l’effettiva realizzazione di questi diritti.

 

L’idea del reddito di cittadinanza sottintende una società, un’economia e un individuo meravigliosi, il problema è che dal mio punto di vista non può essere attuata ora, se non a discapito di un modello di stato sociale, il nostro, tra i migliori al mondo.

 

Ritieni che il concetto di "reddito di cittadinanza", indipendentemente da come è stato formulato nell'iniziativa sulla quale si dovrà esprimere la popolazione svizzera, possa essere considerato un'innovazione dello stato sociale di tipo keynesiano?

 

Nel 1928 Keynes predisse che nel 2028 lavoreremo 3 ore al giorno ed effettivamente le previsioni del 2016 dicono che nei prossimi anni la robotizzazione potrebbe far sparire il 50% del lavoro. Quindi penso che fra l’acquisto di un quadro di Picasso e qualche soggiorno nella sua fattoria, Keynes avesse immaginato che avremmo dovuto trovare una soluzione per mantenere i consumi. Di sicuro il modello del reddito cittadinanza si avvicina ad alcune idee di Keynes sulla stabilizzazione e incentivazione della domanda.

 

Keynes è stato il più grande economista del XX secolo. Le sue idee hanno modificato le fondamenta della teoria economica, anche se negli ultimi 40 anni sono state accantonate in nome di una visione liberista e meccanicista dell’economia. Tra i tanti meriti a Keynes dobbiamo quello di aver individuato l’importanza dei consumi come pure l’intervento dello Stato, che tuttavia era destinato a supportare l’economia nei momenti difficili, senza quindi sostituirsi all’economia privata. È vero che Keynes sosteneva che almeno nella culla dovremmo essere tutti uguali (per inciso lui non ha mai avuto figli ed ha accumulato anche un importante patrimonio), ma da qui a sapere se avrebbe sostenuto il reddito di cittadinanza, ce ne passa.

 

L'attuale sistema di welfere state può essere considerato sostenibile anche per il prossimo futuro? Considerando l'andamento economico e demografico, si potrebbe continuare con la strada intrapresa durate i cosiddetti "Trenta Gloriosi"?

 

Il sistema sociale va sempre rivisto, la società cambia. Il finanziamento attuale probabilmente andrà ripensato, ma questo non significa che le risorse non ci siano, nel 2015 abbiamo prodotto PIL come mai prima, dovremmo interrogarci su come tutta questa ricchezza è distribuita.

 

I sistemi di sicurezza sociale e di previdenza devono sempre essere rivisti e ripensati in funzione delle esigenze e dei bisogni di una società che cambia. Più che essere preoccupata per la sostenibilità finanziaria del nostro sistema che sicuramente necessiterà di alcuni correttivi, vorrei che l’attenzione si focalizzasse maggiormente sui bisogni delle famiglie e sul sostegno a una politica famigliare che tenga conto delle esigenze di uomini e donne confrontate con la genitorialità e con il mondo del lavoro.

 

L'iniziativa "Per un reddito di base incondizionato" potrebbe tramutarsi in uno smantellamento dell'attuale stato sociale? È possibile che tale proposta politica porti all'abolizione delle storiche conquiste della sinistra, quali l'AVS e l'AI?

 

Lo stato sociale offre molto di più che una semplice rendita. Ci sono servizi di consulenza ed aiuto che semplicemente non possono essere sostituiti dal reddito di cittadinanza. In una società dove i bisogni dei cittadini continuano a crescere non credo che i servizi offerti potranno essere ridotti così facilmente, andranno probabilmente ri-orientati alle nuove esigenze.

 

Il mio scetticismo su questa iniziativa dipende proprio dai rischi che questo cambiamento epocale, in una società e in una economia ancora non pronte, potrebbe generare. Oggi abbiamo un sistema che fa sì che in Svizzera ci siano tra i più bassi tassidi povertà e di esclusione al mondo, un’alta partecipazione al mercato del lavoro oltre che una diseguaglianza dei redditi minore che negli altri Stati (grazie all’intervento redistributivo dello Stato); mi chiedo se questo salto nel buio non arrischi di gettare tutto al vento.

 

Il concetto di reddito di base arrischia di creare un sistema ad annaffiatoio, attraverso il quale si produce assistenzialismo?

 

Spesso passa inosservato, ma già oggi una persona in assistenza sociale riceve fra versamenti e beni in natura una cifra molto vicina ai 2500 Fr. Onestamente non mi sembra che questo abbia creato un esercito di fannulloni, semplicemente per le persone il lavoro è molto di più del modo per ottenere uno stipendio.

 

Il concetto di reddito di base come pensato nel caso della Svizzera, quindi con un importo mensile alto, potrebbe pregiudicare in maniera irreversibile il mondo del lavoro e quindi l’intera economia.

 

Quanto può far paura, alla nostra società, una proposta che va a sradicare il consolidato binomio reddito-lavoro? Entro tale paradigma potremmo considerare diversamente il ruolo dei sindacati?

 

Perché questa proposta dovrebbe fare paura? Il binomio reddito-lavoro non andrebbe a cadere. Il reddito di base copre semplicemente il necessario ad una vita dignitosa, e mette tutti nella condizione di avere una base di partenza comune, gli extra (come l’Iphone nuovo, le vacanze in luoghi esotici, …) andrebbero guadagnati sul mercato del lavoro. Per i sindacati il reddito di cittadinanza potrebbe essere un aiuto, i dipendenti sarebbero meno ricattabile perché avrebbero la garanzia del RBI, poi credo il ruolo di un’istituzione come i sindacati va sempre rivisto seguendo l’evoluzione della società.

 

Credo che a questa proposta si associ il pregio di essere la liberazione dell’uomo dal lavoro, ma personalmente ritengo che l’individuo si realizzi anche attraverso la professione. Il lavoro è una condizione necessaria, anche se non sufficiente, per la realizzazione dell’individuo. Quindi i problemi legati al mercato del lavoro (precarizzazione, sofferenza psichica, insicurezza, peggioramento della qualità in generale), non si risolvano in questa maniera. Se poi l’intento è quello di operare una redistribuzione più equa delle risorse, basterebbe utilizzare la leva fiscale che già esiste.

 

Le possibilità che l'iniziativa "Per un reddito di base incondizionato" venga approvata, sono oggettivamente molto basse. È comunque giusto, per la sinistra, sostenere un progetto perdente in partenza?

 

Credo che a tutti piace vincere, no? Vero anche che a sinistra negli anni ci siamo un po’ abituati a perdere alcune iniziative, sono quelle iniziative che creano un dibattito di società, che portano avanti il sogno di una società migliore. Magari il reddito di cittadinanza non vincerà oggi, ma fra 30 anni chissà.

 

Ritengo che sia sempre giusto sostenere i progetti, le idee e i valori in cui si crede a prescindere che si vinca o si perda.

 

Karl Marx, teorizzando l'ultima fase della società comunista, riteneva che il concetto portante dell'organizzazione della collettività sarebbe dovuto diventare "ognuno secondo le sue capacità; a ognuno secondo i suoi bisogni". Il reddito di cittadinanza porterebbe al marxismo?

 

Ahahah. Certo che no. Il reddito di cittadinanza è perfettamente compatibile con la nostra economia e con il modello della società liberale. Vero che da alcuni economisti estremisti la Finlandia (che sta pensando di introdurre il RBI) può essere visto come un paese comunista, ma finché si mantiene la proprietà privata non parlerei di marxismo.

 

Credo che il reddito di cittadinanza non scardinerebbe le basi dei nostri sistemi economici, come neppure il diritto alla proprietà privata. Diritto che tra l’altro Locke attribuiva proprio grazie al lavoro. Come sostengono diversi filosofi è proprio grazie all’esercizio di un’attività universalmente scambiabile come il lavoro che gli individui entrano in relazioni civili paritarie con gli altri. Tra l’altro il nostro stato sociale, seppur in maniera sussidiaria, risponde proprio all’idea di dare secondo i bisogni…

 

Amalia Mirante, cosa pensi dell'economista Evaristo Roncelli? Evaristo Roncelli, cosa pensi dell'economista Amalia Mirante?

 

Amalia è una persona speciale, sempre gentile e disponibile. Incarna perfettamente lo spirito della docente moderna, giusta (devo ammettere anche un po’ severa quando serve) e brava a motivare. Penso che le università abbiano bisogno di figure come lei, che s’impegnano e cercano di portare sempre qualcosa di nuovo alla scienza.

 

Credo Evaristo sia un giovane (è passato anche sotto le mie sgrinfie…) con un grande potenziale e che di lui sentiremo parlare ancora a lungo.


Sondaggio

Qual è l'economista che ti ha convinto di più? Amalia Mirante o Evaristo Roncelli? Clicca qua per votare il sondaggio!