Kim e Trump in Svizzera? L'incontro mette d'accordo Udc e comunisti

Kim e Trump in Svizzera? L'incontro mette d'accordo Udc e comunisti

Marzo 10, 2018 - 18:59
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Kim Jong-un e Donald Trump hanno acconsentito a incontrarsi per discutere di denuclearizzazione. Abbiamo chiesto a due giovani esponenti politici ticinesi, posti agli estrmi dello schieramento politico, il loro parere sull'ipotesi che questo incontro venga ospitato in Svizzera.

Potrebbe tenersi già entro la fine di maggio l'incontro fra il presidente Usa Donald Trump e il leader nordcoreano Kim Jong-un. L'evoluzione nei rapporti fra Stati Uniti e la Corea del Nord, dopo che nel corso dell'ultimo anno la tensione fra i due Paesi era cresciuta vertiginosamente (con tanto di minacce su chi avesse il "bottone nucleare" più grande), potrebbe essere così ad uno storico punto di svolta.
A portare l'invito del leader coreano alla Casa Bianca è stato venerdì l'inviato della Corea del Sud, il consigliere per la sicurezza nazionale di Seul Chung Eui-yong, che ha poi confermato che il presidente Trump si è detto disponibile ad "incontrare Kim entro maggio per raggiungere una completa denuclearizzazione". Dalla Casa Bianca confermano il via libera all'incontro, mentre “tempi e luogo” del summit, dicono, devono ancora essere definiti.
Dalla Svizzera è stata espressa dal Dfae (Dipartimento federale affari esteri) la disponibilità a contribuire al processo di pace, lasciando aperta l’ipotesi che  il summit fra i due leader si possa tenere in Svizzera.  La Confederazione è "in contatto con tutte le parti” hanno detto da Berna.
In Ticino ad auspicare l'organizzazione di un simile incontro in Svizzera era stato a gennaio il granconsigliere Udc Tiziano Galeazzi, con una Risoluzione generale all'indirizzo del Consiglio di Stato, che avrebbe dovuto portare poi la posizione a Berna (vedi qui). La Risoluzione era poi stata bocciata dal Gran Consiglio. Un'ipotesi che ora sembra però un po' più concreta (anche se ovviamente ancora tutto può succedere).
Secondo Diego Baratti, vicepresidente dei giovani Udc Ticino, un summit in territorio elvetico "mostrerebbe ancora una volta l'importante ruolo nella diplomazia internazionale che ha la Svizzera. Quale Paese neutrale siamo uno dei migliori Paesi dove poter affrontare questioni diplomatiche così delicate".
Anche Edoardo Cappelletti del Partito comunista ritiene "positivo il fatto che la Svizzera si ponga come piattaforma di dialogo, nel rispetto della sua tradizione neutrale e pacificatrice. È sicuramente un passo auspicabile nell'avvicinamento dei due interlocutori".
"Grazie all'intervento dei nostri diplomatici si potrebbe giungere, se non a una soluzione, perlomeno a un miglioramento della situazione", ci dichiara Baratti, che tuttavia proprio alla diplomazia elvetica non risparmia una "frecciatina": "Aggiungo però che sarebbe bello se i nostri diplomatici utilizzassero la loro bravura anche in altre sedi, come l'Unione europea. Non solo dunque per risolvere questioni internazionali di portata mondiale, ma anche i problemi della Svizzera".
Tornando alla Corea del Nord e agli Stati Uniti, "bisogna evitare", ci dichiara Cappelletti, "l'esacerbarsi del conflitto, che non può e non deve assolutamente sfociare in derive militari. Serve una soluzione politica mediata fra le parti".