La democrazia passa anche dall'architettura

La democrazia passa anche dall'architettura

Novembre 09, 2017 - 23:46
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Questa sera all'Accademia di Architettura di Mendrisio era ospite Salvatore Settis, archeologo e storico dell'arte, già direttore della Normale di Pisa. 

Questa sera l'Accademia di Architettura di Mendrisio ospitava l’archeologo e storico dell’arte Salvatore Settis, già direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa, in occasione della pubblicazione del volume “Architettura e democrazia – Paesaggio, città, diritti civili “ (Einaudi, Torino, 2017), volume che raccoglie le lezioni che lo stesso Settis ha tenuto presso l'Accademia in qualità di titolare della Cattedra Borromini durante l’anno accademico 2014/2015. La conferenza ha visto Settis dialogare con il giornalista e saggista Pierluigi Panza e l'architetto Mario Botta. Il corso tenuto da Settis era intitolato “Teatro della democrazia Il paesaggio in Europa tra «bellezza», «ambiente» e diritti civili”, e proprio questi sono stati i temi affrontati da Settis durante la conferenza.
Partendo da Vitruvio, 2000 anni fa, è parsa da subito chiara la connotazione profondamente “collettiva” che Settis dà all'architettura. Marco Vitruvio Pollione, architetto e scrittore romano, autore del trattato De Architettura, evidenziava l'importanza della “salubrità” dell'ambiente in cui l'uomo vive. La responsabilità dell'architetto , ha detto Settis, deve anche essere quella di garantire questo. Criticando quelli architetti che accettano di costruire sopra, ad esempio, a delle discariche, compromettendo la salute dei futuri inquilini, Settis ha ricordato la sua proposta (provocatoria, ma che, ha detto lo storico dell'arte, ha riscosso un certo successo fra gli architetti) di istituire un “giuramento di Vitruvio”, sul modello di quello di Ippocrate per i medici, a sottolineare la loro responsabilità verso la collettività.
Venendo ad autori più recenti Settis ha citato Susan Sonntag e la sua riflessione sulla bellezza, una necessità naturale. Proprio come ci curiamo l'aria che respiriamo e l'acqua che beviamo si salutare, ha detto Settis, dovremmo curarci che l'ambiente architettonico deve essere, anche esteticamente, sano. Un concetto che si potrebbe estendere anche alla società, e alla forte influenza che l'architetto, con la sua opera, esercita su di essa. L'architetta brasiliana Lina Bo Bardi, citata da Settis, concepiva l'architetto come “un combattente attivo nel campo della giustizia sociale”. Una concezione, ha detto Settis, che non molti architetti condividono e hanno condiviso.