La Pasqua è finita. E le processioni, in attesa del riconoscimento Unesco, sono spot elettorali

La Pasqua è finita. E le processioni, in attesa del riconoscimento Unesco, sono spot elettorali

Aprile 02, 2018 - 20:48
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Ovviamente erano dei pesci d'aprile. Bertoli non si ritirerà facilmente...

Ieri ci siamo un po' divertiti con due articoli "pesce d'aprile": uno dedicato a Marco Romano (vedi qui) e l'altro alle dimissioni dal Governo da parte del consigliere di Stato socialista Manuele Bertoli (qui). Alcuni nostri lettori hanno creduto che veramente il capo del Decs fosse in procinto di dimettersi. Evidentemente conoscono poco Manuele Bertoli. Non bisogna confondere i propri desideri con la realtà. Per come abbiamo, negli anni, imparato a conoscere il ministro socialista, lui si dimetterà solo se ci fossero ragioni di salute (che ovviamente non gli auguriamo) a spingerlo verso questo passo. L'opposizione interna (al suo partito) ed esterna (negli altri partiti) a lui fa un baffo! Bertoli è "cresciuto politicamente" fra opposizioni e sconfitte. C'ha fatto il callo! E sa molto bene che si vince con la perseveranza, che spesso può diventare ostinazione. Inizia a muovere i primi passi politicamente a Balerna per poi nel 1995 entrare nella lista per il Consiglio nazionale del Ps Ticino (in quella lista è il più giovane, anche se ha già superato abbondantemente la trentina) e al congresso di Bellinzona si batte come un leone (assieme a tutti i "carobbaini") contro la seconda lista capeggiata da Giovanni Cansani, Tamara Magrini, Sergio Barenco, ..., denominata "Rinnovamento" (lista sostenuta dai "martinelliani"). Perderà il congresso, che darà il via libera alla seconda lista Ps per il Consiglio nazionale. Non si perde d'animo. Nel 1996, da municipale di Balerna entra nella nuova direzione cantonale del Ps Ticino di Anna Biscossa con nomi del calibro di Luca Bolzani, Fabio Pedrina, Mario Branda, Carlo Verda e Marina Carobbio (allora tutti dei "signori nessuno", ma in questi 20 anni sono diventati l'establishement socialista, chi andando a fare il capogruppo in Gran Consiglio come Verda prima e Carobbio poi, chi il consigliere nazionale, chi il sindaco e chi appunto il consigliere di Stato), per poi divenirne il segretario politico cantonale.
Al giro di boa del 2000, Bertoli lascia il segretariato cantonale per nuove sfide professionali. Ma nel 2003 è in lista per il Consiglio di Stato, dove verrà battuto da Patrizia Pesenti ed Anna Biscossa, arrivando solo terzo. Ma non si demoralizza, e l'anno successivo assume la presidenza cantonale del Ps Ticino, ereditando dalla gestione Biscossa il miglior risultato di sempre del Ps Ticino ottenuto alle elezioni federali del 2003 dove i socialisti per poco non diventano primo partito cantonale con quasi il 25% dei voti. Nel 2007 ci riprova a scalare il Governo cantonale e per i socialisti c'è aria di raddoppio in Consiglio di Stato e Bertoli pensa di poter affiancare Patrizia Pesenti mettendo alla porta il leghista Borradori. Invece la Lega farà un sorprendente recupero (che è stato l'inizio dell'ascesa che poi nel 2011 la porterà a raddoppiare i propri seggi in Governo) e il presidente cantonale del partito socialista dovrà accontentarsi della terza posizione, facendosi battere dal consigliere comunale di Mendrisio Franco Lurà. Chiunque che abbia intravvisto la possibilità di fare il secondo ministro socialista e si ritrova terzo, avrebbe gettato la spugna e si sarebbe dedicato ad altro. Non Bertoli che continua come nulla fosse successo a fare il presidente cantonale e alle elezioni federali del 2007 porta il Ps Ticino al 17% (quando 4 anni prima con Biscossa i socialisti veleggiavano al 24%) e da quel momento inizia il declino (non ancora arrestato) del Ps Ticino. Ed eccolo pronto nel 2011 a ricandidarsi per la terza volta consecutiva al Consiglio di Stato e dopo una campagna all'ultimo voto contro il concorrente Branda, finalmente entra nell'esecutivo cantonale. Nel 2015 viene riconfermato, ma l'emorragia dei voti del Ps Ticino è notevole.  Ormai il suo partito si attesta al 14%, dai 18 granconsiglieri di qualche anno fa, oggi si ritrovano in 13 (e il tredicesimo parlamentare è grazie ai voti esterni raccolti da Ducry), da due seggi in Consiglio nazionale oggi il Ps Ticino deve accontentarsi di uno solo, da 2 municipali a Lugano e Locarno oggi a fatica i socialisti riescono a farne eleggere uno solo in entrambi i comuni. A Bellinzona "tengono", ma senza Branda (e la sua "eminenza grigia", che raccoglie molti meno voti, ma ha costruito le premesse del successo di “SuperMario") sarebbe tutta un'altra musica.
Questo dimostra che Manuele Bertoli non si fa scoraggiare da qualche sconfitta e qualche insuccesso. È coriaceo e resistente ai trend negativi. Dunque nel 2019, "Scuola che verrà" o meno sarà in lista per il suo terzo mandato nell'esecutivo in Governo. Colui che ha preso le redini del Ps Ticino nel 2004 quando il suo partito poteva contare su un capitale elettorale che rappresentava più o meno un quarto dell'opinione pubblica, non si scoraggerà proprio ora che il Ps Ticino si sta avvicinando alla pericolosa soglia di rappresentare un decimo dell'elettorato. Bertoli non è uno "Schettino" che abbandona la nave.
 
 
 
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A Massimiliano Robbiani non è andata giù che il consigliere nazionale pipidino e candidato sindaco Marco Romano abbia fatto sapere ai quattro venti (pubblicare la notizia su un social media è paragonabile a fare un comunicato stampa!) che era lui il "Gesù" nella processione di Mendrisio. Noi invece ci chiediamo, se è vero come Romano ha scritto sui social che da anni che ambiva a poter partecipare alla processione di Mendrisio nelle vesti di Gesù, come mai il comitato organizzatore non ha ritenuto opportuno rinviare ad un altro anno la performance del candidato sindaco pipidino? Non bisogna essere degli spin doctors per capire che la presenza di uno dei due contendenti alla corsa per il sindcato di Mendrisio, diventa volutamente o meno, strumento di campagna elettorale. Il comitato organizzatore ha offerto un'ottima "vetrina" a Marco Romano in vista dell'elezione del successore di Carlo Croci, trasformando un evento religioso in propaganda elettorale. Altro che propaganda Fide!
Cosa dobbiamo aspettarci ora? Parroci che scendono in campo per difendere la roccaforte pipidina dall'insidia liberale? Endorsement del vescovo Lazzari a favore di Romano? Bergoglio dopo non aver fatto nessun endorsement per Renzi o Berlusconi alle recenti elezioni italiane dovrà attivarsi da San Pietro e recitare l'Angelus per chiedere l'elezione di Romano?
C'è chi era "unto dal Signore" nella vicina penisola, noi più modestamente abbiamo chi ha voluto trasformare una cerimonia religiosa che qualcuno vuole addirittura che venga riconosciuta dall'Unesco come patrimonio dell'umanità,  in spot elettorale.