La retropia è di casa anche a sinistra. E si omettono intere praterie...

La retropia è di casa anche a sinistra. E si omettono intere praterie...

Ottobre 10, 2018 - 08:20

Opporsi al conservatorismo di destra con un conservatorismo di sinistra?

Io non partecipo né alla vita partitica, né alle elezioni. Molti mi vedono come un Bertoli-Boy, rimango comunque indipendente e mi prefiggo solo di dare spunti al dibattito politico. Oggi ragiono sull’interessante manifesto elettorale del Forum alternativo, su richiesta di alcune compagne e compagni.
 
Chi raduna l’incazzatura sul disagio sociale?
Prima di tutto il contesto. Nella vicina Italia diceva l’altro giorno un ragazzo di periferia: “Ormai gli immigrati siamo noi, non sono più loro” (v. questo interessante video di Piazzapulita, ripostato da Ticinotoday). Nelle periferie è venuta a mancare la consapevolezza di cosa significa avere cittadinanza e diritti sociali. Molti italiani hanno la sensazione di star perdendo i propri diritti e la propria posizione sociale, da qui l’incazzatura di fondo.
Zerocalcare diceva in un’intervista a Repubblica che “è una tragedia: Trump e Salvini sembrano i padroni della rabbia e dell'incazzatura. Hanno appaltato tutto il campo semantico del rodimento”. In America la situazione la ha descritta bene Rachel Kaadzi Ghansah nel suo articolo “Born in the USA” (premio Pulitzer), sulla sparatoria di Charleston. Lì Dylan Roof, giovane adulto bianco di estrazione economicamente debole e ormai considerato come “trash” dalla società benpensante, ha ucciso 9 persone di colore in una chiesa gospel inneggiando ai nazifascisti.
In Ticino non c’è (ancora) la macelleria sociale che vivono le periferie italiane. C’è però la percezione della perdita della propria posizione economica e sociale. Come reazione si inneggia a Hitler sui treni senza nemmeno sapere di che si parla. C’è in atto la creazione di un nemico da eliminare (e non più solo di un avversario da sconfiggere) identificato nello straniero.
Il caso della parlamentare nazionale che condanna i chierichetti di colore spiega bene quale sia il gioco politico in atto da parte delle élites. Lo scopo di questo orientamento razzista è convogliare l’incazzatura contro qualcuno, per evitare che essa si abbatta contro il sistema stesso.
 
Quale altra narrativa?
A sinistra-sinistra si cercano narrative che raccolgano l’incazzatura. Il Forum alternativo ad esempio trova nelle garanzie lavorative la sua narrativa, componendo l’equazione “diritti e stabilità a chi lavora = consenso”. Da qui sorgono i loro punti programmatici:

  • abolizione del lavoro interinale,
  • generalizzazione dei contratti collettivi,
  • misure coercitive per difendere territorio e ambiente,
  • cassa malati unica con premi proporzionali al reddito e alla sostanza,
  • abolizione dei sussidi alle cliniche private,
  • rafforzamento dell’AVS grazie a prelievi sulle grandi fortune e sulle transazioni,
  • reddito di cittadinanza che includa il riconoscimento economico del lavoro domestico e di care,
  • parità di diritti nelle coppie eterosessuali e omosessuali,
  • misure concrete per rafforzare il servizio pubblico,
  • opposizione ad ogni forma di integrazione all’UE,
  • lotta all’imperialismo,
  • sviluppare nuove forme di mutualismo e di gestione cooperativa dell’economia,
  • autogestione.

Il sindacalismo come panacea di tutti i mali?
Leggendo le proposte lo si coglie subito: i contenuti “forti” del programma sono identici a quelli del Partito comunista (PC), del Movimento per il socialismo (MPS), del Collettivo scintilla, del Partito operaio popolare (POP), ecc. Due sono le costanti di questi movimenti: il sindacalismo e lo statalismo.
Mi chiedo però: è giusto mettere ancora le garanzie del lavoro al centro della narrativa, oppure oggi, anno 2018, c’è anche altro? Come spiega Alex Demirovic, responsabile scientifico della fondazione Rosa-Luxemburg: ben peggiore del problema economico oggi è il problema del conformismo. La costruzione di normalità che distingue forti e deboli e stigmatizza i deboli è la catastrofe politica che stiamo vivendo e che mette le vele ai neo-fascisti.
Non posso evitare la questione: mettendo al centro le sue garanzie lavorative il Forum alternativo comunica che vuole emancipare la condizione di quei deboli, dar loro stabilità, ma purtroppo contemporaneamente rischia di riperformare quella suddivisione forti/deboli. Siamo infatti di fronte a una iper-classica proposta di sinistra top-down, dove il sindacato e lo Stato si occupano delle vittime della società neo-liberista.
Manca insomma una narrazione alternativa basata sul cosiddetto empowerment, non è certo un caso che nel suo programma il Forum abbia relegato il mutualismo e l’autogestione al ruolo di contraddittorie comparse in fondo al decalogo elettorale. Eppure proprio questi due elementi coincidono più del resto con lo Zeitgeist contemporaneo. L’autoaiuto (sharing) è infatti la via da cui aprire finestre di possibilità anche politiche.

La retropia è di casa anche a sinistra
Il Forum manda ogni domenica un’interessante mailing-list con articoli profondi e di denuncia. Sono bravi e mostrano che a sinistra qualcosa si muove. Il problema è che nel 2018 trasmettono ancora l’idea che “l’olio politico” fra le persone corra sul tema del lavoro, ignorando come la comunicazione iper-veloce stia cambiando le dinamiche di convivenza. È in atto una rivoluzione sui rapporti tra cosa pubblica e cosa privata, come pure sul riconoscimento sociale nei confronti degli specialisti, sui concetti di sovranità personale e di soggettività e su tanto altro.
Ho come il sentore che la risposta tipica della sinistra-sinistra sull’inneggiare i bei vecchi tempi delle regie federali e della gloria sindacale sia un approccio sostanzialmente retropico e venga percepito come conservatore. Ma il conservatorismo, lo sappiamo, convince elettoralmente di più dall’altra parte politica.
In questo senso emerge con chiarezza il problema di fondo: si usano molte energie per dire quanto sono stati cattivi e complici i socialdemocratici, gli si oppone loro un programma che sarebbe dovuto essere il programma mancato della sinistra degli ultimi 40 anni, ma non si ipotizza sul serio un futuro condiviso. La domanda politica è inevitabile: opporre questa retropia di sinistra alla retropia del razzismo di destra è la via politica giusta, o bisogna indagare nuove semantiche?

Stare sul territorio in una società digitale
Io ogni tanto vado al McDonalds. Molti mi criticano: “non hai un atteggiamento militante”. Eppure lì si può incontrare la gente normale e ho visto persone incazzarsi come bestie di fronte all’ordinazione solo via schermo. Posso ipotizzare che il Forum declinerebbe subito questa novità in ottica sindacale (“la tecnologia ruba posti di lavoro e ci rende schiavi delle macchine”).
Eppure il politico non è solo percezione, ma anche proiezione del reale. E così mentre a sinistra sempre più si intravedono sprazzi di conservatorismo luddista del Duemila (inviando però le comunicazioni via e-mail e ricevendole sul proprio smartphone), si omette di fare un pensiero anche proprio sulla tecnologia e sugli spazi che la tecnologia ci darebbe, se solo a sinistra cominciassimo a volerla interpretare.
Nel programma del Forum il pensiero alla quotidianità è giustamente legato all’idea di aprire sportelli (“sportelli giuridici, sportelli sanitari, etc.”), senza ragionare però sulle potenzialità delle reti virtuali: la comunicazione digitale non intriga. Si omettono così praterie politiche legate alla nostra quotidianità e ai pericoli a cui essa ci confronta: quale ruolo deve avere internet, e le telecamere che ormai controllano tutto, e l’educazione informatica, e la pubblicità online, e Netflix?

Troppi partiti dogmatici di sinistra
Mentre nella narrativa dogmatica siamo le vittime del capitale, nella logica virtuale siamo complici, ma contemporaneamente potremmo essere attori della comunicazione. Io non sono un politico, non scrivo programmi elettorali, quindi non dico al Forum “sbagliate tutto”, né dico che è meglio o peggio del PS. Sostengo invece che potrebbe essere messo da parte il paternalismo e si potrebbe puntare su una comunicazione più partecipativa, che miri alla consapevolezza comunicativa, lasciando infine il sindacalismo al giusto lavoro di retroguardia.
Mi pare che il Forum veda questo tema piuttosto come esoterico (p.e. nel suo programma parla di una mitologica “psicologia di massa”), mentre nel frattempo il Movimento 5 Stelle in Italia è il prodotto costruito in laboratorio da un team di lavoro della Olivetti. Invece in fondo basterebbe semplicemente invertire il programma, partendo programmaticamente dall’autogestione e cercando in questa nostra attualità cosa essa significhi nella società comunicativa del Duemila.
Chiaramente la realtà virtuale per molti a sinistra è distante anni luce dalla logica di far politica. Eppure sono convinto che bisognerebbe lavorare sulla creazione di consapevolezza sociale e del fare rete per creare un nuovo empowerment, invece che cercare nella concessione di garanzie la panacea al male del conformismo.

Filippo Contarini