La ricerca europea che ha messo radici in Ticino

La ricerca europea che ha messo radici in Ticino

Aprile 30, 2018 - 13:50
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Abbiamo intervistato Nicoletta Casanova, di ceo di FEMTOprint SA, ospite dell'Assemblea della AITI (Associazione Industrie Ticinesi) dello scorso venerdì.

Di cosa si occupa la vostra azienda?
La FEMTOprint SA si occupa di stampa 3D. Produciamo dispositivi e micro-componenti per vari settori: quello orologiero, quello medicale, delle telecomunicazioni, della fotonica e più in generale per il settore della ricerca.
Abbiamo tre business unit. Una si occupa di sviluppare ulteriormente la stampa 3D e propone questa tecnica ai centri di ricerca, in modo che possano realizzare prototipi in tempi rapidi e a basso costo. Un'altra unità si occupa della stampa 3D di componenti ad alta precisione e infine la terza unità si occupa di sviluppare componenti in collaborazione con clienti o nell'ambito di progetti di ricerca europei.

Come sta cambiando il modo di produrre la stampa 3D?
La stampa 3D ha avuto una forte crescita negli ultimi anni e ora si sta stabilizzando. Vi sono varie tecniche. Si va dal "nano", di dimensioni piccolissime, fino alla produzione di case, di protesi per il corpo umano, e addirittura di cibo, semplicemente cambiando "l'inchiostro" della stampante. La tecnica che noi utilizziamo, non è di tipo additivo,  ma quella di tipo sottrattivo. È una tecnica più innovativa perché permette di integrare diverse funzionalità.
La stampa 3D ha già cambiato molto il modo di operare. Oggi possiamo progettare in Ticino e stampare il prodotto in un’altra parte del mondo, inviando semplicemente un file. Come tutte le tecniche di fabbricazione innovative ha un impatto sull'innovazione e apre nuove possibilità di produzione.

Dunque è un settore in cui siete in competizione con tutto il mondo?
La nostra tecnica nasce da un progetto di ricerca europeo che si è concluso nel 2013. È una tecnica abbastanza pionieristica. Non c'è ancora una vera e propria competizione. Ci sono aziende che ci stanno seguendo da molto vicino e che cercano di “copiare” quello che facciamo per proporlo a livello mondiale. Attualmente abbiamo una sorta di monopolio, ma in futuro ci saranno altre aziende che cereranno di operare come operiamo noi, dunque non possiamo rimanere fermi

Cosa lega la vostra azienda al Ticino? Perché avete scelto di rimanere qui?
Il progetto che ha dato vita alla tecnica che noi utilizziamo è un progetto di ricerca europeo che ha coinvolto diverse nazioni: Francia, Inghilterra, Olanda, Germania e Svizzera. Il partner del consorzio svizzero era ticinese e alla fine del progetto ne ha visto il potenziale e ha deciso di recuperare in modo esclusivo i diritti della tecnica sviluppata a livello europeo. Grazie in particolare ai finanziamenti che sono disponibili in Ticino per le start up innovative, con la Fondazione Agire, la società ha avuto la possibilità di vedere la luce. In Svizzera inoltre ci sono delle condizioni quadro molto stabili e molto favorevoli per gli imprenditori. È un sistema ideale per far crescere un'azienda.

Con la stampa 3D è emerso recentemente, è possibile addirittura produrre armi da fuoco funzionanti. È un pericolo concreto per la sicurezza?
Qualsiasi tecnologia può portare, se usata in modo sbagliato, ad un danno per l'essere umano. Basti pensare alla bomba atomica. Non credo però si debba chiudere le porte a una tecnologia innovativa che ha molte potenzialità a causa di queste paure.

Dal punto di vista legislativo quali sono gli strumenti volti limitare questi pericoli?
La legislazione opera ad esempio, per quanto riguarda le esportazioni, con la richiesta della valutazione se l'elemento prodotto ha o meno un cosiddetto dual-use, ovvero se ha un secondo uso improprio oltre a quello dichiarato, come per esempio essere utilizzato come arma o più in generale ha un utilizzo pericoloso.