La Scuola che verrà... con i "paletti"?

La Scuola che verrà... con i "paletti"?

Ottobre 19, 2017 - 23:20
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Ieri sera a Cadempino si discuteva di Scuola. Al centro del dibattito organizzato dall'Associazione Incontri Liberali e dal Circolo di Vezia del Ppd c'era la riforma di Bertoli, che "unisce"Ppd e Plr.

"Scuola che verrà", si preannuncia un acceso dibattito sul messaggio sulla sperimentazione in sei sedi scolastiche, per un costo di circa sei milioni di franchi. La versione "rivisitata" della riforma, dopo aver incassato il sostegno alla sperimentazione di un'importante fetta del mondo della scuola (fra cui il Collegio dei direttori delle scuole medie, che aveva sollevato forti perplessità sulla prima versione), è attualmente al vaglio della commissione scolastica. Il dibattito sulla riforma della scuola messa in campo dal Decs del Consigliere di Stato Manuele Bertoli è stato protagonista giovedì sera di un'incontro organizzato dall'Associazione Incontri Liberali e dal Circolo di Vezia del Ppd. A dibattere, moderati dal capogruppo in Gran Consiglio del Plr Alex Farinelli, c'erano il liberale radicale Gerardo Rigozzi, già direttore del liceo di Lugano e della biblioteca cantonale di Lugano, e il granconsigliere Ppd Claudio Franscella, membro della Commissione scolastica del Gran Consiglio. Le posizioni dei due relatori chiamati a discutere, sono state sostanzialmente convergenti. La "Scuola che verrà" è una riforma, è stato ripetuto più volte, "ideologica". Nodo fondamentale della riforma criticato durante le relazioni è la volontà di dare a tutti gli allievi lo stesso programma e gli stessi obiettivi. Un egualitarismo, è stato detto, che impedisce agli allievi più dotati di sfruttare appieno le proprie potenzialità, mentre quelli che hanno più difficoltà nell'apprendimento andrebbero incontro alla frustrazione. "Noia per gli uni e frustrazione per gli altri", come detto da Rigozzi. Per quanto riguarda i correttivi apportati al messaggio, sono stati giudicati insufficenti e che non cambiano la sostanza del messaggio. La critica principale formulata da Rigozzi è quella dell'eccessivo egualitarismo della riforma scolastica, egualitarismo che, ha detto citando lo storico e giornalista italiano Ernesto Galli della Loggia, è causa di mancata integrazione. "Tutti seguono gli stessi programmi e perseguono gli stessi obiettivi", recita il testo della riforma. Un pensiero a cui Rigozzi contrappone quello dell'allora consigliere di Stato a capo della scuola, il liberale Giuseppe Buffi: “L’insegnamento scolastico non può ignorare i contenuti competitivi della società. A un certo punto del suo cammino la scuola dovrà decidere chi far proseguire su una strada e chi su un’altra, distinguendo fra allievi ‘bravi’ (scolasticamente parlando) e allievi con attitudini e doti non meno importanti, non meno nobili, ma diverse, scolasticamente meno redditizie". Claudio Franscella ha sostenuto che la scuola dell'obbligo ticinese è già oggi ad un buon livello, e non necessita di sconvolgimenti, semmai dei piccoli correttivi. Una posizione, quella portata dal granconsigliere Ppd Franscella, che, ha precisato all'inizio del suo intervento, è la posizione condivisa dal gruppo di lavoro interno al Ppd sull'argomento. "Con la giustificazione di rendere la scuola più equa si tengono tutti gli allievi su un livello più basso", ha detto. Realisticamente, hanno detto sia Franscella che Farinelli, è difficile che il messaggio venga affossato. Gerardo Rigozzi ha auspicato però che il Plr e il Ppd siano particolarmente battaglieri per quanto riguarda alcuni punti saldi, come la differenzazione dei percorsi scolastici. "Metteremo dei paletti sulla proposta di avviare la sperimentazione", gli ha fatto eco Franscella. Fra questi "paletti" vi sono, ad esempio, una valutazione esterna degli esiti della sperimentazione, che non deve essere affidata a coloro che hanno ideato la Scuola che verrà.