La scuola di commercio non è Columbine

La scuola di commercio non è Columbine

Maggio 12, 2018 - 16:00
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Che fine ha fatto la sinistra garantista?

La cronaca ticinese negli ultimi giorni non parla altro della presunta ipotesi di strage alla scuola di commercio di Bellinzona.
Titoli forti sui media. Due consiglieri di Stato, uno di destra, il leghista Norman Gobbi, l'altro di sinistra (scriviamo così), il socialista Manuele Bertoli che sono scesi in campo, chi con la pelle d'oca, chi lodando insegnanti, direzione e quant'altro. Insomma i due, in puro stile di par condicio, hanno "cavalcato" l'evento, chi guardando a destra, chi a sinistra.
Eppure la cosa ci lascia un po' perplessi. Senza voler sottovalutare la situazione, crediamo che solo il processo ci dirà, quali sono le reali responsabilità dello studente.
Quello che ci lascia perplessi è come è stato dato in pasto alla stampa il giovane diciannovenne.
Si poteva andare a casa del ragazzo con la polizia, perquisirgli la casa, valutare se opportuno o meno un ricovero in clinica del ragazzo e continuare con gli accertamenti e le indagini e aspettare che le indagini siano concluse per comunicarlo ai media. È troppo garantismo? Può essere. Ma è anche vero che in quella scuola ora tutti sanno il nome e cognome di quel ragazzo. Ma qualcuno dovrebbe chiedersi quale futuro potrà avere quel ragazzo. E se al processo la vicenda e le responsabilità del ragazzo fossero ridimensionate? Rimarrebbe "marchiato" come "attentatore" e "stragista".
 
 
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Autunno di 25 anni fa, ottobre 1992, il Ticino è scosso dalla notizia della cosiddetta "strage della Stampa", in cui persero la vita dei fuggitivi dal penitenziario della Stampa.
Per mesi ed anni si discusse sui giornali se l'operazione di polizia fosse stata proporzionata alla situazione.
Un noto avvocato di sinistra, Carlo Verda, in quel 1992 sollevò diverse critiche, su quell'operazione di polizia. Verda è stato granconsigliere Ps, membro della direzione del partito quando a presiederlo c'era Anna Biscossa, candidato al Consiglio di Stato nel 1999 e capogruppo per il Ps Ticino in Gran Consiglio, oltre ad essere per molti anni titolare di un importante studio legale assieme all'attuale Pg John Noseda. Dunque Verda era molto attivo politicamente ed era uno degli avvocati più rinomati in Ticino.
Anche un quindicinale di satira come "Il Diavolo" allora pubblicò articoli critici sulla cosiddetta "strage della Stampa", sollevando qualche interrogativo su quell'operazione di polizia. Oggi il suo "erede", Gas Social, si è subito schierato a lodare Bertoli&Co.
Una volta la sinistra era un po' più garantista, oggi invece ci si aggrappa a tutto, per mettere in buona luce la scuola e il suo dipartimento, in vista della votazione sulla "Scuola che verrà".
Nessun processo ha ancora accertato le responsabilità del ragazzo e tutta la vicenda, ma intanto consiglieri di Stato rilasciano dichiarazioni.
Forse si poteva anche attendere che l'inchiesta faccia il suo corso.
 
 
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Adesso possiamo celebrare il fatto che in Ticino è stato sventato un massacro "stile Columbine". Nessuno chiamerà Michael Moore a girare un documentario su stragi nelle scuole. Ne siamo tutti contenti. Bene, si è dimostrato che Bellinzona non è Littleton e il Ticino non è il Colorado. Ma noi attendiamo il processo per esprimere un giudizio su questa vicenda che comunque deve essere analizzata e verificata.