La sinistra interna saprà confermare il seggio del Ps Ticino in Governo? (Prima parte)

La sinistra interna saprà confermare il seggio del Ps Ticino in Governo? (Prima parte)

Giugno 06, 2018 - 22:50
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Quali prospettive per il PS Ticino e dintorni in vista delle cantonali del 2019?

Dopo l'UP, Ultima Parola sul Ppd, occupiamoci dell'altro partito a rischio perdita di seggio dal Governo cantonale: il Ps Ticino.
Dei 4 partiti di Governo, il Ps Ticino è il partito che ha fatto meno voti nel 2015. Lega, Plr e Ppd hanno raccolto più consensi.
Ma c'è un però. Il Ps Ticino è il partito più grande dell'arcipelago di sinistra, dunque come tale può richiamare al voto utile (per il Consiglio di Stato) e drenare un po' di voti dai partiti minori (leggi Verdi, Mps, Pop e Pc).
In Svizzera il Pss è il secondo partito, dopo l'Udc, governando con maggioranze rosso-verdi molte delle grandi città elvetiche. Il Ticino i socialisti devono accontentarsi della quarta posizione e vedere, elezione dopo elezione, assottigliarsi il proprio consenso elettorale. Dalle elezioni federali 2003 ad oggi il Ps Ticino ha quasi dimezzato i voti. Ma non si può ragionare sugli scenari del Ps Ticino facendo astrazione di tutte le altre componenti della sinistra.
Dunque iniziamo dai satelliti della sinistra.

MPS di Pronzini e Sergi

I due leader dell'estrema sinistra hanno sempre detto che l'orizzonte elettorale non è la loro priorità politica. Per dei "rivoluzionari" che non disdegnano il populismo, la presenza in Parlamento ha più una funzione da megafono alle loro battaglie che altro.
L'Mps, al di là degli attacchi che nelle ultime settimane si sono fatti sempre più duri, da parte delle altre forze politiche, sono in crescita secondo noi. Da soli (o con il Pop) 2 seggi in Gran Consiglio li faranno a occhi chiusi, forse anche tre. Ma se avessero voglia di impegnarsi seriamente per la campagna elettorale (cosa che sappiamo già non ineressa loro), a nostro parere potrebbero aspirare a 5 eletti in Gran Consiglio, divenendo la prima forza della sinistra radicale che in Ticino conquisti la possibilità di fare gruppo parlamentare.
Per Pronzini e Sergi (come quest'ultimo ci ha dichiarato in un'intervista qualche settimana fa, vedi qui) è fuori discussione qualsiasi alleanza o sostegno esterno al Ps Ticino. Dunque non sarà da questa parte che arriveranno gli aiuti per i socialisti.

Pc, partito comunista

Gli aiuti potrebbero arrivare, per il Ps Ticino, dal pc di Massimiliano Ay ed Edoardo Cappelletti. Il Pc infatti è molto probabile che se corresse da solo per il Gran Consiglio non riuscirebbe a rieleggere il proprio rappresentate (Massimiliano Ay, che nel 2015 è entrato in Parlamento grazie all'alleanza con l'Mps). Il partito di Sergi e Pronzini ha già fatto capire molto bene che non è più disposto ad un'alleanza con i comunisti di Ay. E dunque che fare, per non scomparire?
Semplice. Visto che tutti i seggi conquistati nei diversi Consigli comunali dal Partito comunista, sono stati ottenuti candidando propri esponenti nelle liste comunale del Ps Ticino, la soluzione potrebbe essere quella di fare la stessa cosa a livello cantonale. Ossia trovare un'intesa elettorale (leggi "un assorbimento light") con il Ps Ticino. E proporre sulle liste socialiste per il circondario di Lugano Zeno Casella, Edoardo Cappelletti e Demis Fumasoli, per il circondario delle tre valli Lea Ferrari (che sarebbe quasi di casa, visto che suo zio per molti anni ha militato nel Ps Ticino, prima di passare alla Lega e poi all'Udc), per il circondario di Locarno Alberto Togni e per quello di Bellinzona Massimiliano Ay e Alessandro Lucchini.
Ora per i socialisti sarebbe interessante capire quanto di quello 0.8% che i comunisti presero alle ultime elezioni federali confluisca in una lista socialista che li ospita e soprattutto, quanto perderebbero del voto più moderato socialdemocratico per la presenza di comunisti in lista. Non solo. In Ticino c'è un'importante comunità curda, che per chi è naturalizzato, prevalentemente vota Ps. Quanti di questi voti sarebbero il libera uscita per le posizioni da sempre assunte da Massimiliano Ay sui curdi? Vero dilemma....

I Verdi postSavoia

I Verdi del dopo Savoia, secondo noi, valgano la metà di prima. Nessuna leadership forte, nessuna campagna politica che hanno saputo egemonizzare. Anche loro, senza Savoia, potrebbero più facilmente fare un'alleanza con il Ps Ticino, magari facendo una lista per il Consiglio di Stato unitaria e per il Gran Consiglio una lista autonoma (il modello seguito alle ultime elezioni comunali di Lugano e Bellinzona). Proprio nella capitale i Verdi con questa operazione hanno fatto lo stesso numero di seggi dell'Mps. Dunque non propriamente un successo. Riuscire a mantenere un gruppo in Parlamento per i Verdi sarà un'operazione titanica. Dunque è probabile che i propri eletti in Gran Consiglio confluiranno in un secondo tempo nel gruppo socialista.

Il Forum Alternativo di Franco Cavalli

Il Forum alternativo, nato prima che al congresso di Manno la sinistra interna del Ps vincesse, eleggendo alla presidenza Igor Righini, aveva più o meno l'obiettivo dichiarato di raggruppare tutti i partitini della sinistra radicale ticinese (forse escluso l'Mps che non è mai stato interessato) per dar vita alla "Linke" (o se si prefereisce un partito alla Mélanchon) in Ticino. Bene.
Oggi sembrerebbe di capire che alle elezioni cantonali 2019 loro non si presenteranno con una lista autonoma, ma sosteranno i candidati della sinistra socialista presenti sulla lista del Ps Ticino. La lista autonoma, probabilmente si farà alle elezioni federali 2019, congiunta con quella del Ps Ticino, in modo da non recare danni ai socialisti.

Il Ps Ticino, fra lotte intestine e pluralità politica

Il Ps Ticino, come già detto sopra, da un decennio è in caduta libera di voti.
I voti che aveva generato la contrapposizione a Marina Masoni (basta vedere il dato delle elezioni federali 2003), non sono stati garantiti da un antileghismo che negli ultimi 10 anni ha caraterizzato la linea politica dei "peones" socialisti.
Anzi più il Ps Ticino attacca la Lega, più quest'ultima cresce. Forse se la piantassero di attaccare il partito di via Monte Boglia, magari la Lega inizierebbe a perdere voti.
Inoltre nel Ps Ticino manca tutta la generazione fra i 35anni e i 50 anni. Il Ps Ticino è fatto da vecchi e qualche giovane under 30. Il resto è scappato o si è dissolto.
Organizzare un rinnovamento con queste premesse non è facile.
In più il Ps Ticino sul territorio cantonale non è ben organizzato. Da sempre per la sinistra le due regioni in cui prendeva più voti erano il bellinzonese e il mendrisiotto. Se nella città di Branda (e dintorni) i socialisti hanno tenuto, nel sud del Ticino c'è stato negli ultimi 15 anni un bagno di sangue. Non solo. Il Ps Ticino ha i comitati regionali che di fatto non funzionano e in molti comuni (soprattutto nel sottoceneri) le liste elettorali sono liste civiche di sinistra e non propriamente del Ps Ticino.
Se a questo si aggiunge che i rapporti con l'associazionismo e la società civile si sono affievoliti (a differenza degli anni in cui alla presidenza c'era Anna Biscossa, che del rapporto con le associazioni faceva la sua cifra politica), ecco che possiamo dire che i socialisti non sono in una situazione ottimale per vincere le elezioni.
La novità è che oggi il Ps Ticino è guidato da una maggioranza di sinistra, che ha confinato ai margini i bertoliani (o martinelliani che dir si voglia), che ha vinto il congresso di Manno facendo eleggere alla presidenza Igor Righini e che è stata confermata alla Conferenza cantonale (una specie di congresso tematico) di Camorino sul referendum fiscale.
La sinistra del partito ha la maggioranza del Ps Ticino. Ma se la sinistra interna vuole dimostrare di essere intelligente e capace di governare il partito, deve capire che questo non è assolutamente il momento di guerre interne e di purghe, ma che anzi per vincere il Ps Ticino deve dimostrarsi pluralistico, progettuale e aperto. In caso contrario la perdita del seggio in Governo potrebbe divenire realtà. E ovviamente la sinistra interna deve anche capire che mai come questa volta senza una lista equilibrata con un paio di nomi forti, l'insuccesso potrebbe essere dietro la porta.

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Nella seconda parte di questo Up, Ultima Parola, ragioneremo su quali nomi potrebbero scendere in campo per la sinistra per confermare il seggio nelle elezioni cantonali 2019