"Le macchine non devono sostituire la nostra intelligenza"

"Le macchine non devono sostituire la nostra intelligenza"

Marzo 18, 2018 - 18:50
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Intelligenza artificiale, qual è lo stato d'avanzamento di queste tecnologie? Lo abbiamo chiesto al direttore dell'Istituto Dalle Molle di studi sull'intelligenza artificiale Luca Gambardella, presente a Massagno lo scorso mercoledì per una conferenza organizzata dall'Osservatore democratico (vedi qui).

Qual è oggi lo stato di avanzamento dell’intelligenza artificiale? Cosa è in grado di fare?
Oggi quello che l’intelligenza artificiale riesce a fare molto bene sono le cosiddette "applicazioni vertical", ovvero replicare il comportamento di esperti,  ad un livello che in alcuni casi si può definire "super human” (sovra umano, ndr). Ad esempio per classificare delle cellule tumorali in base a delle immagini oggi l'intelligenza artificiale è più abile di un biologo.
Quello che però manca ancora all'intelligenza artificiale è la capacità di ragionare su temi non specifici. Non abbiamo macchine capaci di cambiare argomento e di fare correlazioni fra temi diversi. Si arriverà anche a questo livello? Oggi ci si sta concentrando molto sulla parte “vertical”, ma non escludo che nei prossimi anni si vada anche oltre.

Spesso il tema dell'intelligenza artificiale, come quello della robotica, viene trattato in correlazione alla sostituzione del lavoro umano. Quanto è concreto questo rischio?
Oggi quasi tutti disponiamo di uno smartphone, siamo degli uomini digitali estesi. Già ora viviamo in un mondo ibrido, dove abbiamo nello stesso ambiente uomini e macchine. Robot, con un corpo fisico, ma anche intelligenze artificiali che vivono negli smartphone e nei computer. Dobbiamo abituarci a lavorare in questo mondo e a nuovi tipi di lavoro. Qualche funzione per forza verrà sostituita, ma questo fa parte della storia del mondo. Anche in passato abbiamo sostituito lavori molto ripetitivi con delle macchine. L’uomo deve però rimanere al centro e avere la capacità di valutare e prendere decisioni ascoltando tutti, intelligenza artificiale compresa. Da milioni di anni l’essere umano ha sviluppato la capacità di decidere. Il nostro modo di vedere il mondo va mantenuto.

Non c’è il rischio che l’intelligenza artificiale superi quella umana, e finisca comunque per influenzare le nostre decisioni?
Anche a scuola avevo compagni che erano più intelligenti di me. Eppure, anche se mi davano questo o quel suggerimento, sceglievo io chi ascoltare. Non bisogna avere la convinzione che le macchine non sbaglino mai. È questo l’anticorpo che dobbiamo sviluppare. La macchina non ha sempre ragione e sarà comunque parte di un sistema con molte teste pensanti che prendono decisioni, anche sbagliando.

Quali saranno le novità che concretamente potrà vedere il grande pubblico nei prossimi anni?
Attualmente c'è un grande sviluppo nell'ambito del machine learning: macchine capaci di imparare. Oggi simulando il comportamento del cervello umano è possibile addestrare una macchina a riconoscere delle cose senza spigargliele. Ad esempio riconoscere da un’immagine un'automobile, un cane, un coniglio.
Possiamo poi fare in modo che una macchina in una fabbrica impari a configurare da sé i suoi parametri per avere performance più ottimizzate.
Un altro ambito è quello dei cosiddetti chatbot, un’intelligenza artificiale in grado di simulare una conversazione umana. Il test inventato dal matematico Alan Turing, dice che se la macchina riesce ad ingannare un uomo, non facendolo distinguere in una conversazione semplice se si sta interfacciando con un altro uomo o una macchina, allora è intelligente. Ad oggi nessun sistema di intelligenza artificiale è in grado di ingannare un uomo. Sui chatbot si sta ancora lavorando per renderli più intelligenti e simpatici. Ho letto l'altro giorno che l’assistente vocale di Amazon Alexa ogni tanto si mette a ridere per sbaglio, in modo un po’ inquietante, e questo ha “spaventato” molti utenti, che l’hanno interpretata come una reazione “umana”. Ma era solo un bug del software.