L'ebreo apolide va via di casa

L'ebreo apolide va via di casa

Agosto 24, 2017 - 22:50
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Gad Lerner abbandona il Pd che ha contribuito a creare. Forse Renzi farà "spallucce", pensando che quelli come Lerner non servano a vincere le elezioni, ma la cultura politica della sua classe dirigente avrà lo spessore di un sondaggio. 

Il Pd, partito democratico di Matteo Renzi, perde pezzi. E che pezzi, viene da dire. Infatti il giornalista italiano Gad Lerner ha deciso di stracciare la tessera di partito, o meglio di lasciare quel partito, il Pd appunto, che una decina di anni or sono l'ha visto fra i promotori e fondatori.

 
Gad Lerner è un giornalista di spessore con una ricca carriera di successi. Partito come giornalista da "Lotta continua", quotidiano dell'omonimo movimento politico della sinistra extraparlamentare di Adriano Sofri, dove arrivò ad assumere la vicedirezione, quando il quotidiano era diretto da Enrico Deaglio, Lerner continuerà la sua carriera di giornalista dapprima collaborando con Il Manifesto (negli anni in cui a via Tomacelli giravano le "giovani leve" Franco Frattini, Stefano Menechini, Tiziana Maiolo, Gianni Riotta, Lucia Annunziata, Luca Telese,...) e Radiopopolare, per poi passare a L'Espresso. Il grande pubblico inizierà a conoscerlo quando la Raitre di Angelo Guglielmi diede vita a "Profondo Nord" nel 1991 per interrogarsi sui cambiamenti politici e sociali che il nord d'Italia stava vivendo (in un certo senso "Profondo Nord" faceva "pendant"con "Samarcanda" di Michele Santoro, tutta concentrata a raccontare l'antimafia e il dissesto del sud d'Italia). Gad Lerner è stato il primo giornalista ad occuparsi del fenomeno della Lega Nord, come è stato il primo giornalista a portare in una trasmissione televisiva italiana la tematica dell'omosessualità. 
Il successo arriva l'anno successivo con "Milano Italia", programma in seconda serata sempre sulla Raitre di Guglielmi, che quotidianamente tiene il ruolino di marcia degli arresti eccellenti di "Tangentopoli". A "Milano Italia" collaboravano anche Luigi Manconi, poi divenuto coordinatore nazionale dei Verdi e marito di Bianca Berlinguer e Renato Farina, giornalista de "Il Giornale" di Feltri e coinvolto in alcuni scandali che ne hanno minato la reputazione.
 

Lerner poi ha avuto altre esperienze importanti, dalla direzione del Tg1 alla direzione di LaEffe (la tv della Feltrinelli), passando per "L'Infedele" de La7 e "Pinocchio" di Raidue di Carlo Freccero (portando all'attenzione del grande pubblico la figura di George Soros a metà anni '90, quando pochi conoscevano l'esistenza del "Quantum fund"!). Non ha mai nascosto la sua simpatia per Prodi, ma anche Rosy Bindi (che da semplice segretaria regionale della Dc del Veneto, è diventata un personaggio nazionale anche grazie alle sue trasmissioni), Gianni Letta ed Ignazio Marino (quando si candidò per la segreteria del Pd).
 

Gad Lerner ha saputo anticipare tutti con il talk show "urlati" (vedi "Milano Italia", dove spesso la baruffa la faceva da padrone), per poi tornare al talk raffinato e un po' elitario (vedi "L'Infedele", dove il sociologo Aldo Bonomi poteva conversare con un costituzionalista, piuttosto che con il sindacalista Giorgio Airaudo con intermezzi di un Eugenio Finardi in versione acustica). Giuliano Pisapia deve molto al "salotto" de "L'Infedele" per la sua scalata che l'ha portato a Palazzo Marino. 
 

Ora Gad Lerner, forse il giornalista più prodiano (più nello spirito che nella vicinanza all'entourage) ha deciso di rendere pubblico il suo divorzio dal Pd di Renzi. Lui che dall'estrema sinistra è approdato alla "Margherita" e all'Ulivo, senza mai passare un giorno per dalemiano (anche se la "benedizione" di D'Alema Premier fu data da Ezio Mauro proprio nella sua trasmissione "Pinocchio"), ora scende in campo per dire no alle scelte politiche dell'erede della "Margherita", ossia Matteo Renzi. La critica di Lerner è contro la subordinazione culturale del Pd alla destra italiana. Gli attacchi contro le Ong che operano per salvare i migranti nel Mediterraneo, il rinvio sulla legge per la cittadinanza italiana agli immigrati (per lui apolide ebreo tema non negoziabile nel mercato politico orientato dai sondaggi), e il job act, gli hanno fatto dire che il partito democratico non è più il suo partito.
 

Renzi farà spallucce all'ennesimo addio (e ormai al vertice del Pd si aspettano che prima o poi divorzi completamente dalla sua creatura pure il "professore di Bologna"), convinto che per vincere le elezioni i Gad Lerner non servano, ma la cultura politica della sua classe dirigente avrà lo spessore di un sondaggio. Un po' come Forza Italia, che di sondaggi è sempre stata "dipendente", ma che della cultura politica liberaldemocratica, tipica delle formazioni politiche di centrodestra di tutta europa, non ha mai fatto particolare testimonianza. 
 

La politica, in Italia, ma non solo, si è ridotta a formazioni politiche che inseguono i sondaggi, per poi difendere interessi ben precisi, che sia Mediaset o banca Etruria!